Tarantina, classe 1960, Cinzia Fabretti vive a Lizzano, in Puglia, a pochi minuti dal mar Ionio. Sposata da trentotto anni, ha tre figli, dipinge da sempre e scrive da una quindicina d’anni.
Dopo un lungo tirocinio su Wattpad e la pubblicazione di qualche racconto inserito in antologie (Il grande racconto di Modigliani, collana Artistica per ‘Edizioni della Sera’; ChiarOscuro, MdS editore, e altre) l’autrice ha pubblicato nel 2021 il suo primo romanzo, La leggenda di Mezzafaccia, Brè Edizioni.
Amante del genere avventuroso-fantastico, Cinzia ha autopubblicato nel marzo del 2024 il suo secondo romanzo, Il paese dei Venti, che pur essendo autoconclusivo introduce un’ambientazione e dei personaggi per i quali sono già pronte molte altre avventure.
1) Due righe per presentarti?
Piacere, sono Cinzia. Mi è difficile scegliere cosa dire di me, perché mi chiedo sempre cosa davvero possa interessare un lettore e cosa sia del tutto inutile raccontare. Tarantina, ho un’età anagrafica in disaccordo con la mia opinione, perché dovrei avere 64 anni e sono decisamente troppi per quello che ancora avrei voglia di fare. Voglio dire, ho appena cominciato!
Ho parecchie passioni, alcune sono persone, altre attività. Le persone che mi riempiono il cuore di vita sono mio marito e i miei tre figli. E un buon numero di amici, anche. Stare con loro è felicità.
Le attività che adoro sono diverse, ma spiccano la scrittura e la pittura.
E basta, penso di aver detto l’essenziale.
2) Che genere scrivi?
Non mi sono mai posta il problema di stare in canoni definiti. Ogni storia ha una personalità sua, ma in linea di massima mescolo elementi avventurosi, storici e fantastici. Considero la scrittura come un mezzo per viaggiare come nella realtà fisica mi è stato impossibile, e perché limitarmi, allora? Che viaggio sia, nel tempo, nel reale o, talvolta, nel sogno.
3) Come scrivi? Penna e quaderno? Tecnologia a tutto spiano?
Ho cominciato con penna e agende, perché all’epoca avevo gli anziani di famiglia da seguire. Molte, davvero molte delle mie prime pagine sono state scritte nelle sale d’aspetto di tanti medici, quando non nelle corsie di un ospedale. Poi, quando la vita è andata avanti e i figli sono cresciuti e sono usciti di casa, io ho ‘ereditato’ un vecchio portatile, perché ormai alla più grande serviva uno strumento più moderno e potente per l’Erasmus e quello rimasto a casa andava bene solo come macchina da scrivere.
All’inizio è stato difficilissimo abituarsi, ma poi si è dimostrato la salvezza. Avere finalmente un archivio ordinato, io che annegavo nei fogli, negli appunti sparsi ovunque, incomprensibili. Una rivelazione, il PC!
4) Quando scrivi? Sei un’allodola, o una civetta (non equivocare)?
Allodola. Civetta solo in un periodo, ed è stato bellissimo. Ora però non posso, disturberei il sonno di altri. A volte capita che abbia un’idea a letto, nel buio, e me la ripeto ossessivamente nella speranza di ricordarla l’indomani. Non succede quasi mai, purtroppo.
5) Coinvolta sempre in quello che scrivi, oppure distaccata?
Coinvolta mentre butto giù la prima stesura, anche troppo. Infatti devo essere sola, perché posso piangere, tremare o mimare cose irripetibili. Ma mimare i gesti, per esempio, mi aiuta a capire se ha senso quello che sto scrivendo, se è realistico. Se qualcuno mi vedesse, morirei di vergogna, so che sembrerei pazza. In compenso, dalla prima stesura in poi mi tiro fuori, cerco di essere distaccata al massimo. Ho il materiale, e di lì in avanti si tratta di curare la comunicazione, la forma. Se mi facessi prendere, leggerei senza concentrarmi sui dettagli, sulle ripetizioni, sulle singole parole usate, e non va bene. La parte faticosa arriva a quel punto, ed è molto, molto più lunga dello scrivere l’idea.
6) Scaletta ferrea, o sturm und drang?
