Ivana Librici è nata e vive a Genova. Laureata in lingue e letterature straniere, insegna spagnolo nelle scuole superiori. È autrice di numerosi racconti pubblicati su riviste come Narrandom, ProelioLab, ILDA I libri degli altri, sul quotidiano Il secolo XIX e sulla newsletter Futura del Corriere della sera. Ha pubblicato il romanzo Il giglio d’acqua con la casa editrice Solferino con il quale ha vinto la fellowship LetteraFutura, il premio letterario Città di Como per l’opera prima, il premio letterario Nabokov e il premio Ipazia. È stata inoltre finalista al premio Città di Sassari e al premio Zeno.

Due righe per presentarti? Sii sincera!
Mi chiamo Ivana, vivo con un marito, tre figli e due porcelline d’India. Mi piace leggere e, quando riesco crivere racconti e romanzi. Amo guardare il mare e camminare nei boschi ma anche in città.

Cominciamo con qualcosa di frivolo…
Piatto preferito?
La pizza fritta. E per dolce la sacher.

Il libro che ti ha fatto ridere a crepapelle?
“I miei premi” di Thomas Bernhard.

Il film che ti ha fatto piangere?
“La chiave di Sara”, un film ambientato nella Parigi occupata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale.

Cartoni animati? Solo da bambina oppure anche ora?
Da bambina ne guardavo un sacco: Capitan Harlock, Lupin, Candy Candy, Lady Oscar e tanti altri. Ora I vedo con i miei figli quando capita, anime soprattutto.

Serie TV? Si o no? E quali?
Ne guardo poche, non ho pazienza a seguire molte puntate e stagioni. Preferisco infatti le mini serie o locumentari. Altrimenti le serie con episodi autoconclusivi come Black Mirror,

Abbigliamento: a quale indumento non rinunceresti mai?
Ai pantaloni. La comodità innanzitutto!

Confessa: se vincesse alla lotteria, cosa faresti appena incassato il malloppo?
Prenderei il primo treno a lunga percorrenza per un luogo lontano!

Passiamo alle cose serie…
Che genere scrivi?
Narrativa contemporanea con sfumature di realismo magico.

Come scrivi? Penna e quaderno? Tecnologia a tutto spiano?
Scrivo a mano, è più comodo e pratico per me, e poi passo tutto al computer (e nel frattempo aggiusto e correggo).

Quando scrivi? Sei un’allodola o una civetta?
I miei momenti ideali solo il pomeriggio o la tarda mattinata (quando posso).

Coinvolta sempre in quello che scrivi, oppure distaccata?
Mi sento molto coinvolta mentre scrivo, penso alla storia e ai personaggi anche negli altri momenti della giornata. Ma poi in fase di revisione cerco un certo distacco.

Scaletta ferrea, o sturm und drang?
Non faccio scalette, ma seguo un’idea abbastanza strutturata per non perdermi. Non progetto il finale, lascio che siano i personaggi e la storia a decidere come andrà a finire.

Metodica nella scrittura, o scrivo-quando-posso-se-posso?
La seconda. Soprattutto cerco di trovare il momento in cui scrivere sia piacevole, senza forzature (anche perché il risultato lascerebbe molto a desiderare…).

Pubblichi con una casa editrice (o più una), oppure sei una self pura? O metà e metà?
Ho pubblicato con una casa editrice il mio romanzo di esordio. Spero di poter continuare a pubblicare con loro. Comunque non opterei per il self, credo che per quest’ultimo siano necessarie competenze che non ho, soprattutto riguardo alle strategie di promozione.

Ti servi di beta reader e di un/una editor, prima di mandare il testo a una casa editrice?
Assolutamente sì, beta reader (anche più di uno) e editor (non tanto per sottoporre a editing il testo perché poi se ne occupa la casa editrice ma per avere un parere professionale). Un occhio esterno è fondamentale…

Passiamo alla pubblicità…
I social: li usi per far conoscere e promuovere i tuoi libri? Se sì: quali sono i tuoi preferiti?
Li uso, ma senza esagerare. Uso Facebook e Instagram. Ho anche aperto un profilo su Tik Tok ma l’ho usato pochissimo, non fa per me.

Quali riscontri hai notato?
Non saprei quantificare. Ho iniziato a usarli su richiesta della casa editrice. Avevo un profilo Facebook ma non lo usavo molto. Ho iniziato a usare instagram dopo la pubblicazione. Non ero molto social.

Hai una newsletter?
No, ma mi piacerebbe averla. Solo che ci vuole tempo per scriverla e per ora rimando…

Hai un sito web?
Non ancora. In futuro, chissà…

Chiudiamo con una domanda classica…
Progetti per il futuro?
Finire il mio secondo romanzo e rivedere una storia per bambini che ho scritto.

Copertina del romanzo "Il giglio d'acqua": l'immagine è divisa in due: la parte superiore è rossa; quella inferiore è azzurra. Si intravede un giglio d'acqua che nasconde una figura femminile, di cui scorgiamo solo le braccia.

Ada e Nancy sono amiche fin da quando Nancy è arrivata a casa di Ada come empleada per i mestieri domestici, per poi diventare quasi una sorella. Dalle loro avventure a piedi nudi tra le rosse strade sterrate di San Ignacio de Velasco, in Bolivia, sono trascorsi decenni; oggi, a tenere teso il filo che lega Nancy e Ada è Paula, in qualche modo figlia di entrambe e ora in procinto di diventare madre in Italia. Si rinnova così il pacto de sangre stretto da bambine dall’altra parte del mondo, e il passato torna, insinuandosi nel presente. Mentre la gravidanza dell’ancora liceale Paula prosegue tra dubbi e speranze, Ada fa i conti con sogni tormentosi, con il ricordo dell’infanzia assieme a Nancy e della notte in cui l’ha vista per l’ultima volta. Forse è arrivato il momento di chiedersi cosa sia successo, davvero, quella notte: e la donna si imbarca in un percorso di scoperta che la condurrà di nuovo in Bolivia sulle tracce di un progetto dai contorni inquietanti. Un prete ormai anziano ma da sempre chiacchierato, fuggito da una precedente vita nell’Europa nazista, potrebbe infatti avere la chiave per risolvere il mistero della scomparsa di Nancy.
Ivana Librici ci porta in una Bolivia complessa e autentica, raccontata e percepita con tutti i sensi, tra gli odori della vegetazione, i sapori dei pasti condivisi, i colori degli abiti, delle strade e delle missioni. Indagando l’alleanza tra donne e la forza dei legami al di là di qualsiasi definizione, va al cuore del miracolo dell’amicizia, capace di resistere al tempo e di toccare molte vite.

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