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Recensione: Romolo – il primo re, di Franco Forte e Guido Anselmi

In una terra selvaggia e primordiale, ammantata di storia e superstizione, un vomere traccia il solco di una città: nessuno immagina che è appena nata Roma, la Città Eterna. La storia dietro quell’attimo fatale è però molto diversa dalla leggenda che tutti conosciamo, perché avviene in un tempo di fame, freddo e carestie, dove la sopravvivenza è spesso sinonimo di sopraffazione. E la lupa non è affatto quella che i miti ci hanno tramandato. Perché la fondazione di Roma è un’avventura cruda e disperata, un’epopea di resilienza, un solco di sangue tracciato nel nostro passato che racconta la sfida primordiale fra due gemelli consacrati dagli dèi, e il suo doloroso esito, che ne ha proclamato il vincitore: Romolo, il bambino sopravvissuto alla morte, il ragazzo che ha combattuto nel fango e nel dolore, l’uomo che per realizzare il suo sogno ha piegato un mondo ostile, brutale e dominato dalla violenza, dando così inizio alla più gloriosa potenza antica che la Storia ricordi. Romolo, il primo re.

Titolo: Romolo – Il primo re.
Serie: I sette re.
Autori: Franco Forte e Guido Anselmi.
Genere: romanzo storico.
Editore: Mondadori (Omnibus).
Prezzo: euro 9,00 (eBook); euro 19,00 (cartaceo).

Per secoli, la nascita di Roma è stata avvolta nel mistero e nella leggenda che gli studi archeologici degli ultimi anni hanno tentato di svelare.
È proprio da questi nuovi studi che gli autori di “Romolo – il primo re” prendono le mosse, per costruire una storia sospesa tra mito e realtà.
Albalonga, 772 a. C., nel tempio di Vesta, si consuma l’ultimo amplesso tra Rea Silvia e il giovane amante. Scoperta da Amulio, il perfido re della città, per salvarsi la vestale può soltanto giurare di essere stata posseduta dal dio Marte in persona. I sacerdoti le credono, ma non Amulio che, dopo il parto, la condanna a morte e ordina che i due neonati siano gettati nelle acque del Tevere.
Inizia così la vicenda di Romolo e Remo. Una storia dura: di dolore e di sangue, ma anche di speranza e redenzione. Fin da piccoli i gemelli devono fare i conti con il male che li circonda. Sono orfani e abbandonati, ma gli dei vogliono che sopravvivano. La salvezza arriva sotto forma di una “lupa”, il nome con cui, nell’antica società latina, erano chiamate le prostitute. Una prostituta, infatti, è colei che li salva dalle acque del Tevere, per poi cederli in adozione a Faustolo e Acca Larenzia.
Il romanzo ha il pregio di raccontarci una storia antica e favolosa con un linguaggio semplice, che ci avvicina al protagonista lungo i ventotto anni attraverso i quali percorreremo insieme a lui, passo dopo passo, le sue vicende e quelle di coloro che gli saranno accanto. Vivremo così la tragedia di Rea Silvia a opera di un re malvagio e di un padre inerte, la generosità di Faustolo e di Acca Larenzia. Faremo parte della scuola di Erasto che addestrerà i fratelli adolescenti all’uso delle armi. Soprattutto, saremo con Romolo e Remo durante il percorso di formazione, abiteremo nella loro casa, ne proveremo i  sentimenti, sperimenteremo l’amicizia fraterna che li lega e ne soffriremo le discordie. Purtroppo, però, patiremo anche l’invidia distruttiva di Remo, fragile e preda dei propri impulsi, nei confronti di un fratello che sente superiore. Una rabbia funesta, che genererà lo scontro fratricida dal quale nasceranno le mura che circondano il Palatino. Attraverso il libro, parteciperemo agli avvenimenti che portarono alla fondazione di Roma e anche noi ci sentiremo parte della storia.
Fra i molti personaggi, tratteggiati con cura e veridicità, Romolo spicca a tutto tondo: figlio amorevole, uomo d’onore, guerriero coraggioso, re saggio, padre e marito modello.
Leggendo il romanzo ho trovato particolarmente interessanti le lunghe pagine dedicate al rapporto tra i due gemelli. I libri di storia ci dicono che Romolo uccise Remo e costruì la sua città. Il romanzo di Franco Forte e Guido Anselmi, invece, ricostruisce un rapporto difficile e tormentato, dove caratteri, sogni e ambizioni si scontrano, fino a giungere alla conclusione che tutti conosciamo.
Un gran bel libro, che fruga negli eventi di un ieri lontano e ne ricostruisce vicende, battaglie, amori e odi, rendendo vicini e moderni uomini vissuti agli albori della nostra storia.
Da non perdere. 5 stelline.

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Macrina Mirti

Macrina Mirti

La passione per i romanzi Horror le deriva dalla professione che svolge: è insegnante in una scuola secondaria di secondo grado.
Nei (rari) momenti liberi, scrive come se non ci fosse un domani.

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