L’argomento proposto per mercoledì 4 marzo 2026 chiedeva ai membri del gruppo se fosse mai capitato di incontrare il libro giusto nel momento sbagliato, cioè di non apprezzare una lettura e rivalutarla molti anni dopo.
Molti interventi hanno confermato che il momento della vita in cui si legge un libro può cambiare completamente l’esperienza.

Giovanna Barbieri racconta di aver abbandonato Il Signore degli Anelli di Tolkien a dodici anni dopo poche pagine, per poi leggerlo con entusiasmo a ventidue, durante gli anni universitari.
Babette Brown ricorda un percorso più lungo con Rudyard Kipling: da ragazza non riuscì ad avvicinarsi a Kim, ma grazie ai racconti — come L’arnia — scoprì progressivamente l’universo dello scrittore. Solo dopo aver conosciuto meglio quell’ambiente e quei personaggi tornò al romanzo e lo divorò, iniziando una lunga fedeltà di lettura che continua ancora oggi.
Antonella Sacco ebbe una difficoltà simile con Guerra e pace di Tolstoj: inizialmente lo abbandonò perché si perdeva tra i nomi dei personaggi. Anni dopo, durante una vacanza al mare, lo lesse tutto d’un fiato.
Maria Masella racconta diversi casi: Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen le sembrò noioso a quattordici anni, ma diventò uno dei suoi romanzi preferiti dopo successive riletture. Al contrario, altri classici come Jane Eyre e Cime tempestose continuano a non piacerle, nonostante i tentativi.
Anche Barbara e Claudia Peruggine citano un classico: la Divina Commedia letta a scuola sembrava una tortura, mentre alcuni canti sono stati apprezzati molti anni dopo. Sul tema intervengono anche Babette Brown e Laura Costantini, che confessano con ironia di trovare molto più coinvolgente l’Inferno rispetto al Paradiso.

Una donna che legge. Nelle scritte, frasi scherzose su Inferno e Paradiso a confronto.

Non tutti, però, cambiano idea sui libri.
Piera Nascimbene, scherzando, racconta di aver riletto Il Piacere di D’Annunzio con lo stesso identico risultato: non le è piaciuto neppure la seconda volta.
Fernanda Romani ha una posizione ancora più netta: se abbandona un libro, non lo riprende più. Per lei il tempo di lettura è troppo prezioso per insistere su un romanzo che non funziona.
Thea Vinci porta un caso curioso: dopo aver visto una versione cinematografica discutibile di Persuasione di Jane Austen, ha riletto il romanzo e lo ha apprezzato molto più di quanto ricordasse.
Federica D’Ascani confessa di abbandonare senza rimorsi i libri che non la coinvolgono, ma racconta anche di aver ripreso e divorato un romanzo di Nora Roberts, Il rifugio, che inizialmente aveva lasciato.
Anna Lety concorda: un libro deve prendere subito il lettore, ma riconosce che il momento della vita conta molto. Da ragazza adorò La freccia nera di Stevenson, mentre anni dopo non riuscì più a terminarla.
Intervengono anche Nicola Rocca e Luisa Coppola, che sintetizzano bene il senso della discussione: ogni libro ha il suo momento e ogni lettore ha i suoi gusti. Alcune storie arrivano troppo presto o troppo tardi; altre, invece, restano con noi per tutta la vita.
Una voce fuori dal coro è Eward C. Bröwa, che sposta la riflessione su un altro tema: la standardizzazione della scrittura contemporanea, spesso modellata su regole rigide delle scuole di scrittura, che secondo lui rischia di soffocare stile e creatività.
Nel complesso, la discussione mostra come la lettura non sia mai un’esperienza immobile: cambiamo noi, cambiano i nostri gusti, e cambiano anche i libri che scegliamo di amare.

Hanno partecipato: Giovanna Barbieri, Babette Brown, Eward C. Bröwa, Antonella Sacco, Maria Masella, Barbara e Claudia Peruggine, Laura Costantini, Piera Nascimbene, Fernanda Romani, Thea Vinci, Nicola Rocca, Federica D’Ascani, Anna Lety, Luisa Coppola.