Islanda 2025 – Nel cuore gelido di Fjallabyggð, tra fiordi spazzati dal vento, montagne innevate e case colorate, il passato non si lascia mai seppellire.

Quando una donna viene trovata morta nel “Museo delle Aringhe”, la tranquilla cittadina islandese si scopre avvinghiata da antichi silenzi e colpe mai espiate. La scena che si presenta ai due poliziotti è inquietante, quasi rituale: una mano della vittima è immersa nel ghiaccio e un fazzoletto rosso tra le dita.
Il commissario Erla Kristjánsdóttir e il suo vice Jonas Sveinsson si tuffano in un’indagine che riapre ferite mai guarite: donne scomparse, lettere censurate, colpe taciute dalla neve e un tesoro dimenticato, nascosto tra le mura del passato.
Tra tempeste, archivi polverosi e confessioni soffocate, la verità si fa strada sotto la superficie gelida di una comunità che teme il giudizio della memoria.
Ma ogni inverno, anche il ghiaccio più duro si incrina.

Titolo: Il fiordo delle aringhe.
Autrice: Marcella Nardi.
Genere: Nordic Noir.
Editore: Marcella Nardi Edizioni.
Prezzo: euro 3,50 (eBook); euro 10,40 (copertina flessibile).
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Si è da poco parlato del valore della copertina nella scelta di un romanzo (leggi QUI l’articolo) e “Il Fiordo Delle Aringhe” ne ha senz’altro una che richiede almeno di leggerne la trama. Almeno, lo è stato per me.
In una gelida e isolata cittadina islandese, Fjallabyggo, su un fiordo quasi sempre spazzato dal vento e con le case a ridosso l’una all’altra quasi per non disperdere il calore, l’unica costruzione isolata è un museo; anni prima, era una fabbrica in cui si lavoravano proprio le aringhe.
I vecchi residenti, figli e nipoti di chi ha passato una vita a preparare i pesci, sanno che in quei locali sono avvenute violenze e drammi quasi sempre riguardanti le donne che, giovani o meno giovani, erano costrette a subire pur di non perdere il posto che era spesso l’unica fonte di sussistenza delle famiglie, dato che la pesca non sempre era proficua e il mare, sovente, era un nemico.
Quando una donna viene trovata morta in quei locali, in una posa strana e con un fazzoletto rosso ai piedi, i due poliziotti del posto, Erla e Jonas, iniziano un’indagine che non si dimostra facile e dà loro la sensazione di non arrivare mai alla verità.
Il fazzoletto rosso, vecchio, sporco e bagnato di sangue anche recente, ha due lettere, RJ, e un simbolo, un rametto d’erica,  ricamati e ancora visibili.
Sebbene ogni donna allora avesse il suo fazzoletto rosso, qualcuno ha riconosciuto quello ritrovato accanto al cadavere: appartiene a Rosa Jonsdottir, sparita da Fjallabyggo da più di settant’anni.
Erla e Jonas, tornando indietro nel tempo, si rendono conto che due date sono importanti: una notte del 1944 e una del 1952 e da lì parte la loro non facile inchiesta, perché il passato per molti dovrebbe rimanere lì dove è stato finora.
Il romanzo ha una bella struttura ed è ragionevolmente lento, perché i vari pezzi si devono incastrare. I personaggi sono ben descritti e la storia coinvolge per la capacità di Marcella Nardi di sciogliere i vari nodi, a poco a poco, nel suo narrare.
Io amo il freddo e in questo romanzo ce n’è a sufficienza, perché la natura è un altro personaggio della storia e si lascia immaginare molto facilmente sia nella neve che cade, sia nel vento che si lamenta aggirando le case, sia nel mare che cancella memorie dolorose.

Piera Nascimbene (sì, è la signora con il cappellino di lana bianco!) è una lettrice onnivora. Potete fare amicizia con lei QUI.