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Recensione: Il giallo di Caserme Rosse, di Massimo Fagnoni

Dicembre 1943.
Andrea Fanti, un giovane bolognese, decide di abbandonare Bologna per unirsi ai partigiani e scompare nel nulla.
Bologna 2014.
Durante l’inaugurazione di una lapide a memoria dei deportati delle Caserme Rosse, il presidente di una grossa cooperativa bolognese dichiara che l’associazione per il recupero della memoria cittadina vuole aprire un’indagine sulla scomparsa di alcuni uomini e donne avvenuta durante la Seconda guerra mondiale, cominciando proprio dal giovane Andrea Fanti, scomparso all’età di 17 anni. Trebbi verrà ingaggiato per risolvere questo caso freddo e per concludere la missione si spingerà fino in Polonia. Inizia il terzo caso per l’investigatore privato Galeazzo Trebbi che dovrà immergersi in un’oscura vicenda fra misteri mai svelati, segreti inconfessabili e nuovi poteri emergenti. Assumere Trebbi per questo incarico si rivelerà fatale per chi non vuole che il passato emerga con il suo carico di scomode rivelazioni. Come al solito la verità non sarà né facile, né scontata.

Titolo: Il giallo di Caserme Rosse. Bologna, un’indagine di Galeazzo Trebbi.
Autore: Massimo Fagnoni.
Genere: Romanzo giallo.
Editore: Fratelli Frilli Editori.
Pagine: 188 (cartaceo).
Prezzo: euro 4,99 (e-book); euro 10,12 (copertina rigida).

…e io non sono un quasi anziano bisognoso di affetto e fondamentalmente solo, ma un affascinante investigatore privato che risolve casi difficili e che se la cava egregiamente… certo… come no.

Galeazzo Trebbi, investigatore privato, ha una gatta da pelare di dimensioni cosmiche: tornare indietro nel tempo, fino al 1943, e far luce sulla morte di Andrea Fanti, giovanissimo partigiano scomparso nel nulla proprio in quell’anno.
L’occasione viene dalla cerimonia con cui, a Bologna, è stata inaugurata una lapide in memoria dei deportati delle Caserme Rosse.

Incontriamo Galeazzo Trebbi mentre chiacchiera con l’amico di sempre Claudio, che gli confida il timore di essere tradito dall’amante, tale Carmelo Spadaro, venticinque anni. Segue una richiesta accorata di indagini; del resto, corna e affini sono il pane quotidiano dell’investigatore Trebbi.
“Mi stai chiedendo di seguire il giovane nei locali gay bolognesi?”
“Ovunque”.
“Mi hai guardato? Tu pensi che io possa entrare ai giardini del Cavaticcio ed essere cambiato per una vecchia checca assatanata?”.
Naturalmente, il Trebbi capitola e accetta l’incarico. Con un po’ di malinconia (innamorarsi di un ragazzo: che illusione di riacchiappare la giovinezza che è solo un ricordo), telefona alla prostituta Nikita, gran pezzo di figliola e si prenota per una serata completa più notte al modico prezzo di quattrocento euro (sconto per gli amici “vorrei avere solo clienti come te, lo sai, sai che con te è davvero diverso”. Una professionista).

Eccolo qui, Galeazzo Trebbi, cinquantasei-cinquantasette anni (nemmeno lui si ricorda quanti sono esattamente), vedovo, una figlia, acciaccato quanto basta. Lo prendiamo subito in simpatia e, mentre annotiamo di acquistare anche gli altri volumi della serie, andiamo avanti a leggere.

Gianna, Emiliano… i ragazzi del ’43. Li ritroviamo, dopo tanti anni, sconvolti da quella lapide e dalla dichiarazione di Achille Tassinari, “che ha dichiarato l’impegno dell’associazione per il recupero della memoria storica cittadina a indagare sulla scomparsa di alcuni uomini e donne dei quali non è rimasta alcuna traccia o notizia”. Ecco, la bomba è esplosa: qualcuno frugherà nel passato e forse porterà alla luce quello che è accaduto ad Andrea Fanti, “simbolo dell’impegno dei cittadini bolognesi per non lasciare indietro o peggio dimenticare nessuno dei propri figli”. C’entra qualcosa, in questa scelta, il fatto che il giovane Fanti era il fratellastro di Tassinari?

Ecco qui. Gli ingredienti ci sono tutti. Da questo momento, l’indagine di Galeazzo Trebbi si allarga come una macchia d’olio, fino ad arrivare in Polonia, incuneandosi in ogni fessura di verità, fino alla scoperta di quello che è realmente accaduto nel 1943. Altri nodi si sciolgono: il giovane Carmelo, un vecchio caso rimasto insoluto, la bella Nikita…
Un giallo con i fiocchi. Un protagonista che ci entra nel cuore.

OoO

Massimo Fagnoni, cinquantasei anni, bolognese, laureato in filosofia, ha lavorato a lungo nei servizi sociali e psichiatrici della sua città.

Da tredici anni fa parte della Polizia Municipale di Bologna. Dalla collaborazione con le forze dell’ordine, è nato il desiderio di narrare storie noir.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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