Due anni dopo la disfatta nella devastante Guerra delle Spore, l’isola di Hōppon è sotto occupazione straniera. Neo Kinoko, la capitale, è una metropoli fredda e spezzata: i cittadini micotici vivono tra fame, povertà e violenze, mentre i vincitori—i Copriniani—abusano del potere e perseguitano i nativi.
Quando una tempesta invernale si abbatte sulla città, la detective della Omicidi Henrietta Hofmann si ritrova costretta a collaborare con l’agente Koji Nameko, un micotico taciturno con un passato misterioso. Insieme indagano su orribili omicidi di bambini micotici e meticci.
Ma quella che sembra una semplice indagine si trasforma presto in una discesa negli abissi della città, tra gang criminali, razzismo istituzionalizzato, colonizzatori corrotti e una moralità sempre più sfocata.
Per scoprire la verità, Henrietta dovrà confrontarsi con i fantasmi del passato e imparare a comprendere i codici della cultura micotica. Ma il prezzo della verità potrebbe essere troppo alto.
Un noir distopico teso, crudo, e profondamente umano.
Titolo: Mushroom Blues.
Autore: Adrian M. Gibson.
Genere: Fantascienza. Distopico. Noir.
Editore: Lettere Elettriche.
Prezzo: euro 6,90 (eBook); euro 21,90 (copertina rigida).
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OoO
Thriller. Hardboiled. Poliziesco. Fantascientifico. Distopico. Cyberpunk (ma senza cyber). Weird. Enormemente weird. Partiamo dal presupposto che i funghi non mi piacciono, in generale. Proliferano, hanno forme strane, spesso sono viscidi e gommosi. Fanno un po’ senso. E poi le spore. L’idea che dei semi svolazzino in giro e possano infilarsi nel nostro apparato respiratorio e colonizzarci. Brrr…
La protagonista di questo romanzo, la detective Henrietta Hofman, la pensa come me. Si aggira quindi per Neo Kinoko (una città di evidentissima ascendenza nipponica, malamente conquistata da umani con un complesso di superiorità impressionante) munita di mascherina e farmaci antimicotici. Il problema è che il suo partner è un micotico, una persona che unisce caratteristiche umane a caratteristiche fungine. Ha una cappella da fungo sulla testa, emette spore a seconda dell’umore, ha capelli e barba di muffa e colonie di funghetti sulle spalle. Repellente? A dir poco. E invece Koji Nameko diventa, pagina dopo pagina, un amico di cui fidarsi, una persona sensibile, portatrice di una cultura e di una spiritualità aliene, eppure così accoglienti. Insomma, Hofman non lo sopporta, ma ne riconosce il valore.
Tutta la storia di “Mushroom blues” si svolge in una manciata di giorni. E ti cambia dentro. Emette spore, siete avvisati. Colonizza, crea empatia. Ci sono bambini da salvare, criminali da fermare, sopraffazioni da impedire, scoperte da accettare. C’è musica molto rock, ma anche jazz. C’è magia (i funghi sono organismi magici sul serio, studiarli ti convince che siano loro i veri alieni), botte da orbi, pistole che sparano spore, funi ed edifici di micelio, corpi fruttiferi luminescenti, tatuaggi di muffa. Sono parecchie pagine, ma volano e non bastano. Gibson, ne vogliamo ancora. Più Fungiverso per tutti. Ne usciremo cambiati, colonizzati, empatici, interconnessi, bioluminescenti. Migliori.
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