Nel 2001 l’universo viene colpito da una crisi di autostima e decide di non espandersi più bensì di contrarsi, tornando indietro di dieci anni. Teoricamente la grande occasione che l’umanità attende da sempre: ripercorrere il passato per non commettere più gli stessi errori. Tutti però ripeteranno ogni azione, pronunceranno perfino le stesse parole e quindi sconteranno le stesse pene. E quando, passato il decennio per la seconda volta, il tempo ricomincia a muoversi, l’umanità, assuefatta a non esercitare il libero arbitrio, vivrà una crisi ancora più profonda. Toccherà a Kilgore Trout, scrittore di fantascienza e alter ego dell’autore in diversi suoi romanzi, cercare di far rinsavire la popolazione. In Cronosisma―unione di fiction e autobiografia e ideato appositamente per essere l’ultimo romanzo della sua carriera―Vonnegut propone una critica tragicomica della società contemporanea, imbrigliata in schemi preconcetti e capace, di fronte alla libertà, di reagire soltanto con il panico. Citazioni visionarie, memorie e satira rendono Cronosisma un’opera in bilico tra l’ironia e la malinconia.


Titolo: Cronosisma.
Autore: Kurt Vonnegut.
Genere: Fantascienza.
Editore: Minimum Fax.
Prezzo: euro 11,99 (eBook); euro 19,95 (copertina flessibile); euro 12,00 (CD Audio).
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Un universo che in preda a una crisi di autostima prende a contrarsi per dieci anni anziché continuare a espandersi, riportando il tempo e l’entropia indietro, è pura fantascienza se non altro perché il nostro (quello reale, umano) è fin troppo stupido anche solo per averla, una crisi di coscienza. Ma è questa l’idea (a mio dire, geniale) che ha guidato la creazione dell’ultimo romanzo del ben noto scrittore statunitense.
Il fatto è che, questo, proprio un romanzo non è. Piuttosto si tratta di una raccolta di considerazioni personali sulla società in genere, sulla propria vita e sulle proprie opere. Difficile quindi da giudicare, senza prima aver letto l’intera produzione di Vonnegut.
Come dico sempre, dunque, l’autore viene prima del lettore, ed è lungi da me diventare uno di quei lettori che criticano un autore soltanto perché non riescono a vedere troppo al di là del proprio naso (e il che basterebbe all’universo per innescare un cronosisma) per cui, mi avvalgo del diritto di sospendere al momento il giudizio per questo prodotto (che mi ha comunque regalato riflessioni e frasi di alto livello) e prendo seriamente in considerazione l’idea di recuperare, se non tutta, almeno gran parte della produzione dell’autore.
Insomma, se qualcosa ha fatto, Vonnegut, di sicuro ha suscitato il mio senso della curiosità verso di lui. E in fondo questa non è una recensione ma una confessione: lui mi è piaciuto, ma di un libro così spezzettato e personale non ci ho capito nulla.
Ad maiora.

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Copertina creata con Canva, mediante l’utilizzo di una fotografia inviata da Alessandro Giannotta e della cover del romanzo.

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