J.D. è un ex marine e studente di giurisprudenza a Yale, sul punto di ottenere il lavoro dei suoi sogni. Tuttavia un problema familiare lo costringe a tornare nella sua casa d’origine, nel sud dell’Ohio, dalla famiglia che ha cercato di dimenticare. Deve infatti affrontare le complesse dinamiche della sua famiglia appalachiana, in particolare il difficile rapporto che ha con la madre Bev, in lotta con la tossicodipendenza.
Grazie ai ricordi di sua nonna Mamaw, una donna forte e intelligente che si è sempre occupata di lui, J.D. affronta un viaggio personale che lo porta a comprendere e accettare la propria famiglia. Il film è un viaggio nei ricordi e una storia di sopravvivenza e trionfo di una famiglia. Attraverso il confronto fra tre generazioni diverse, spesso in contrasto tra loro, la storia della famiglia di J.D. riscopre la sua stessa essenza, tra alti e bassi.

Elegia americana (Hillbilly Elegy) è un film del 2020 diretto da Ron Howard e interpretato da Amy Adams e Glenn Close. Sceneggiato da Vanessa Taylor, il film è l’adattamento cinematografico dell’omonimo libro di memorie del 2016 di J. D. Vance, scrittore e politico repubblicano, nominato come candidato vice presidente per la campagna presidenziale del 2024 di Donald Trump.

J.D. Vance è un nome che è salito alla ribalta internazionale grazie alla designazione come eventuale vicepresidente degli Stati Uniti, nel caso in cui Donald Trump venisse scelto quale nuovo inquilino della Casa Bianca per i prossimi 4 anni.
Di Vance non sapevo nulla. Scopro (come credo molti) che tra tante cose è autore di un libro autobiografico best-seller “Hillbilly Elegy” da cui è stato tratto un film per Netflix con un ottimo cast e la regia di Ron Howard. L’ho visto ieri sera e ho trovato una parabola di autoaffermazione tipicamente americana, il riscatto di un ragazzino che la sua stessa madre (con problemi di tossicodipendenza) definiva “ciccione”. Cresciuto dai nonni (di cui ha preso il cognome), è riuscito a passare dalla scuola pubblica (un disonore, negli States) a Yale avviando una carriera di tutto rispetto.
Storie così ce ne sono mille nella società americana, iper-competitiva. Il film mostra un contesto di degrado, di ignoranza, di ragazze che restano incinte, per sbaglio, a tredici anni (la nonna) e a diciotto (la madre) e, per questo, sono costrette ad annullare qualsiasi aspirazione personale sull’altare della famiglia. Lo stesso J.D., nel film, afferma che la madre era la più intelligente della scuola, ma non ha potuto farsi valere, perché doveva crescere due figli da madre single. Per non parlare della chiara denuncia del sistema sanitario per cui, senza assicurazione (e una di quelle ad ampia copertura) puoi morire tranquillo.
Ecco, quest’uomo qui, con questa storia qui, appoggia (ma lo aveva iper-criticato fino a pochi mesi fa) Trump da posizioni, se possibile, ancor più conservatrici. A me sembra una contraddizione e sono certa che verrete in molti a spiegarmi che Vance è dalla parte del popolo, non dei radical chic che non capiscono le vere esigenze e le vere paure (soprattutto) della povera gente e bla bla bla.
In ogni caso, il film merita. Presumo meriti anche il libro. Il New York Times lo ha definito “uno dei sei migliori libri per aiutare a comprendere la vittoria di Trump”.
Nel frattempo, Vance si è convertito al cattolicesimo definendosi devoto di Sant’Agostino.

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