Pensieri sparsi

Self Publishing: sì o no?

Le Chiacchiere di Facebook tra i membri del Gruppo di Babette Brown Legge per Voi sono un classico del mercoledì. Molte volte, scaturiscono dalla lettura critica di un articolo, comparso su quotidiani, periodici o Blog.

È il caso di queste chiacchiere sulla “solitudine del Self Publisher”. La bomba l’ha fatta scoppiare il sito Bookblister… e il Gruppo si è scatenato.

SELF PUBLISHING. DAVVERO SI BUTTA SUL SELF SOLO CHI VIENE IGNORATO DALLE CASE EDITRICI? DAVVERO IL LIBRO AUTOPUBBLICATO VALE GENERALMENTE POCO?


Mala Spina: Come diceva l’articolo che girava qualche giorno fa? “La Solitudine del Self Publisher” o qualcosa del genere, no? Già dalla foto capivi che stavi per entrare in un mondo di tristezza infinita, rimpianti amari, sospiri d’ansia e capocciate al muro.

Ora, non è tutto rosa e fiori, ma di tutte le sensazioni che potrei provare come autrice Self… be’, la solitudine mi pare l’ultimo degli stati d’animo a destarmi preoccupazione.
L’unica costante nel mio essere Self Publisher è l’ansia.
– Di non avere mai abbastanza tempo per scrivere
– Che il prossimo libro non piaccia abbastanza
– Che sia rimasto qualche refuso in giro
e altre paranoie del genere. Ma non le hanno un po’ tutti quelli che bazzicano nella scrittura?

Adesso comunque ne ho una nuova: l’ansia del dover decidere cosa fare di un romanzo più lungo. Casa Editrice o pubblicare anche questo per conto mio?
Sì perché io sono una di quelle che non ha mai spedito nulla a nessuno e ne era contentona. Probabilmente mi appresterei ad entrare nella categoria di quelli “ignorati dalle case editrici”. Boh vediamo dove mi porterà questa nuova ansia.

OoO

Federico Negri: Per quanto mi riguarda SI’ (Almeno per la prima domanda XD). Nel senso che quando ho iniziato, ho mandato fiumi di carta (eh sì, molti vogliono la carta!) a decine di case editrici, ricevendo pochi sussiegosi rifiuti o nella maggior parte dei casi austeri silenzi.
Poi ho trovato un editore digitale che ha pubblicato il mio primo romanzo, ma non ho trovato soddisfacente né il marketing né le vendite.
Quindi per i miei romanzi successivi mi sono rivolto al self… e ne sono rimasto estremamente soddisfatto!
Dopo il primo pubblicato da self, i successivi non li ho neanche più proposti alle CE.
Risultato: qualche soldino in tasca che non fa mai male, libertà assoluta, velocità impensabile nel mondo dell’editoria, insomma tanti aspetti postivi. Siccome però non mi piace troppo il mood del “battiamoci sulla spalla a vicenda” (che l’argomento del giorno sta scatenando), vorrei sottolineare anche alcuni ASPETTI NEGATIVI:
– io scrivo a tempo perso, di giorno lavoro, ho una famiglia, ecc. Il tempo per scrivere è poco e lo devo ritagliare tra mille altre attività, figurarsi il tempo per promuoversi! Se trovassi un editore che si sobbarcasse tutta la promozione, non mi strapperei i capelli dalla disperazione. Anche in questo caso si può far da soli prendendo un media manager, ma bisogna poi vendere parecchio per venire a casa delle spese.
– Io faccio editare i miei libri da editor freelance e ho un paio di amici (scrittori) che mi beta-leggono. Però il confronto con un responsabile editoriale un po’ mi manca. Uno che ti dica: guarda, o cambi sto pezzo o non se ne fa niente. Magari anche solo per discuterne, per avere un confronto. Per migliorare.
– il cartaceo da self vende poco. Almeno io vendo poco. Un libro di carta per ogni cento ebook. E sinceramente l’emozione di entrare da Feltrinelli o all’Ipercoop e vedere il mio romanzo in bella vista, non l’ho ancora provata e da self non la proverò mai 🙁
Altro? Whatdayathink?

OoO

Anonima Strega è, come al solito, tranchant: Trovo un po’ anacronistiche le discussioni sul self. Purtroppo la frittata è fatta e, se era giusto frenare la mancanza di filtri e la scarsa ricerca della qualità nel self delle origini, che insieme alla crisi ha mandato all’aria il mondo dell’editoria, oggi la situazione è ben diversa. Tanti ex professionisti ormai scrivono in self, e tanti esordienti di dubbio valore vengono arruolati gratis dalle redazioni in rosso. Qualche giorno fa ho scritto in pagina: “La favola della volpe e dell’uva risale a secoli e secoli fa. Chi oggi ha imparato a procurarsi le crocchette da sé non brama né il guinzaglio né l’osso smangiucchiato dal padrone.” Ecco: io credo che attualmente siano le cariatidi che non riescono a svincolarsi dall’acropoli a invidiare chi pubblica cosa gli pare guadagnando una percentuale più alta e ricevendo regolarmente i pagamenti. Detto questo, sì, il self all’inizio ha rovinato l’editoria con l’abbassamento dei prezzi e della qualità, ma, se tanto tutte le altre strade sono meno convenienti da ogni punto di vista, divertiamoci come vogliamo e paghiamoci qualche bolletta! Nella mia vita precedente ho mandato al diavolo un po’ di persone. Adesso scrivo direttamente sulla scheda di Amazon che sono disinteressata a qualsiasi proposta editoriale 🙂

Post precedente

Recensione: Amore, sesso e croccantini

Post successivo

L'Artiglio Rosa: MacLean, James, Garwood

Gli Amici del Mag

Gli Amici del Mag

Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *