Lei ha 32 anni, una brillante carriera in una multinazionale, e un passato che vuole dimenticare.
Lui ha 22 anni, è bellissimo, coreano, non vedente. Ed è il nuovo stagista,
Un romance age gap proibito tra una donna matura e un ragazzo più giovane che non dovrebbe nemmeno sfiorare.
Ma una notte cambia tutto. Una figlia segreta nasce. E un anno dopo il destino li rimette di fronte.
Se ami i korean romance, le storie enemies to lovers che diventano second chance, e i protagonisti con disability representation, questa storia ti spezza il cuore e te lo ricuce.
Titolo: Korean Boy.
Autrice: Thea Vinci.
Genere: Romance contemporaneo.
Editore: Self-Publishing.
Prezzo: euro 1,71 (eBook); euro 10,30 (copertina flessibile).
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Esordire non è mai semplice. Significa trovare una propria voce, imparare a gestire ritmo, personaggi e intreccio, e al tempo stesso avere il coraggio di mettersi in gioco. Con questo romanzo, Thea Vinci affronta la sfida con entusiasmo e una buona dose di personalità.
La storia ruota attorno a un romance che mescola diversi elementi molto amati dalle lettrici contemporanee: age gap, seconde occasioni, segreti, una gravidanza inattesa e un protagonista con disabilità. Lei ha trentadue anni, una carriera ben avviata e un passato che preferirebbe lasciarsi alle spalle. Lui ne ha ventidue, è coreano, affascinante e non vedente. L’incontro tra i due dà vita a una vicenda sentimentale intensa, costruita su attrazione, incomprensioni e inevitabili conseguenze.
Fin dalle prime pagine emerge una delle qualità migliori dell’autrice: la freschezza. La scrittura è scorrevole, moderna, attenta al linguaggio e capace di mantenere viva la curiosità del lettore. Si percepisce inoltre una sincera passione per i K-drama e per l’immaginario romantico coreano, che contribuisce a dare alla storia un’atmosfera particolare e riconoscibile.
Proprio questa passione, tuttavia, rappresenta anche uno dei limiti del romanzo. In alcuni passaggi il racconto sembra lasciarsi trascinare da dinamiche molto vicine alla soap opera, con svolte melodrammatiche che rischiano di sacrificare la naturalezza della narrazione. Inoltre, si avverte una certa fretta di arrivare alla conclusione. È un difetto molto comune nelle opere prime: l’autore arriva agli ultimi capitoli con la paura di perdere il lettore e accelera proprio quando dovrebbe rallentare. In un romance, poi, il finale è il momento in cui i personaggi dovrebbero respirare, confrontarsi e conquistarsi il lieto fine. Se tutto avviene in poche pagine, il lettore rischia di sentirsi privato della parte più gratificante del viaggio. È un peccato, perché alcune situazioni avrebbero meritato maggiore respiro e approfondimento.
Anche i protagonisti, pur interessanti sulla carta, appaiono talvolta compressi nei ruoli che la trama assegna loro. Restituiscono con efficacia le caratteristiche principali che l’autrice ha immaginato, ma non sempre riescono a liberarsi completamente dagli schemi narrativi entro cui sono stati costruiti. Con qualche pagina in più e un ritmo meno accelerato, probabilmente avrebbero acquistato ulteriore spessore.
Detto questo, bisogna ricordare che siamo di fronte a un’opera prima. E, come spesso accade negli esordi, ai difetti si accompagnano qualità promettenti: entusiasmo, energia narrativa e una voce che sta ancora cercando la propria misura. Per questo motivo considero il romanzo un punto di partenza interessante più che un punto d’arrivo.
Seguirò con curiosità il percorso di crescita di Thea Vinci. Le basi ci sono; ora resta da vedere come evolveranno la sua scrittura, la costruzione dei personaggi e la gestione dei tempi narrativi. Talvolta gli esordi più imperfetti sono anche quelli che lasciano intravedere il margine di crescita più ampio.
Copertina: elaborazione ChatGPT.

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