Qualche anno fa mi capitò di essere invitata in una splendida villa di campagna. Non un semplice casale ristrutturato, ma uno di quegli antichi edifici trasformati con zelo da uno studio di architetti molto “a la page”: travi a vista, grandi vetrate, parco vastissimo. Chiamarlo giardino sarebbe stato riduttivo.
Nel parco vivevano anche sette alani. Sette. Non correvano, non abbaiavano: erano semplicemente spiaggiati ovunque, come monumentali tappeti viventi.

La padrona di casa era una signora non più giovanissima, madre di una bambina vivace oltre ogni misura. La piccola correva, combinava marachelle e urlava “No!”, mentre la madre — con serenissima sicurezza — spiegava a tutti come si dovessero fare le cose. Naturalmente secondo il suo insindacabile parere.
Ricordo di aver ascoltato per qualche tempo quel fiume di indicazioni: cosa fosse opportuno fare, cosa non si dovesse fare, cosa le persone intelligenti avrebbero certamente fatto.
A un certo punto mi venne in mente Lady Catherine de Bourgh di Orgoglio e pregiudizio, creata con impeccabile ironia da Jane Austen.

Terminata la visita, comunicai a mio marito — che all’epoca era semplicemente mio marito, senza il prefisso “ex” — che, qualora si fosse ripresentata l’occasione, sarebbe potuto tornare senza alcun problema. Da solo.

Domanda: quante Lady Catherine avete incontrato nella vostra vita? Io una sola. E ne ho avuto per il resto dell’esistenza…

Copertina creata con ChatGPT.