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Recensione: Crociata veneziana, di Maria Luisa Minarelli

Roma all’improvviso è impazzita: ostie che si incendiano, monache che fuggono dai conventi in preda a raptus, strade e case in cui si aggirano fantasmi, fontane che buttano sangue. Le forze del Male si sono impadronite della città o si tratta di una congiura di matrice molto umana? Così sembra pensarla papa Lambertini, che per sventare il pericolo chiama al suo fianco il vecchio amico Guido Valentini e l’avogadore Marco Pisani, seguiti dai fidi Nani e Gasparetto. Aiutati dal giovane conte Paolo Nuzzi e dalla bella cortigiana Viola, i veneziani intuiscono che a seminare il terrore e a spingere i cittadini romani a un passo dalla rivolta è l’opera di una mente folle.

Nella Roma dei palazzi e delle basiliche, dei monasteri e degli ospedali, fra i tuguri del popolino, le osterie, le rovine, ma anche ai ricevimenti del bel mondo, i veneziani cercano disperatamente il colpevole, mentre il Male si espande, striscia, si insinua tra la gente, e ignoti sobillatori che sembrano scaturiti dal sottosuolo spargono la voce che la colpa sia dei lussi e dei peccati della Chiesa che attirano i demoni. Sarà proprio da Venezia, grazie all’amico Daniele Zen e all’arrivo inaspettato della veggente Chiara, che verrà la scoperta del bandolo di una cospirazione imprevedibile.

Titolo: Crociata veneziana. Serie Marco Pisani, Volume IV.
Autore: Maria Luisa Minarelli.
Genere: Romanzo storico.
Editore: Amazon Publishing.
Prezzo: euro 4,99 (eBook); euro 9,99 (cartaceo).

Con CROCIATA VENEZIANA siamo giunti al quarto volume della serie dedicata a Marco Pisani, avogadore a Venezia e al suo vecchio amico, il famoso medico Guido Valenti. La storia si svolge a Roma, dove Guido è stato convocato dal Papa in persona. I due veneziani, aiutati dal nobile Paolo Nuzzi, dovranno risolvere uno strano caso di infestazione demoniaca che sta terrorizzando il popolino.
Che dire? Amo il giallo storico e questo è particolarmente ben scritto e documentato, ma, accanto a elementi senza dubbio positivi, ce ne sono altri che mi hanno lasciata un po’ perplessa.
Cominciamo da quelli, preferisco tenere il buono per la fine, così sono sicura che l’impressione che lascio sarà più positiva.
Il primo capitolo è interessante. I due veneziani arrivano a Roma e il conte Nuzzi li informa di ciò che non va. A questo punto ci si aspetterebbe che si continui con la vicenda, ma l’autrice, con una retrospezione che rallenta la storia ci riporta a Venezia. Qui Guido è impegnato in una complicatissima operazione chirurgica, di cui non m’importa un bel niente, ricostruita con una dovizia di particolari degna di un manuale.
Finalmente si ritorna a Roma, dove i nostri incontrano il Papa, si dedicano a un noiosissimo giro turistico per la città e spiegano con animo degno di Sherlock Holmes alcuni dei misteri che terrorizzano il popolino. Giuro che durante questa fase ho continuato solo per senso del dovere.
Poi, verso metà del romanzo, la storia all’improvviso decolla. Finalmente ci troviamo davanti a un bel paio di cadaveri (ma dico, ci voleva tanto?) e inizia l’investigazione seria che porterà a una conclusione intelligente e ben strutturata. Da questo momento in poi, tutto fila e l’autrice inserisce nel racconto anche una bella e drammatica storia d’amore.
Ho gradito anche la postilla in cui la Minarelli ci parla del modo in cui si è documentata.
Che dire? La storia è ben scritta, ma in alcuni tratti decisamente didascalica, soprattutto nella prima metà.
La seconda parte è diversa. Pur rimanendo un po’ lenta, la storia si snoda in maniera interessante e la lettura diventa piacevole.
In breve, un romanzo non banale, curato e ben scritto, ma che andrebbe sfrondato di alcune parti, che lo rallentano in maniera eccessiva.
Tre stelline e mezzo.

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Macrina Mirti

Macrina Mirti

La passione per i romanzi Horror le deriva dalla professione che svolge: è insegnante in una scuola secondaria di secondo grado.
Nei (rari) momenti liberi, scrive come se non ci fosse un domani.

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