La chiesa della Madonna della Solitudine a Nuoro è un piccolo edificio antico, la cui campana reca inciso un nome: Perdìtta. E il rintocco di quella campana ha uno strano effetto su una diciassettenne che vive proprio lì accanto, Anna: le dà fastidio, le genera una bizzarra inquietudine, come accade a tutti i suoi famigliari nella linea paterna, nessuno sa perché. Non è facile la vita di Anna in quel 1935 in cui le milizie fasciste sono venute a prendere suo padre Elias per mandarlo al confino, suo nonno ha ripudiato la famiglia già da tempo e il mondo sembra essere diventato un luogo ostile. Come è stato ostile per la guaritrice Perdìtta Basinquedo, che nel 1605 si era ritrovata rinchiusa nel carcere del Santo Officio, accusata di essere una strega da uno degli implacabili delatori dell’Inquisizione. Quale peccato originale lega le due donne, separate dai secoli ma unite da qualcosa di più forte del tempo? Sarà Anna a tentare di sciogliere i nodi della Solitudine, scoprendo che tutti dobbiamo fare i conti non solo con la nostra storia, ma con la storia di chi ci ha preceduto.
Le vicende di Anna e Perdìtta scorrono parallele come due fili dello stesso destino: donne diverse, epoche lontane, ma identica la violenza dell’autorità, identica la forza di chi non rinuncia alla verità. Intorno a loro si muovono famiglie spezzate, segreti genealogici, passioni taciute, tradimenti politici e affetti ostinati, in un romanzo che è anche un omaggio a una Sardegna orgogliosa, rigogliosa e vera.
Titolo: La ragazza della Solitudine.
Autrice: Graziella Monni.
Genere: romanzo storico.
Editore: Solferino.
Per acquistarlo: fate clic qui.
Graziella Monni è una scrittrice nuorese. Non è un mero dettaglio geografico, specialmente in questo romanzo. Perché Nuoro è dentro l’anima dell’autrice, e in queste pagine l’ho percepita come l’ordito della trama dell’opera. Non è solo la principale scena del racconto, tutti i personaggi hanno origine qui. E la nuoresità permea le vite delle protagoniste, con un forte senso di appartenenza che ci pare lo stesso dell’autrice, di radicamento. Perdìtta e Verbena mi appaiono come querce, la liceale Anna, un giovane leccio: radici a terra e foglie nuove verso l’immensità del cielo e del mistero della vita. Alberi di montagna, con radici allargate verso le rocce, ombreggiano arbusti e assistono al mutare delle stagioni. Venti chiassosi, neve a coprire il terreno e far diventare il panorama bianco come una pagina da scrivere, oppure arrossato dalle foglie d’autunno e promettere rinascita.
La chiesa della Solitudine è protagonista anch’essa. Luogo di devozione, certo. Ma anche punto nodale dello svolgimento della trama attraverso i secoli. Per questo mi piace pensare che tutte e tre le donne che conosciamo nella lettura del romanzo siano state, in tempi diversi, la ragazza della Solitudine. Cercano la verità, la libertà, anche in mezzo alle difficoltà che la vita distribuisce sempre. Sta a loro, e a noi, reagire e scegliere di costruire la vita per noi accettabile, gestibile e trovare la nostra felicità. Nello sciogliere un voto, nel ritrovare la propria voce o ricominciare ad amare, cercare di capire o di compatire (nel senso di patire insieme) il comportamento dei grandi, o, più in generale, di chi ha il potere. Così la chiesa della Solitudine da luogo fisico diventa anche luogo dell’anima.
La figura della Deledda, da nuorese e da narratrice, appare come il nume tutelare dell’autrice. Viene posata sulle pagine, simile a un soffio delicato di farfalla che da Nuoro ha preso il volo per il mondo, e sembra far da ponte tra le vite separate da vecchi rancori. Sapere chi siamo è importante, e per farlo dobbiamo conoscere da dove veniamo e chi sono i nostri antenati. Impariamo da loro, ci suggerisce con il suo consueto garbo e scrittura scorrevole Graziella Monni. Ai miei occhi, l’autrice ha anche un altro grande merito. Non indugia nel folklore, non descrive i luoghi limitandosi a elencare essenze mediterranee come un catalogo del vivaio. Non si abbandona alla fiera del luogo comune e la sagra degli stereotipi. Ci fa conoscere Nuoro anche senza pastori, muretti a secco, bardane e maialetti arrosto su ogni tavola. E scusate se è poco.
Luciana Ortu Puddu è sarda, orgogliosa delle sue origini e della sua terra.
Vi segnaliamo il suo simpatico profilo Facebook. Dove trovate tante notizie sulla Sardegna. Fate click QUI e chiedetele di diventare amici.
Immagini create con Canva e ChatGPT.


Commenti recenti