Lucia Guida abita e lavora a Pescara come docente di lingua inglese. Ha partecipato ad antologie di prosa di AAVV per varie case editrici pubblicando per Nulla Die “Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile” (2012), segnalata al Premio Nazionale Giornalistico e Fotografico “Donne e così sia” (2014), e nel 2013 il romanzo di narrativa “La casa dal pergolato di glicine“, IV posto alla XIV Edizione del Premio Internazionale “Val di Vara – A. Marziale” e segnalato al Concorso Nazionale “Urbe Parthenicum” (2015). Ha dato alle stampe per Amarganta “Romanzo Popolare” (2016), vincitore del premio speciale ‘M. De Vecchi’, 29° Concorso Internazionale Cinque Terre,  del Marchio Microeditoria di Qualità (2018) e del II posto per la sez. ebook del IV Premio Nazionale G. Bovio, e la silloge di poesie “Interlinee” (2018). “Come gigli di mare tra la sabbia”, (2021) di Alcheringa Edizioni, è stato segnalato in premi nazionali e vincitore del Marchio Microeditoria di Qualità 2023. Di imminente pubblicazione un nuovo romanzo per Arkadia Editore.

Due righe per presentarti?
Lucia Guida, autrice e docente della scuola pubblica statale. Lavoro a maglia per passione. Segno zodiacale Acquario. Ho iniziato il mio percorso di scrittura nel 2007 come blogger su una piattaforma on line, e tentato la strada dei concorsi letterari con racconti brevi e lunghi. Al mio attivo da solista ho due sillogi, una di racconti e una di poesie, e tre romanzi, tutti pubblicati per case editrici free. Ho partecipato a diverse opere collettive. In uscita per l’estate un nuovo romanzo per la collana SideKar di Arkadia dal titolo “Oltre la porta socchiusa”.

Che genere scrivi?
Mi occupo di narrativa e cerco di raccontare storie intese in senso tradizionale scavando nella psicologia dei personaggi. Prediligo vicende con al centro le donne perché come ho già detto queste ultime hanno ancora tanto da raccontare e da testimoniare ma non ne faccio affatto una questione di genere: i miei romanzi e i miei racconti vanno benissimo per chiunque abbia voglia di andare sotto la superficie delle cose.

Come scrivi? Penna e quaderno? Tecnologia a tutto spiano?
Scrivo al pc ma per una questione molto pratica: ho provato a farlo a mano, ma il pensiero non riesce a stare al passo con la mia grafia e quindi è capitato che io avessi fissato su un foglio, nero su bianco, idee e spunti interessanti che poi ho faticato a decifrare a causa di un tratto incomprensibile perché troppo frettoloso. Da ragazza, però, riempivo agende e quaderni di poesie e storie scritte in bella copia con cura, pian piano, con penne Bic di colore blu.

Quando scrivi? Sei un’allodola, o una civetta (non equivocare)?
Mi sento molto “allodola” e quindi di mattina presto, se ho riposato a sufficienza. Mi è capitato di fare editing (magari pressata da tempistiche stringenti) anche in tarda sera, ma se devo creare ex novo ho bisogno di essere “fresca” e soprattutto serena. Durante la pandemia non sono riuscita a produrre nulla, ho anche faticato a leggere (sono una grande lettrice sin da bambina):  preferivo creare con le mani dedicandomi al crochet facendo talvolta le ore piccole. Mi dava un senso di appagamento concreto farlo stemperando le mie ansie, ed era un modo per mettermi alla prova e farmi sentire ancora viva, vitale.

