Maya era convinta che la dieta fosse una forma di persecuzione organizzata.
Non un semplice regime alimentare, no.
Una congiura.
Un complotto internazionale contro la felicità felina.

Tutto era cominciato quando Babette, al ritorno dalla visita dal Veterinario, aveva pronunciato la frase maledetta: «Amore, dobbiamo perdere un po’ di peso.»
Dobbiamo
Come se Babette fosse ingrassata mangiando crocchette al salmone per gatti sterilizzati!

Da quel giorno, la vita di Maya aveva assunto i colori cupi della rinuncia. Le porzioni erano diventate minuscole. Le crocchette leggere sembravano segatura compressa. E soprattutto era comparsa la tortura peggiore: gli altri continuavano a mangiare cose buone.
Baguette, per esempio.
Baguette riceveva pezzetti di pollo, piccoli premi al pesce, bocconcini misteriosi che profumavano di paradiso.
E Maya doveva assistere a tutto con la dignità di una zarina russa caduta in disgrazia.

All’inizio aveva tentato la via della diplomazia. Sedersi accanto a Babette. Fissarla con occhi enormi e umidi. Sospirare. Fare una vocina minuscola: «Mrrrp?»
Niente.
Babette resisteva: «No, Maya. Sei a dieta.»
La parola “dieta” veniva pronunciata con la stessa severità con cui si direbbe «niente rapine in banca.»

Allora Maya passò alle operazioni clandestine.
Tentò di rubare un pezzetto di pollo direttamente dalla forchetta di Babette.
Fallì.
Provò con il pesce.
Si arrampicò sulla sedia, tese la zampa… e trovò soltanto aria.
Il parmigiano fu il momento più umiliante.
Babette aveva appena aperto il barattolo. L’odore invase la cucina e Maya sentì il cuore accelerare.
Parmigiano… La sostanza più vicina alla perfezione mai creata dall’universo.
Con la rapidità di una tigre delle nevi leggermente sovrappeso, balzò sul tavolo.
Baguette la vide: «BAU!»
Maya fece un salto per lo spavento, urtò la ciotolina dell’acqua e finì con una zampa dentro.
Baguette la guardò con aria scandalizzata. Poi, molto lentamente, mangiò il proprio bocconcino di pollo davanti a lei. A morsi piccoli.
Maya meditò vendetta.

Quattro settimane e tre giorni passarono così; crocchette tristi, sguardi disperati, tentativi criminali falliti.
Finché arrivò il giorno del veterinario.
Appena vide il trasportino, Maya capì che il destino stava per accanirsi ancora.
Entrò con l’espressione di una diva del cinema muto condannata all’esilio.
In ambulatorio, il Dottor Vitellozzi la accolse con entusiasmo: «Vediamo la nostra principessa!»
Maya non collaborò.
Fu posata sulla bilancia.
Silenzio.
Il veterinario osservò il numero.
Babette trattenne il fiato.
Baguette guardava da terra con curiosità maligna.
«Bene» disse il dottore. «Ha perso mezzo chilo.»
Babette sorrise: «Però bisogna considerare il pelo cresciuto, eh. Secondo me, pesa parecchio. Maya è molto… vaporosa.»
Il Dottor Vitellozzi non sembrò convinto.
Per niente.
«Il pelo pesa molto poco, signora.»
Babette tentò ancora: «Ma magari quattro etti sì…»
«No.»
«Tre?»
«No.»
Maya guardava il veterinario con crescente ostilità.
«Continuiamo la dieta ancora per un mese” decretò lui.
Maya sentì il mondo crollarle addosso.
Un altro mese.
Un altro mese senza parmigiano.

Il ritorno a casa fu silenzioso e tragico.
Maya uscì dal trasportino lentamente.
Baguette la seguiva con l’aria di chi aveva appena vinto una competizione sportiva.
«Certo che solo mezzo chilo in un mese… Io mantengo la linea senza problemi.»
Maya si voltò di scatto: «Tu hai il metabolismo di una capra iperattiva!»
«E tu rubi il parmigiano.»
«ERA UNA RICERCA SCIENTIFICA!”
«Era una rapina.”
Cominciarono a litigare.
Piccoli abbai indignati, mugolii furiosi, occhiate piene di rancore.
Babette intervenne: «Adesso basta tutte e due!»
Seguì un lungo silenzio.
Poi Maya si accoccolò sul divano con aria miserabile.
Baguette la osservò per qualche secondo; poi, sbuffò, mentre si allontanava verso la cucina.
Tornò quasi subito e saltò sul cuscino accanto a lei. Dopo essersi guardata intorno per controllare che Babette non vedesse, lasciò cadere davanti a Maya una delle sue preziosissime polpettine saporite al coniglio.
Maya fissò il dono come se avesse davanti un diamante.
«Per me?»
Baguette annuì: «Però non dirlo al veterinario. Quello mi mette a dieta per solidarietà.»