Su Amazon è possibile valutare non solo i libri, ma anche le recensioni. C’è il giudizio utile che è molto considerato: difatti viene segnalato in tutte le sedi. Invece il non-utile è un po’ un mistero. Amazon non registra il numero delle stroncature se non nella pagina profilo del recensore, né si sa quanto incida sulla classifica del recensore stesso. E soprattutto non si sa cosa significa.

Per esempio, a proposito di Devotion della coppia Hunt-Calvano, io trovo:

5 di 6 persone hanno trovato utile la seguente recensione

Molto originale***

In Rehab ho odiato Adam, appena un tantino in meno rispetto a Daniel. E anche qui non è che cominci bene. D’altra parte perfino a proposito di Ethan, che pure per certi aspetti incarna il mio ideale maschile, ho dovuto scoprire un paio di segreti sconvolgenti. Inoltre personalmente detesto e considero nella realtà impossibile, almeno sulla distanza, il ménage, anche un ménage molto particolare che si potrebbe definire femminista, come quello qui presentato.

Non condivido per nulla la difesa del poliamore che nella forma della poligamia viene esaltato dal personaggio del saudita: perché a mio parere è molto difficile soddisfare pienamente più partner senza scontentare nessuno, dal momento che la giornata è fatta sempre di 24 ore e non la si può passare solo a fare l’amore.

Con tutto ciò il romanzo, nonostante una certa lentezza, è notevole per l’approfondimento psicologico dei protagonisti, che non evita di affrontare tutti i problemi che una situazione del genere presenterebbe.

Purtroppo i numerosi refusi mi costringono ad abbassare la valutazione.

P.S. Comunque non penso sia vero quanto afferma lo psicanalista: che ogni donna sogna un rapporto a tre almeno due volte al giorno. Io non lo faccio: o sono anormale?

Come sempre, mi chiedo: la persona anonima (perché ad Amazon non interessa rendere pubblica l’identità dei valutatori) che ha stroncato la recensione perché lo ha fatto? Perché ritiene che il romanzo meritasse più di tre stelle? O che i refusi non contino? Perché trova che il contenuto sia troppo moralistico? O troppo poco? Oppure che la valutazione sia troppo generosa?

   

Del resto i romanzi in cui si tratta una questione delicata sono sempre un cimento per i recensori. Di recente Mondadori ha ripubblicato negli Introvabili due vecchi titoli (Un amore proibito della Robards e Il tutore della Hunter) con al centro una storia d’amore e di sesso fra  tutore e pupilla. Io li ho stroncati entrambi con una stella, soprattutto per il tentativo di giustificare un amore al di fuori di regole elementari, come quelle che proteggono le minorenni. Ci sono state molte proteste esplicite sul blog Mondadori e su Facebook e complessivamente quattro non-utile su Amazon: se ho capito bene alcune lettrici pensano che l’amore sia sempre lecito, altre non sanzionano una relazione fisica fra un uomo adulto ed esperto e una ragazza ancora minorenne solo per poco (tipo 17 anni), altre ancora ritengono che non si possa stroncare un romanzo scritto bene, sia pure su tematiche imbarazzanti. E qualcuno ha persino fatto il paragone con Lolita di Nabokov.

   

Il riferimento colto, secondo me, non vale. È vero che la letteratura parla di tutto: non occorre citare gli stupri anche pedofili in Dostoevskij per ricordarlo. Però la letteratura romance è altro: veicola i principi morali vigenti nella società. Ciò perché in passato era diretta alle brave ragazze di buona famiglia. Però, ancora oggi che molte cose sono cambiate (per non dire tutto), far entrare in un romanzo del genere, ad esempio, la tortura da parte di personaggi “buoni”, oppure considerare una bravata una serata a base di sesso e droga con annesso stupro di gruppo ai danni di una delle ragazze partecipanti, secondo me, è grave, perché fa pensare che i reati commessi dai buoni siano giustificabili e quelli dei minorenni sempre ragazzate, da trattare con indulgenza assolutoria.

Ma non pensate che debbano essere per forza in ballo grandi principi morali. Guardate, ad esempio, questa recensione di Storia di una lady della Rodale:

1 di 2 persone hanno trovato utile la seguente recensione

Discreto***

In genere mi piacciono i romanzi che si richiamano chiaramente a Orgoglio e pregiudizio, ma farlo attraverso un riferimento a Bridget Jones e al suo Diario mi è sembrato un po’ eccessivo. La parte peggiore, secondo me, è il finale con scene di sesso che avranno fatto rivoltare nella tomba Jane Austen, non solo per il contenuto, ma soprattutto per le modalità e i luoghi. L’aspetto più interessante, come al solito, si trova nelle modifiche alla trama originale, cioè nel personaggio di Rupert, molto più simpatico di Wickham, anche se di lui sappiamo ancora poco. Lo stesso vale per Amelia, di cui non sappiamo ancora niente addirittura. Tutto in attesa dei seguiti.

Qualche scena divertente.

Qui è mia opinione che non sia possibile, agli occhi delle lettrici, fare qualche critica al modello di Bridget Jones.

Ma di recente il caso più interessante per me è stato questo: Sgobba, ? Il paradosso dell’ignoranza da Socrate a Google. L’ho letto, gentilmente fornito dal circolo di lettura della Biblioteca Flaiano, di cui faccio parte, e l’ho valutato così:

Un saggio compilativo***

Ho scelto il libro sulla base del sottotitolo, aspettandomi un manuale divulgativo che mi aiutasse ad orientarmi nel gran mare dell’informazione attuale, tanto più che l’autore è un giornalista, sia pure culturale. Invece si tratta di un libro di filosofia della conoscenza, dottissimo e minuzioso, un vero repertorio di citazioni. Alla fine mi pare di non aver imparato quasi niente.

La recensione, con mio grande stupore, ha ricevuto subito ben due utile, cosa, diciamo, infrequente su libri non di narrativa. Poi, la settimana scorsa, l’autore è intervenuto a Quante storie di Corrado Augias. Ammetto che Sgobba si è reso simpatico, ma per me che avevo già letto il volume nulla, se non l’elogio del conduttore, ha fornito una idea positiva del saggio. Eppure già alla fine del programma la mia recensione aveva ricevuto due non-utile.  Direi che il prestigio di Augias ha prevalso sul mio (che cosa strana!) e forse, d’altra parte, i due spettatori in questione hanno provato lo stesso interesse per il tema che mi aveva indotto a leggere il saggio per primo. Perché di per sé la recensione rappresenta solo un giudizio personale. Anche se il titolo può apparire (e forse lo è) stroncatorio. Sarei curiosa di sapere quale effetto farà alla lettura. Ma questo è il limite delle recensioni negli store: sono numerose e varie, ma senza contraddittorio.

Per la verità Amazon ha provato a stimolarlo con l’istituzione della funzione commento. Però di ciò parleremo la prossima volta.

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