Le chiamano le Lavandaie perché un tempo, nello stabile che oggi ospita la loro centrale operativa, le suore lavavano la lana.
Ora, quelle sei poliziotte puliscono lo sporco della società, riportando a galla ciò che tutti preferirebbero rimanesse sommerso. Squadra Speciale F è il loro nome ufficiale. F come Ferrara, la città in cui l’unità investigativa è stata creata. F come femminicidio, il tipo di reato su cui indagano. A guidarla sul campo è la commissaria Emma Mastrangeli, una donna autoironica, allergica ai compromessi, determinata a scoprire la verità sulla morte della sorella, ufficialmente un cold case. Accanto a lei, un gruppo fuori da ogni cliché: Miranda, Viola, Nausica, Lila, Febe, donne diversissime, con competenze e ferite personali, capaci di affrontare la violenza di genere con uno sguardo nuovo, ostinato, scomodo. Il loro primo caso è l’omicidio di Marina Palazzi, proprietaria di un’osteria del centro, trovata senza vita in una scena che sembra raccontare una rapina finita male. Ma l’inchiesta porta le Lavandaie a scrutare oltre le apparenze, tra relazioni opache, segreti familiari e dinamiche di potere invisibili, anche tra le forze di polizia. E mentre la squadra scaverà nel male che la circonda, i demoni del passato di Emma torneranno a chiederle ascolto. Con un giallo che tocca il cuore stesso della giustizia e non fa sconti a nessuno, Grazia Scanavini mette a nudo le dinamiche di genere e della manipolazione, per raccontare una violenza che spesso non lascia lividi evidenti, ma tracce profondissime nelle persone e nella società.
Titolo: Burattinai. La prima indagine delle “lavandaie”.
Autrice: Grazia Scanavini.
Genere: Giallo.
Editore: Salani.
Prezzo: euro 3,49 (eBook); euro 18,05 (copertina flessibile).
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Quattro stelle su cinque.
Quattro stelle su cinque. Sarebbero quattro e mezza, se fosse possibile aggiungere i decimali. Vado a spiegare: la prima impressione, iniziando la lettura, è stata quella di una costruzione pianificata, di quelle fatte a tavolino. Una squadra di poliziotte, un esperimento che ai piani alti non piace; un gruppo assortito con caratteristiche “giuste”, compresa l’ispettrice antipatica, respingente, probabilmente spia; la commissaria col passato difficile e irrisolto, con rituali precisi, con una certa insofferenza per le regole. E ancora: ambientazione in provincia, Ferrara, città splendida che fa da voce narrante. E una certa propensione alla descrizione del territorio anche attraverso sapori, odori, gastronomia: il pane fragrante, la “tenerina”. Scanavini scrive bene – e questo lo sapevo già – motivo per il quale ho deciso di procedere nella lettura che, nelle prime pagine, stentava ad agganciarmi. Poi Emma Mastrangeli, la commissaria che ama stare scalza e che, nella notte, evoca con un sasso “l’ora più buia”, ha deciso di ingranare la marcia, di uscire dallo schema del giallo seriale che funziona sul mercato. Ha troppa personalità per farsi incasellare. La squadra Effe è chiamata a indagare su casi di femminicidio e non tocca a me spiegarvi quanto – in questo nostro tempo di retromarce reazionarie – un questore come Lo Russo possa viverla come un punteruolo in un occhio. Costrette a muoversi come danzatrici su una fune lasca e senza rete di sicurezza, le poliziotte ci mettono cuore e anima. Mi scuserete, non le ricordo proprio tutte: Febe, amica di lunga data di Emma; Lila, di origine indiana e con una competenza da psicologa e profiler pazzesca; Nausicaa, esplosiva femmina partenopea; Ascani, l’ispettrice respingente; Viola, Vittoria la vicequestore a capo della squadra. Mi chiederete: e i maschi? Ci sono, eccome. A parte il questore Lo Russo, nemico dichiarato, c’è un PM speciale, Rosario. C’è un medico legale, Riccardo, che guarderete prima con simpatia, poi con perplessità, a seguire… dovete leggere. C’è Attilio, il barista che tutte vorremmo incontrare e corteggiare. Siamo di fronte a un giallo, c’è un’indagine da portare avanti, una donna assassinata. Ma questo libro non si ferma lì, perché, con la scusa della storia, analizza le relazioni umane, tutte. Amicizia, amore, maternità, genitorialità, relazioni sane e relazioni tossiche, approfondendo senza forzature. Portando chi legge a farsi domande, a cercarsi tra le righe e nelle analisi di Lila, nei dubbi di Emma, nei sensi di colpa che siamo così brave a trascinarci dietro. Insomma: si parte pensando al classico primo libro di una serie che punta a catturare il pubblico di lettrici e lettori (e ci riuscirà); si prosegue con il cuore che accelera e gli occhi che corrono tra le pagine temendo, sperando, incazzandosi, anche; si finisce con la consapevolezza che anche i plot più abusati possono offrire qualcosa di prezioso. Scanavini ci riesce, sì. Quindi, consigliato.
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Copertina creata con Canva.


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