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Corella, l’ombra del Borgia: botta e risposta

Sabato è la giornata dedicata al Made in Italy: i lettori consigliano un libro di autore italiano e spiegano perché dovremmo leggerlo. Lo ha fatto anche Grazia Maria Francese, autrice che conosciamo da tempo, questa volta presentatasi in veste di lettrice. Che cosa ci ha consigliato? “Corella, l’ombra del Borgia”, un romanzo storico che dobbiamo alla penna di Federica Soprani. Il consiglio si è tradotto, alla fine, in una vera e propria recensione, cui l’autrice ha risposto. E fra una risposta e un commento… ecco come è andata a finire.

Titolo: Corella, l’ombra del Borgia.
Autrice: Federica Soprani.
Genere: Romanzo storico.
Editore: Mondoscrittura.
Prezzo: euro 1,99 (eBook), euro 12,75 (cartaceo).

Mi sono imbattuta in questo romanzo grazie al suggerimento di un’amica giapponese.
Non voglio dire, con questo, che Federica Soprani sia conosciuta nel paese del Sol Levante: anche se potrebbe diventarlo, se qualcuno si prendesse la briga di tradurla, visto che scrive benissimo.
No, le cose sono andate così.

Parlavo del mio prossimo progetto letterario con Minori san, un’amica che ha vissuto a Milano per diversi anni, e della difficoltà di entrare nella psiche di un personaggio che la Storia ha sempre giudicato come il “cattivo” per eccellenza. A un certo punto lei ha detto: il tuo “cattivo” doveva somigliare un po’ a Cesare Borgia.

Incuriosita dall’osservazione, mi sono messa a leggere romanzi su Cesare Borgia e tra gli altri mi sono imbattuta in questo.
Dirò, senza esagerare, che l’ho letto tutto d’un fiato e dopo averlo finito l’ho riletto, cosa che mi succede con pochissimi romanzi.
Non solo viene presentata una visione del tutto convincente di come si possa agire da “cattivi” senza esserlo davvero, ma l’angolazione con cui viene vista la vicenda di Cesare è stata per me una fonte di ispirazione che spero sarà molto utile: non nel senso che voglio plagiare la Soprani, visto che il mio “cattivo” è dall’altra parte del mondo… ma l’epoca è più o meno la stessa, e mi ha sempre colpita il fatto che lo spirito di un’epoca si esprima in modo simile anche nelle vicende di paesi molto lontani.

Scrive davvero bene, Federica, e alcune scene (penso ad esempio a quella di Corella nella vasca da bagno) sono dei piccoli capolavori.
Se becco ancora qualcuno che parla male delle autrici italiane, lo faccio a fettine sottili sottili.
Questo romanzo storico non ha nulla da invidiare a quelli di autori stranieri blasonati e osannati.

***

Ecco la risposta di Federica Soprani e, dopo, la conclusione di Grazia Maria Francese.

Ringrazio infinitamente Grazia Maria per queste parole, che mi riempiono di piacere e orgoglio. La ringrazio soprattutto per aver apprezzato il mio Michele e il mio Cesare. È vero, non è facile scrivere di “cattivi”, però ci sono epoche storiche nelle quali un uomo non può permettersi di essere niente di diverso.

Sui Borgia è stato scritto tanto, anche quando erano ancora in vita erano oggetto di critiche feroci, e venivano attribuiti loro crimini immondi, come se le malefatte di cui si sono effettivamente macchiati non fossero già sufficienti. Ma erano stranieri in terra straniera, e pagavano la loro diversità. Così era allora, così è sempre stato, così è ancora oggi per certi versi.

Inoltre parliamo di un’epoca di immensi contrasti. Gli uomini in quegli anni sono riusciti ad assurgere a livelli di grandezza intellettuale e artistica forse mai più raggiunti nella storia dell’umanità, ma nello stesso tempo erano tempi pieni di ferocia, di crudeltà, dove il rispetto per la vita umana era inesistente.

Per me Michele Corella è proprio questo, un simbolo della sua epoca, un umanista che amava l’arte e le lettere, ma che uccideva, in nome di un sogno. Il sogno di Cesare, appunto, anche lui uomo della sua epoca, consapevole del fatto che per realizzare i sogni bisogna essere pronti a lottare e a non fermarsi davanti a niente. Sicuramente non davanti ai sogni altrui.

Ancora grazie per questa splendida recensione

***

Federica, la contraddizione tra ferocia e splendore era presente a quell’epoca anche in altri paesi: in Giappone, mentre si massacravano a vicenda, sono nati la cerimonia del tè, il teatro Kabuki e un’infinità di altre cose bellissime.

Spero tanto di riuscire a rendere comprensibile questo mondo al lettore “nostrano”… ma forse non cambia poi tanto: la maggior parte dei lettori italiani non ha mai sentito parlare non solo di Oda Nobunaga ma anche di Cesare Borgia, purtroppo.

***

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