VI AVVALETE DI BETA READERS?
Come vi regolate quando ricevete pareri molto diversi l’uno dall’altro?
Questo l’argomento di un mercoledì di Babette, cui hanno partecipato molti autori (più autrici, veramente, come al solito).

Macrina Mirti ha raccolto pazientemente pareri e commenti e ha imbastito questo articolo per voi. Buona lettura.

Chi sono le Alpha readers, e le Beta readers? Come spiegato dalle autrici che hanno partecipato alla discussione del mercoledì di Babette, le Alpha reader sono quelle persone che leggono i capitoli a caldo, durante la stesura del romanzo, mentre le Beta sono quelle che leggono il romanzo già terminato, fornendo un giudizio complessivo sulla storia, sottolineandone i punti deboli e quelli forti.
Durante la discussione è emerso che:
– moltissime autrici se ne servono;
– le trovano utilissime;
– esprimono nei loro confronti sentimenti di enorme gratitudine;
– nel caso ricevano pareri molto diversi (il che succede piuttosto di rado) è sempre l’autrice/autore a decidere.


Fiorella Borgia, Donatella Peluso, Sonja Kjiell, Blue Mary, Rebecca Smith, Monica Lombardi si avvalgono di Alpha reader perché trovano più utile confrontarsi con un “lettore esperto” mentre scrivono la storia, in modo da poter chiarire tutti i passaggi nel momento stesso in cui “partoriscono” (ahahah) la vicenda. L’importante è che l’Alfa sia molto cattiva e critichi tutto quello che non va senza pietà. Il suo lavoro è paragonabile a quello di
un editor che segua il romanzo in fieri.
Altre autrici, invece, preferiscono servirsi delle Beta perché queste, leggendo il romanzo completo, non interferiscono con il processo creativo e sono in grado di dare un giudizio sull’opera nel suo insieme. Per la maggior parte delle partecipanti alla discussione, le Beta sono indispensabili. Per Elena Taroni Dardi rappresentano “il lettore di riferimento”, per il quale hai scritto e al quale speri piaccia la tua storia. Qualcuno, come Clara Cerri, confessa che senza Beta non avrebbe mai avuto il coraggio di presentare un romanzo all’editore.


Linda Lercari fa parte di un gruppo di artisti che legge le sue opere con professionalità e competenza, Edward C. Browa trova le sue Beta tra le donne della famiglia, Giovanna Barbieri ed Emily Pigozzi sottopongono il loro romanzi alla lettura delle Beta prima che la storia sia editata, in modo da poter apporre le correzioni necessarie. Per Mila Orlando e Isabella Vinci le Beta hanno anche la funzione di motivare l’autrice. Anita Sessa ha cambiato opinione sulle Beta e se ne è servita per il suo ultimo romanzo. Laura Caroniti e Alessia Mainardi le variano in base al genere e al target di ciò che scrivono.
Catia B. Bright, Rebecca Quasi, Barbara &Claudia Peruggine sottolineano l’importanza delle Beta nello svolgimento del lavoro e NyKyo Na e Laura Nottari ne propongono la santificazione. Amalia Frontali risolve il problema della differenza dei pareri avvalendosi di un numero dispari di lettrici, in modo che ci sia sempre una maggioranza a prevalere sull’altra.
Cathlin Bø se ne avvale con parsimonia, mentre per Lily Carpenetti e per Rosanna Fontana le proprie beta sono persone preparatissime e speciali.
C’è chi, come Giovanna Barbieri, si serve di più Beta, chi come Silvia Pillin, Angelique Gagliolo e Luana Troncanetti ne ha solo un paio chi, come Agnes Moore, si avvale dell’aiuto di una sola persona e chi, come Mari Thorn, si fida solo della socia, Anne Went. Avere una sola lettrice ti mette al riparo dai pareri discordanti e, se ci sono dei problemi, se ne discute.
C’è poi chi come Ely Elyxyz, Fernanda Romani, Mary Durante, Marika Grosso, Amalia Frontali e Federica Soprani si avvale sia di Alpha che di Beta reader, spesso non distinguendo tra le due figure, che possono leggere sia durante la scrittura del romanzo che a testo completato. Anche per queste autrici una franca discussione è il metodo migliore per risolvere qualsiasi problema si presenti.
Fernanda Romani e Sarah Berardinello, in particolare, ricordano l’aiuto e i consigli avuti dalla mai dimenticata Teresa Siciliano.


Antonella Albano confessa che, pur avvalendosi di Beta, non sempre ne segue i consigli, mentre Michela Biasca fa presente come spesso le autrici si avvalgano anche di una terza figura, quella della proof reader, che è colei (o colui) che va a caccia degli stramaledetti refusi.
Qualche volta, però, sottoporre il proprio testo a un lettore in corso d’opera può essere un problema, come sottolinea Elena Taroni Dardi, che spesso ha bisogno di meditare a lungo su ciò che scrive, mentre Tiziana Lia, per evitare confusione, preferisce avere una sola Beta. Stefano Cinotti si chiede se tra il ruolo delle Beta e quello delle Alpha ci sia una reale distinzione. Sergio Beducci sottolinea la difficoltà di trovare Beta disposte/i a leggere l’intero testo, mentre Tiziana Meneghin dichiara di non avere fiducia nelle Alpha e di far leggere il testo alle Beta solo dopo averlo sottoposto a editing.
Velma J. Starling ha un rapporto conflittuale con le Beta, in quanto le riesce difficile chiedere a qualcuno di leggere il proprio romanzo.
E infine, c’è chi, per vari motivi, non si avvale né di Beta né di Alpha, o perché, come Mario Rossi, non è in grado di valutarne le competenze, o perché, come Ilaria Carioti, passa il testo direttamente a un editor, o anche perché, come sottolinea Naike Ror, le Beta non servono a nulla se l’autore non ha intenzione di mettersi in discussione. Maria Masella dichiara a chiare lettere che per un’apprensiva come lei attendere il parere di una beta equivarrebbe alla tortura prima della fucilazione. Inoltre, c’è anche chi ha avuto esperienze poco piacevoli, come Alice Chimera che, dopo aver consegnato il manoscritto alle Beta, in cambio ne ha ricevuto solo silenzio.
Infine, ci sono autrici, come Stefania Rongaudio e Macrina Mirti, che una Beta l’avrebbero voluta, ma hanno spesso avuto difficoltà nel trovarla.
Per finire, il parere di una lettrice, Libera Schiano Lomoriello, che dichiara testualmente di aver ricoperto il ruolo di Beta per amiche autrici più di una volta e di essersi divertita moltissimo. E chiude dicendo che: “… Ovvio erano autrici che leggo sempre, quindi sapevo già che mi piace il loro modo di scrivere, però è stato bello contribuire, anche se per pochissimo, alla realizzazione di un bel libro.”

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