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Recensione: Celestiale, di Francesca Bonafini

Per Maddalena ci sono un sacco di cose celestiali: il Portogallo, la musica dei Madredeus, uscire con la Dani e la Vale. Ma la cosa più celestiale di tutte, per lei, è Fabrizio Fiorini. Fabrizio Fiorini è gentile, educato, timido. Quella ragazza che lo guarda, lo guarda e gli parla, è celestiale per lui. Il problema è che lui non si sente tanto celestiale… Ivano detto Lama è il fratello di Maddalena ed è sempre scocciato, scontroso, cinico. Eppure, anche lui ha una vena insospettabile di rosa celestiale. Età di lettura: da 12 anni.
Titolo: Celestiale.
Autrice: Francesca Bonafini.
Genere: romanzo per ragazzi (dai 12 anni). Collana Segni. Zona franca.
Editore: Sinnos.
Prezzo: euro 10,20 (cartaceo, copertina flessibile).

Dove finisce l’incanto e inizia il celestiale. Perché di questo si tratta, approcciandosi al romanzo di Francesca Bonafini: tutto ha un profumo entusiasmante, come le parole che la protagonista, Maddalena, si diverte a collezionare assieme alle sue amiche.
Questa sarà una recensione di pancia, lasciando a casa per un momento quelle valutazioni oggettive che rendono “l’addetto a” professionale e distaccato. Non ci riesco a essere indifferente e algida, non ce la posso fare. Il fatto è che, partendo già dallo stile che l’autrice ha scelto di utilizzare per esporre le personalità di questi tre piccoli “grandi”, ognuno con una propria storia tanto normale quanto importante (come quella di chiunque altro, ed è questa la cosa sensazionale del messaggio di fondo), Celestiale fa centro. Lo fa, negli adolescenti quanto negli adulti.
Era da tempo che non mi ritrovavo a voltare pagina e sbirciare le ultime righe del paragrafo per vedere, autospoilerarmi se vogliamo, se quella scena sarebbe evoluta in qualcosa di positivo. Ci si appassiona, a star dietro a Maddalena, ci si raddolcisce, a leggere dei voli pindarici che la mente di Fabrizio fa, quasi cercando una giustificazione al suo essere così umano, e ci si intenerisce davanti all’ostentazione di un carattere forte, come quello di Ivano, che invece rappresenta solo un “Lama in cattività”. La ricerca di se stessi, raggiunta una certa età, costellata di tentazioni, giuste o sbagliate che siano, è così importante nel romanzo, come nella vita, che Ivano, in barba a quanto si pensi dalla trama e dall’incipit, detiene il posto d’onore tra le pagine, con capitoli più lunghi, pensieri meno profondi di quelli di Fabrizio, forse, ma volti a un pragmatismo che è proprio di tutti gli adolescenti a un passo dal salto nell’età adulta.
Bellissima la commistione tra moderno e classico, il tentativo riuscitissimo di infilare Leopardi in contesti che gli adulti troppo spesso reputano alieni, se rapportati ai “ragazzini”. Si ha questa strana convinzione che piccolo significhi stupido, o immaturo, ma quanta saggezza ci può essere nei pensieri di un ragazzo che tenta di percorrere la propria strada nonostante tutto e tutti? E quanta saggezza c’è, nella convinzione di un “pensiero dominante” che logora, ma rallegra al  contempo?
I temi affrontati sono tanti, tutti egualmente importanti; si alternano i diritti delle donne, a quelli degli uomini (perché troppo spesso ci si dimentica che la presunzione di dire a un ragazzo che non deve piangere, che non deve comportarsi come una femminuccia, genera già dal principio tanti di quei comportamenti che in seguito determineranno relazioni sbagliate, sbilanciate o impari). In Celestiale, seppur velatamente e in maniera delicata, si parla di femminicidio, di alcolismo, di come la mancanza di aspettativa porti inevitabilmente al fiorire di criminalità e cattivi comportamenti (dal più “innocente” fino ad arrivare al vero e proprio “Inferno”).
Ci si immedesima in ognuno dei protagonisti, indipendentemente se donne o uomini, ragazzi o ragazze, perché ciascuno conserva in sé frammenti propri di qualsiasi persona. Questo, a mio avviso, è il punto ancor più forte, perché esprime perfettamente quanto da anni si tenta di insegnare alle nuove generazioni: l’uguaglianza a prescindere dal sesso. Eppure questa uguaglianza non esiste, ancora, e la madre di Maddalena e Ivano lo sa talmente bene da rappresentare, in Celestiale, uno dei personaggi marginali più importanti, come un faro nella nebbia. Quella stessa nebbia che offusca talvolta la vista nascondendo le soluzioni più semplici.
Di sottotrame, di messaggi secondari, ma sempre molto importanti, questo libro è pieno, ma bisogna leggerlo per afferrarne il senso.
Consigliato? Assolutamente sì: da divorare.

 

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