Coinvolta sempre in quello che scrivi, oppure distaccata?
Molto coinvolta, anche se cerco di non parteggiare in maniera smaccata per nessuno dei miei personaggi. Quando rileggo un manoscritto che ho appena terminato gli occhi mi luccicano sempre, è una sensazione bella di compiutezza raggiunta ma è come se avessi partorito e mi fossi staccata da qualcosa che mi appartiene nel profondo. Una faticaccia…

Scaletta ferrea, o sturm und drang?
Quando parto per un nuovo progetto scrittorio ho sempre un’idea di massima da portare a termine che, tuttavia, può virare da una direzione all’altra, ovviamente senza grossi stravolgimenti. Mi capita all’inizio di un capitolo di voler stilare una sorta di scaletta tanto per non perdere di vista quello che poi è l’intento comunicativo principale che in quel segmento narrativo voglio trasmettere. Oppure mi appunto a grandi linee l’incipit del successivo capitolo quando ho finito di elaborare  quello che lo precede. Credo, tuttavia, nella necessità di mantenere una certa elasticità nel prosieguo della fabula, dei fatti narrati, pur cercando sempre di tenere a mente coerenza e coesione testuali. Anche nella delineazione dei personaggi. A volte faccio uso di flashback: il passato per me riveste dal punto di vista esistenziale, personale, molta importanza e quindi questo atteggiamento lo riverso anche nella scrittura dandogli il giusto peso.

Metodica nella scrittura, oppure “quando-posso-non-so-se-posso”?
Se sono in piena fase creativa so impormi una tabella di marcia alzandomi in maniera sistematica anche di buon’ora e andando avanti fino a quando mi sono prefissa di scrivere.
Su una cosa sono categorica: scrivo soltanto se avverto l’esigenza di voler comunicare qualcosa e se sono convinta di avere un ottimo incentivo a farlo. Non mi piace “allungare il brodo”, scrivere tanto per. Se ho qualcosa da dire è bene, altrimenti aspetto di avere l’ispirazione giusta per farlo. E per questo motivo non sono un’autrice molto prolifica.

Pubblichi con una casa editrice (o più di una), oppure sei una self pura? O metà e metà?
Da sempre ho pubblicato per conto di case editrici, probabilmente perché all’inizio di questa avventura avevo bisogno di terzi che sancissero in modo ufficiale la mia capacità di farlo. A riprova di ciò c’è la consapevolezza di aver iniziato a inviare materiale alle varie case editrici dopo aver conseguito i primi riconoscimenti nei premi letterari a cui partecipavo, scelti lontano dal mio solito entourage perché mi serviva un parere obiettivo.

Ti servi di beta reader e di un/una editor, prima di mandare il testo alla casa editrice?
Mi è capitato un paio di volte di chiedere come favore personale ad amici di dare uno sguardo per vedere se la storia filava per il verso giusto o se, al contrario, ci fossero incongruenze narrative. Dal punto di vista formale me la cavo generalmente da sola: leggere tantissimo iniziando a farlo in tenera età è stata una scuola potentissima in tal senso. Quando studiavo all’università mi ha anche molto aiutata scegliere di frequentare corsi monografici di letteratura straniera (molto di moda negli Anni Ottanta) centrati sull’analisi testuale delle opere esaminate. Smontare e rimontare un testo narrativo è un ottimo esercizio per conservare a sufficienza il senso dell’orientamento scrittorio, aiuta a mantenersi con i piedi ben piantati per terra.

