La storia del Barone Cosimo Piovasco di Rondò, indomabile ribelle che a dodici anni sale su un albero per non ridiscenderne mai più, è considerata uno dei capolavori di Calvino. Questa splendida versione, dedicata ai ragazzi, fu realizzata dall’autore nel 1959 mantenendo intatte la qualità della scrittura e la suggestione del racconto. Una storia piena di avventure, leggerezza e libertà. Età di lettura: da 11 anni.

Titolo: Il barone rampante.
Autore: Italo Calvino.
Serie: Trilogia “I nostri antenati”.
Genere: fantastico.
Illustrazioni: Maria Enrica Agostinelli.
Editore: Oscar Mondadori.
Prezzo: euro 7,99 (eBook); euro 20,90 (copertina rigida); euro 11,87 (copertina flessibile).
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Il secondo romanzo della trilogia de I Nostri Antenati è Il Barone Rampante, che ho avuto il piacere di rileggere a distanza di vent’anni dalla prima volta. E, se ne Il Visconte Dimezzato, il buon Calvino ci parlava dell’uomo mutilato suo contemporaneo, qui ci presenta la figura di un uomo divergente, che si completa e si basta da solo.
Cosimo Piovasco di Rondò, difatti, è il giovane baroncino che, in seguito a uno screzio con i genitori, decide di ribellarsi alla realtà impostagli salendo sugli alberi senza mai più scendere. E questa decisone, all’inizio non altro che una fanciullesca birichinata, è destinata a tramutarsi essa stessa in una ferrea regola per la vita. Poi divenuta essenza. Causa e fine della sua crescita. E suo definitivo cambio di prospettiva.
Del resto, Calvino rende evidente fin da subito, il contrasto (fatto però anche di reciproca stima, ammirazione e complicità) tra il punto di vista di Biagio, il narratore della storia e fratello minore di Cosimo, che, rimasto a terra, simboleggia l’uomo mite ancorato alle tradizioni della sua terra, e lo stesso Cosimo che, nella sua stravaganza, impara dagli alberi a scrutare il mondo intero in un modo totalmente nuovo e innovativo.
In questo romanzo, si ritrova il Calvino fortemente ispirato de Le Città Invisibili, dove il linguaggio è perfettamente bilanciato tra lo stile favolistico e scanzonato tipico della trilogia e quello più molto serioso d’un romanzo storico. L’ambientazione, del resto, è quella di un villaggio del Nord Italia non meglio precisato sul finire del ‘700, alle prese con l‘Illuminismo, la pirateria, la Massoneria, Napoleone e varie rivoluzioni storiche.
Per Calvino, Cosimo è parte integrante e forse anche emblema di questo continuo mutamento così che la sua crescita possa assumere connotati quasi universali. Non parliamo più infatti di una semplice ribellione adolescenziale ma, piuttosto, della presa di coscienza di un uomo che decide di portare avanti le sue idee fino in fondo, pur condividendole con tutti e, più importante ancora, facendo tesoro di quelle degli altri.
Un libro che dovrebbero tutti leggere. E verrebbe anche da chiedersi perché nessun regista italiano (su tutti Matteo Garrone, così per citarne uno) gli abbia mai dedicato una serie tv o un film.

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