Sturm. Purtroppo. Ho lottato per imparare a scalettare, ma niente. A volte mi è riuscito a metà lavoro, per dirigerlo verso il finale. Ma a scrivere devo cominciare senza legacci, per la voglia di farlo, con davanti tutta la libertà del mondo, altrimenti mi pianto e non viene fuori un rigo. Non è un modo produttivo di scrivere, il mio, molti testi partono e restano a metà, perché non avevano un progetto sottostante. Spreco molto tempo. Ma non riesco a fare altrimenti, e pazienza, meglio poco che nulla.
7) Metodica nella scrittura, oppure “quando-posso-non-so-se-posso”?
Ti direi quando posso, ma in realtà combatto per potere il più possibile. Una giornata in cui non ho fatto nulla per la scrittura è davvero rara.
8) Pubblichi con una casa editrice (o più di una), oppure sei una self pura? O metà e metà?
Ho pubblicato qualche racconto e un romanzo con case editrici. Poi a marzo del 2024 ho autopubblicato un romanzo perché era il primo di una dilogia con un secondo volume ambientato nello stesso universo narrativo. Un progetto troppo ambizioso per un’esordiente. Una casa editrice non mi avrebbe preso in considerazione, a meno che non investissi molto denaro per mettermi nelle mani di un editor ben conosciuto e tirarne fuori un lavoro sublime, che una CE non potesse rifiutare.
Ma io avevo molto denaro? No. E avevo il talento per un lavoro sublime, pur con l’aiuto di un ottimo editor? Ho temuto di no, e ho dovuto scegliere se rinunciare al mio sogno o autopubblicarmi, editando a mie spese solo il primo volume, per cominciare. Un investimento modesto che mi sono regalata, per la prima volta in vita mia.
9) Quando hai deciso di autopubblicare, ti sei rivolta a un editor. Hai chiesto la collaborazione di altre figure, professionali, o no (beta reader, grafico/a…)?
Beta reader, certamente. Grafico… Confesso, ci ho lavorato da sola. Sarebbe stato bello potermi rivolgere a persone che seguo di lontano, con ammirazione, ma… il vile denaro era finito. Se riprendo le spese del primo volume, reinvestirò nel secondo.
10) Per il romanzo che hai pubblicato con una casa editrice: ti sei servita di beta reader e di un/una editor, prima di mandare il testo?
Sì, certo, ero consapevole che se volevo farmi prendere in considerazione da una CE dovevo mandare un testo già abbastanza buono, privo di ingenuità. Sono contenta di averlo fatto, lavorare con un editor mi ha fatto migliorare, credo, anche come autrice, mi ha insegnato a fare grande attenzione a certi passaggi e mi ha anche reso consapevole di alcuni miei difetti di base.
11) I social: li usi per far conoscere e promuovere i tuoi libri?
Mi piacerebbe, ma in verità sono del tutto incapace di muovermi. Ho finito per usarli per seguire persone che riscuotono il mio interesse; quindi anziché per farmi conoscere, li uso per conoscere.
12) Quali sono i tuoi preferiti? Perché? Quali riscontri hai notato?
Sono una giovane di una certa età, quindi uso Facebook e un po’ Instagram. Non Tik Tok. E, sinceramente, ho avuto riscontri minimi, e non avrebbe potuto essere altrimenti, salvo miracoli.
13) Hai una newsletter? Se sì, ogni quanto invii un aggiornamento?
Ho provato ad avviarne una, ma poiché nessuno o quasi si è iscritto, ho abbandonato il progetto. Però avrei in animo di riprovarci, per il lancio del secondo volume della dilogia.
14) Hai un sito web? Se sì: è home made, oppure ti sei rivolto a un/una professionista?
Come per la Newsletter, ho provato a organizzarmi da sola, ma non sono riuscita a fare un buon lavoro e un professionista, devo ripetermi?, va pagato. Per muoversi nel mondo editoriale servirebbe investire, e chi non ha possibilità deve accettare di rimanere nell’ombra. Io, che infatti non posso pagare, vado avanti per passione, sperando di essere scoperta dai lettori per intervento divino.
15) Progetti per il futuro?
Sto ultimando la revisione del secondo volume della dilogia dedicata a Inurasi. Il terzo e il quarto volume ci sono già in una prima versione; se la dilogia va bene ci metterò mano con entusiasmo, perché questi personaggi restano il mio primo amore. Poi ho nel cassetto un breve romanzo autoconclusivo steampunk, a cui invece spero di trovare casa editrice. E poi… tante idee a metà, vedremo se mi riuscirà di portarne a termine qualcuna.
Grazie per essere stata con noi, Cinzia.
Grazie a te, Babette, e a coloro che leggeranno questa intervista.
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