Israele stava già attraversando un periodo di crisi drammatica prima del criminale attacco del 7 ottobre 2023. Grandi manifestazioni chiedevano a gran voce le dimissioni di Netanyahu e del suo governo e il paese era praticamente bloccato. La risposta al gesto terroristico di Hamas con la guerra di Gaza rischia però di essere un vero e proprio suicidio per Israele. Da un lato, infatti, abbiamo l’involuzione del sionismo, o meglio dei sionismi: da quello originario della fine del XIX secolo, passando per quello liberale e favorevole alla pace con gli arabi, fino alla crescita del movimento oltranzista dei coloni e all’assassinio di Rabin. Dall’altro, il resto del mondo ebraico – la diaspora americana e quella europea – si confronta oggi con un crescente antisemitismo che, contrariamente alla propaganda di Netanyahu, non è la stessa cosa dell’antisionismo, ma che certo dalle vicende della guerra di Gaza trae spunto e alimento. Per salvare Israele è necessario contrapporre al suprematismo ebraico, proprio dell’attuale governo Netanyahu, l’idea che lo Stato di Israele deve esercitare l’uguaglianza dei diritti verso tutti i suoi cittadini e deve porre fine all’occupazione favorendo la creazione di uno Stato palestinese. Qualunque sostegno ai diritti di Israele – esistenza, sicurezza – non può prescindere da quello dei diritti dei palestinesi. Senza una diversa politica verso i palestinesi Hamas non potrà essere sconfitta ma continuerà a risorgere dalle sue ceneri. Non saranno le armi a sconfiggere Hamas, ma la politica.
Titolo: Il suicidio di Israele.
Autrice: Anna Foa.
Genere: Saggistica.
Editore: Laterza: Premio Strega Saggistica 2025.
Prezzo: euro 4,99 (eBook); euro 7,04 (audiolibro); euro 14,25 (copertina flessibile).
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Anna Foa (Torino, 23 dicembre 1944) è una storica e saggista italiana, autrice di numerosi studi di storia culturale della prima età moderna e di opere sulla storia degli ebrei in Italia e più in generale in Europa.
È da sempre impegnata sul fronte della memoria, della didattica della storia e della sensibilizzazione delle giovani generazioni alla conoscenza storica dei fatti riguardanti la Shoah e la deportazione nei campi di concentramento e di sterminio. (Wikipedia)
Ci sono libri che arrivano nel momento giusto e altri che, purtroppo, diventano ancora più attuali con il passare dei mesi. Il suicidio di Israele di Anna Foa appartiene a questa seconda categoria.
Quando l’autrice scriveva queste pagine, il trauma del 7 ottobre 2023 era ancora recentissimo. Eppure, già allora, la sua analisi appariva lucida e severa. Oggi, dopo un altro lungo e terribile anno di guerra, bombardamenti, lutti e sofferenze che colpiscono soprattutto la popolazione civile di Gaza, le sue riflessioni risultano ancora più amare.
Anna Foa non è un’osservatrice qualunque. Italiana, ebrea, storica di grande autorevolezza, già docente di Storia Moderna all’Università La Sapienza di Roma, ha dedicato gran parte della sua attività di ricerca alla storia degli ebrei e alla trasmissione della memoria della Shoah. Proprio per questo la sua voce merita attenzione: parla da studiosa, ma anche da persona profondamente coinvolta sul piano umano e culturale.
Il pregio principale di questo breve saggio è la capacità di spiegare il presente attraverso il passato. In poche pagine Foa ripercorre la storia dello Stato di Israele dalla sua nascita, dopo la Seconda guerra mondiale, fino ai giorni nostri. Lo fa con chiarezza, senza semplificazioni e senza risparmiare critiche a nessuno.
L’autrice ricorda come Israele stesse attraversando una grave crisi politica e istituzionale già prima dell’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre. Le grandi manifestazioni contro Netanyahu, le tensioni interne e le divisioni della società israeliana costituivano il terreno su cui si sarebbe abbattuta la tragedia successiva.
La sua analisi della guerra di Gaza è particolarmente dura. Scrive: “Da quasi un anno, mentre gli ostaggi muoiono e l’esercito va smentendo ogni giorno la leggenda della sua efficienza e tanti, troppi soldati muoiono anche per fuoco amico, Netanyahu e i suoi ministri insistono in questa politica. La trasformazione di Israele in un paese autoritario avanza, la polizia attacca ogni manifestazione di dissenso, le prigioni sono piene di cittadini arabo-israeliani e dei Territori detenuti senza processo, le dichiarazioni razziste dei ministri si moltiplicano, non senza conseguenze sulla società tutta.”
Parole che non nascondono la profonda preoccupazione dell’autrice per la deriva politica e morale che, a suo giudizio, Israele sta attraversando.
Altrettanto severa è la sua valutazione dell’isolamento internazionale crescente: “Intanto Israele è sempre più isolata il mondo intero condanna la distruzione di Gaza e l’uccisione dei suoi rifugiati. I più stretti alleati di Israele si distanziano dalla sua politica.”
Ma ciò che colpisce maggiormente è forse il tono di fondo del libro. Non quello della polemica, bensì quello del dolore. Foa non scrive contro Israele: scrive per Israele. Il titolo stesso, Il suicidio di Israele, esprime il timore che le scelte politiche e militari dell’attuale governo possano compromettere il futuro dello Stato nato come rifugio e patria del popolo ebraico.
La soluzione che propone è chiara e si fonda sulla politica, non sulle armi. La sicurezza di Israele e i diritti dei palestinesi non vengono presentati come obiettivi incompatibili, ma come elementi inseparabili di qualsiasi prospettiva futura. Per questo l’autrice insiste sulla necessità di riconoscere uno Stato palestinese e di tornare alla diplomazia.
Sono particolarmente significative le parole con cui concludeva il suo ragionamento: “Questa guerra non deve diventare l’ennesimo capitolo della lunga storia di violenza tra israeliani e palestinesi. Non v’è miglior modo di ristabilire la fiducia nella diplomazia che riconoscere subito lo Stato di Palestina.”
E ancora: “E in qualche misura, coi necessari compromessi la vita ripartirà in Israele e nei territori palestinesi. Compromessi, perché dopo questa terribile esplosione di odio la strada non dico per la pace ma per una semplice convivenza è lunga.”
Rileggere oggi queste righe suscita una profonda tristezza. La speranza che emergeva dalle parole di Anna Foa sembra essersi allontanata. La convivenza appare più difficile che mai, mentre il numero delle vittime continua a crescere e il conflitto sembra incapace di trovare una via d’uscita.
Il suicidio di Israele non è un libro facile e probabilmente non metterà d’accordo tutti. Ha però un grande merito: aiuta a comprendere. E comprendere è il primo passo per non fermarsi agli slogan, alle tifoserie ideologiche e alle semplificazioni. Chi desidera capire qualcosa di più delle radici storiche del conflitto israelo-palestinese troverà in queste pagine uno strumento prezioso, scritto con competenza, passione civile e profonda sofferenza umana.
Un saggio breve, ma capace di offrire molte chiavi di lettura per interpretare uno dei drammi più complessi e dolorosi del nostro tempo.


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