“Show, don’t tell” è davvero una regola imprescindibile della narrativa moderna oppure è diventato uno slogan ripetuto senza troppe riflessioni? La discussione di ieri ha mostrato una notevole convergenza: quasi tutti i partecipanti considerano il “mostrare” uno strumento prezioso, ma ritengono che il vero segreto stia nell’equilibrio tra mostrare e raccontare.
Il dibattito si è aperto con la posizione anticonformista di Eward C. Bröwa, che ha dichiarato di non aver mai amato né mode né regole e di non avere alcuna intenzione di iniziare ora.
Grazia Maria Francese ha offerto un interessante approfondimento storico, ricordando come lo slogan “show, don’t tell” sia stato promosso nei corsi di scrittura creativa statunitensi durante la Guerra Fredda, in contrapposizione al realismo socialista. Secondo Grazia, oggi sarebbe opportuno riconsiderare criticamente questi insegnamenti, evitando di trasformarli in dogmi. Nella sua scrittura alterna narrazione e descrizione, utilizzando quest’ultima per evidenziare particolari significativi.
Giovanna Barbieri si è dichiarata una grande estimatrice del “mostrato”, elencando una serie di immagini vivide e sensoriali che permettono al lettore di percepire emozioni, atmosfere e stati d’animo senza che vengano esplicitamente spiegati.
Fernanda Romani ha evidenziato uno dei problemi pratici dello “show, don’t tell”: mostrare richiede spazio e può allungare considerevolmente i testi. Per questo motivo ritiene opportuno riservare le scene mostrate ai momenti più importanti, affidando al racconto il compito di sintetizzare e mantenere agile la narrazione.
Antonella Sacco ha spiegato di non porsi il problema durante la stesura. Solo in fase di revisione verifica che esista un giusto equilibrio tra le due modalità. Alcuni lettori le hanno fatto notare che i suoi testi ricordano scene cinematografiche. Da lettrice, però, non si sofferma su questi aspetti tecnici: se un libro è scritto bene, semplicemente se lo gode.
Annina R ha definito lo “show, don’t tell” un attrezzo nella cassetta degli strumenti dello scrittore. Lo show coinvolge il lettore e lo rende partecipe, ma il tell resta indispensabile per sintetizzare, accelerare il ritmo e mantenere il focus sugli elementi davvero importanti. La differenza, secondo lei, non sta nell’uso esclusivo di una tecnica, ma nella capacità di scegliere di volta in volta quella più efficace.
Milka Gozzer ha sostenuto con decisione il valore del “mostrare”, considerandolo il cuore stesso della narrazione. A suo parere non si tratta di una moda recente, ma di un principio presente fin dai grandi classici, nelle fiabe e nei testi religiosi. È una tecnica che applica nei propri romanzi e che sottolinea anche nei testi che corregge.
Thea Vinci ha richiamato ancora una volta il concetto di equilibrio. Mostrare permette al lettore di vivere la scena insieme ai personaggi, ma raccontare è spesso necessario per fornire contesto e orientamento. Il vero nemico, secondo lei, è la noia: qualunque tecnica va utilizzata in funzione dell’interesse del lettore. Anche per lei la scrittura assume spesso la forma mentale di un film.
Il parere di Babette
Trovo interessante che, partendo da posizioni diverse, quasi tutti siano arrivati alla stessa conclusione: il problema non è scegliere tra mostrare e raccontare, ma capire quando usare l’uno e quando l’altro.
Lo “show, don’t tell” è diventato uno degli slogan più citati nei corsi di scrittura, ma spesso viene interpretato in modo troppo rigido. Se applicato alla lettera, rischia di produrre romanzi dilatati, pieni di scene dettagliatissime che rallentano il ritmo. Al contrario, un eccesso di racconto può trasformare una storia in un semplice resoconto.
I grandi narratori non scelgono una sola strada: mostrano nei momenti che devono emozionare, coinvolgere o colpire il lettore; raccontano quando serve procedere, sintetizzare o costruire il contesto. In altre parole, non esistono formule magiche. Esiste la capacità di raccontare una buona storia.
Partecipanti (in ordine alfabetico)
Annina R
Antonella Sacco
Babette Brown
Eward C. Bröwa
Fernanda Romani
Giovanna Barbieri
Grazia Maria Francese
Milka Gozzer
Thea Vinci
Copertina creata con ChatGPT utilizzando una fotografia di Babette Brown
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