Lisa Laffi è laureata in Conservazione dei Beni Culturali e vive a Imola dove fa l’insegnante. È autrice teatrale e di saggi di storia locale. Ha pubblicato i romanzi storici “L’erborista di corte” (Tre60), “L’ultimo segreto di Botticelli” (Tre60 e TEA) e “La regina senza corona” (Tre60), giunto al secondo posto al concorso indetto da Robinson, il supplemento de La Repubblica, come migliore biografia del 2020. Alcuni suoi racconti hanno vinto i concorsi “Verbania for Women”, “AlberoAndronico” e “Terra di Guido Cavani”. Ha esordito con “Il valore della memoria” (La Mandragora Editrice), storia di Clementina Violetta, protagonista del suo tempo dalla Resistenza alla Ricostruzione.

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1.     Bene arrivata. Due righe per presentarti?
Prima di tutto grazie di cuore per la bellissima opportunità. Sono Lisa Laffi: tre lavori, due figli, un barboncino toy, 49 studenti e un grande amore per la scrittura. Si tratta di un sentimento nato in tempi relativamente recenti, perché quando avevo l’età dei miei alunni scrivere mi terrorizzava. Oggi tento di far capire ai ragazzi che la scrittura non è un mostro che divora, ma un bellissimo mondo in cui immergersi e pubblico romanzi con la casa editrice Tre60 del gruppo GeMS.

2.     Che genere scrivi? Oppure, svolazzi di genere in genere come una leggiadra farfalla?
Scrivo romanzi storici che sono il mio grande amore, ma di tanto in tanto mi piace svolazzare di genere in genere. La Tre60 ha già acquistato un mio thriller che spero vedrà la luce nei prossimi anni. Per ora, però, sono stati pubblicati “L’ultimo segreto di Botticelli” (Tre60 e riedito da TEA), “La regina senza corona” e “L’erborista di corte”, in uscita il 15 luglio, che ha come protagonista Costanza Calenda, la prima donna a essersi laureata in medicina.
La sua è stata una storia eccezionale, anche perché si è svolta alla corte di Giovanna II, regina di Napoli per anni vittima di intrighi e circondata di nemici. Contro di lei in molti diedero vita a una vera e propria guerra di diffamazione chiamandola pubblicamente “Giovanna la Dissoluta” e “Giovanna l’insaziabile”.

3.     Come scrivi? Penna e quaderno? Oppure, tecnologia a tutto spiano?
Scrivo rigorosamente con il computer e solo quando l’ispirazione bussa alla porta. Trovo che uno degli elementi che più caratterizza i miei romanzi siano i colpi di scena, dunque mi siedo al pc solo quando ho qualche buona idea che può colpire i lettori (e me per prima).

4.     Quando scrivi? Allodola, o gufo?
Ultimamente mi sento più che altro una vecchia cornacchia spennata. A parte gli scherzi, non sono né allodola nel gufo, perché ho iniziato a scrivere sfruttando il sonnellino pomeridiano dei miei bimbi, dunque dalle 14 alle 16, e spesso dico che i miei romanzi sono frutto dei loro bei sogni.

5.     Coinvolta sempre in quello che scrivi, oppure distaccata?
Sono estremamente coinvolta in quello che scrivo. Empatizzare con i personaggi fino quasi a diventare un tutt’uno con loro è ciò che consiglio sempre ai miei alunni. Tutti concordano che è più divertente giocare a calcio piuttosto che vedere una partita giocata da altri e questo, a mio avviso, deve avvenire anche nella scrittura. Così si possono vivere mille vite, come diceva Umberto Eco, e divertirsi un mondo.

6.     Scaletta ferrea, o sturm und drang?
La mia scaletta è costituita dalla vita del personaggio storico attorno a cui ruotano i miei romanzi.
Giovanni dalla Bande Nere nel caso de “L’ultimo segreto di Botticelli”, Margherita d’Asburgo ne “La regina senza corona” e Costanza Calenda ne “L’erborista di corte”.
Le fonti mi forniscono i paletti attorno ai quali devo costruire le vicende e io, come una sorta di restauratrice, cerco di completare il meraviglioso affresco costruito nel passato, rispettando la psicologia e le dinamiche dei personaggi.

7.     Metodica nella scrittura, oppure “quando-posso-non-so-se-posso”?
Come detto, sono un’insegnante di italiano, storia e geografia e so che fanno paura nella scrittura il foglio bianco e la mancanza di competenze, perché la scrittura va allenata; perciò insegno delle tecniche e delle buone pratiche, non ultima quella di scrivere tutti i giorni per “rimanere nella storia”.
Ebbene, a volte mi ritrovo a predicare bene, ma a razzolare male, perché per i tanti impegni non riesco a scrivere tutti i giorni. C’è anche da dire che se non ho l’ispirazione, non voglio forzarla. La scrittura per me è un piacere.

8.     Leggi molto? A noi piacciono i topi di biblioteca.
Leggo molto, anche se in passato lo facevo ancora di più, tanto da finire un romanzo in due o tre giorni. Oggi ho più impegni, ma forse sono anche diventata più esigente, tanto che abbandono alcuni dei libri, cosa che un tempo non facevo mai. Probabilmente questo è dovuto a una maggiore consapevolezza che mi fa essere una lettrice più attenta e più severa.

9.     I concorsi: nota dolente. Sì, o no?
Ho partecipato a diversi concorsi, vincendone alcuni (“Verbania for women”, “AlberoAndronico”, “Terra di Guido Cavani”) e sono assolutamente a favore dei concorsi. Sono un fantastico banco di prova e un ottimo modo per visitare città e conoscere persone che fanno della scrittura la loro passione. In Italia non mancano i concorsi seri, bisogna solo cercarli un po’.

10.  Progetti per il futuro?
Tanti: vorrei far conoscere “L’erborista di corte”, ripubblicare il mio primo romanzo storico che si intitola “Il serpente e la rosa” (su Bianca Riario e Caterina Sforza), veder pubblicato il thriller che la Tre60 ha già acquistato e, ultimo, esordire nella letteratura per ragazzi con una raccolta di racconti sportivi. Ah, poi ho iniziato un romanzo storico ambientato durante la Rivoluzione Francese, ma per questo ci vorranno ancora molti mesi.