I social: li usi per far conoscere e promuovere i tuoi libri? Se sì: quali sono i tuoi preferiti? Perché? Quali riscontri hai notato?
Scrivere per il gusto di farlo senza desiderare di far conoscere all’esterno ciò che hai creato attraverso una buona opera di promozione è un alibi mentale che non regge. Mi spiego meglio. Come per ogni autore, c’è stata una fase della mia vita in cui la scrittura ha avuto anche uno scopo terapeutico e la capacità di portare fuori di me quello che, forse, faticavo ad ammettere e a esprimere attraverso altri canali. Quando, però, sono arrivate le prime pubblicazioni è affiorato anche il desiderio di propormi consapevolmente alla lettura degli altri. Perché ciò accada c’è bisogno di pubblicizzare in maniera intelligente il frutto del tuo lavoro e i social possono fare al caso. Al momento, ho scelto di avvalermi di Meta-Facebook e Instagram; sul primo ho aperto delle pagine intitolate ai libri che ho scritto e a me come autrice, oltre a un profilo semipubblico in cui parlo di me e delle cose che a tutto tondo faccio, riservandomi un margine di discrezionalità. Stessa organizzazione anche su IG dove sono presenti due profili, uno pubblico e uno privato. Sono comunque convinta assertrice che venda molto di più un libro modesto ma ben pubblicizzato rispetto a un’opera di riguardo che non si è avvalsa di nessun tipo di propaganda. Anche i libri rispondono a leggi di mercato universali, e prima ne diventiamo consapevoli e meglio è. Chiaramente non sto parlando di spam selvaggio: l’autore che ti contatta in pvt chiedendoti di acquistare il suo libro o che ti aggiunge arbitrariamente a gruppi da lui creati “per fare numero” o, peggio ancora, ti chiede su un social il contatto e poi dopo un nanosecondo di seguirlo sulla sua pagina senza che tu abbia avuto il tempo di respirare per un attimo, per me ha già perso in partenza. Non accresce il suo favore verso potenziali lettori, anzi.

Hai una newsletter? Se sì, ogni quanto invii un aggiornamento?
No, ma sto valutando di crearmene una a breve. Per il momento c’è solo un alert generico inoltrato di default dalla piattaforma su cui ho un blog di autrice ogni qual volta scrivo un articolo.

Hai un sito web? Se sì: è home made, oppure ti sei rivolta a un/una professionista?
In occasione della mia prima pubblicazione nel 2012 ho aperto su WordPress  il blog di cui sopra (luciaguida.wordpress.com) che curo personalmente e che recentemente ho modificato nel tema. Potremmo tranquillamente definirlo homemade o se preferisci “di pancia”. Questa pagina ha lo scopo, per chi ne ha voglia, di farmi conoscermi un po’ di più al di là della pagina scritta, provando a invogliare il lettore a seguirmi nelle iniziative più significative in cui sono di volta in volta impegnata.

Progetti per il futuro?
A brevissimo: la promozione del mio nuovo romanzo per i tipi di Arkadia di imminente uscita e un piccolo contributo in versi sciolti per un’antologia di AAVV di una seconda casa editrice nazionale. Poi c’è un’idea narrativa importante che però ha bisogno di essere meglio calibrata: per me narrare è un impegno fatto di essenzialità, onestà (anche mentale) e rispetto per la parola fatta di concretezza. Una linea di pensiero che potrei sintetizzare in questo adagio popolare, “Scrivi come parli”. Una cosa per niente facile che necessita di tempo ed estro giusto per risultare efficace e soprattutto convincente.  Grazie per questa bella e stimolante chiacchierata.

Di Lucia Guida vi segnaliamo “Come gigli di mare tra la sabbia“.

Michele è concierge in un palazzo d’epoca di una non bene identificata città di provincia. Per lui è punto d’orgoglio curare con grande scrupolo il buon andamento del condominio che a suo tempo gli hanno affidato e gestire con equilibro il microcosmo umano che lo popola. Con sua moglie occupa un piccolo attico di pertinenza del portierato. Al primo piano dell’edificio c’è Elena Valente, giovane segretaria in uno studio legale, assai efficiente nel lavoro ma pronta a sfuggire a qualsiasi legaccio di tipo affettivo. Al secondo piano vive Serena De Dominicis, blogger freelance, che si barcamena in un ménage familiare insoddisfacente. Al terzo piano abita Lina, affetta da demenza senile e gelosa di chiunque a suo avviso attenti alla sua pace coniugale. Alle storie di queste tre donne si intreccia quella di Elvira, moglie di Michele, donna estroversa e di cuore, che in passato ha sacrificato la propria femminilità per ridare dignità lavorativa al marito. Quattro gigli di mare, forti e tenaci, delicati all’apparenza ma dal profumo intenso che troveranno la forza di fiorire, ciascuno a suo modo e nel pieno rispetto della propria natura, con inaspettata vitalità e determinazione.

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