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Dietro le quinte: Monica Peccolo e Il senso interno del tempo

Il nucleo de “Il senso interno del tempo” è scaturito da un racconto del 2006. Voleva essere una storia breve sui contrasti fra un mondo tutto apparenza com’è quello di Hollywood, e anche il nostro odierno, e la cruda realtà di un reparto di oncologia pediatrica e di come, attraverso una forte esperienza di volontariato e l’empatia che ne scaturisce, il protagonista potesse cambiare e maturare.

Non sapevo ancora a quale dei personaggi dovesse toccare la parte del medico, ma avevo una certezza: i due si conoscevano già e avevano lavorato insieme nel cinema.
Eva e Nathan, allora, si sono plasmati piano piano in ogni dettaglio: dalla loro infanzia alla vita attuale. A quel punto, ho capito che mi sarebbe piaciuto parlare di altri conflitti, di sconfitte, di rinascite, di come ogni persona provi a dare un senso (ecco il titolo di ogni volume) a ciò che vive. Poiché la vita è relazione, anche per loro sono arrivati gli amici e i familiari a creare problemi, a gioire, a soffrire e riflettere con loro.

I dettagli tecnici, i coprotagonisti, le sotto-storie e trame secondarie, lasciatele costruire a chi scrive, chi legge deve solo godersi il risultato, ma niente è scelto a caso nei due romanzi. Mi sono documentata tantissimo perché il mondo della duologia è grande.

L’ambientazione. Fra Stati Uniti e Italia si toccano almeno quattro posti differenti: il cinema statunitense con le sue severe regole di lavoro, molto diverse dalle nostre; il grande passato della cinematografia italiana; i nativi americani e le odierne condizioni di vita nelle riserve; il welfare e i servizi sociali negli USA.

Gli argomenti più complicati sono stati i due temi principali trattati nei romanzi. Il punto di vista medico, risolto per merito di giornate di ricerca e grazie alla disponibilità di un’amica oncologa che ha controllato tutto ciò che scrivevo riguardo ai procedimenti di donazione e trapianto del midollo, alla raccolta delle cellule staminali del cordone ombelicale a fini terapeutici, a come si svolge nei reparti pediatrici il volontariato con la clownterapia.

Ho speso molti anni a scrivere il romanzo, nei miei ritagli di tempo e senza alcuna velleità di pubblicazione. Erano ancora i tempi in cui avevo un’idea romantica del mondo editoriale, che si è trasformata dopo i primi dieci invii del manoscritto. Dalle bocciature e dai pareri ricevuti, né obbligati né scontati, ho compreso che c’era bisogno di alcune aggiustature per aderire meglio alle richieste del mercato.

La storia era troppo lunga, improponibile per un esordio. Ho dovuto capire come dividere il romanzo e costruire un finale intermedio che potesse renderlo un volume a sé stante. L’ambientazione estera: nelle prime stesure entrambi i protagonisti erano americani e mi è stato suggerito da fonti diverse di “italianizzarlo” il più possibile. Non volendo snaturare troppo quello che avevo scritto, ho optato per un compromesso.

Con queste modifiche e ulteriori invii, Il senso interno del tempo è stato pubblicato con una bella accoglienza e tante richieste di un seguito. Una parte del materiale era già pronta, ma non era sufficiente per completare la storia come meritava. Ho impiegato diversi mesi per decidere chi avrebbe aiutato Eva e Nathan a raccontare la conclusione del loro amore e ho scelto la strada più difficile.
Pur sapendo di rischiare l’impopolarità perenne nel proporre un maschio assolutamente non alfa in un libro che sconfina spesso nel romance, ho scelto di scommettere su James, fratello minore di Nathan, reso paraplegico a seguito di un incidente d’auto e “Il senso del nostro amore” ha trovato anche lui la sua strada.

Sebbene tocchi temi impegnativi, la duologia è soprattutto una storia d’amore, complicata e moderna, con le sue pagine piene di luce dove si sorride leggeri davanti alle avventure dei protagonisti e si tifa nelle loro scelte e indecisioni.

La distanza di due continenti e i dieci anni trascorsi dal loro primo incontro avvenuto in Italia, non hanno scalfito il rapporto fra Nathan ed Eva, i quali tornano a frequentarsi per una serie di strane coincidenze. Hanno vissuto questo tempo immersi nelle rispettive carriere, impegnative quanto opposte, e vi si dedicano entrambi con passione e sacrificio. Può da queste basi nascere un amore improvviso e travolgente? Plastic Land, la terra del cinema, non è il terreno migliore dove far sbocciare sentimenti profondi e duraturi. Lo scientifico raziocinio e la cruda realtà di Eva cozzeranno spesso contro il complicato carattere e il mondo artificiale di Nathan. Può un sentimento così forte superare le realtà umane più difficili? Una storia calata nel nostro tempo: ironica, passionale, sofferta. Due protagonisti che danno vita a un amore profondo e unico.

Ai fratelli Tyler la vita ha riservato grandi successi ma anche enormi dolori. Nathan, famoso attore di Hollywood dal carattere scontroso, all’apice della carriera ha detto addio a Eva, pediatra dolce e grintosa, unico amore della sua vita. Troppi sbagli, troppi malintesi, due mondi troppo distanti. James, reduce da un incidente stradale, cerca di tornare alla normalità e si trova ad affrontare un’inaspettata speranza: Judy. I due fratelli decidono di ritrovare le loro radici, ma il percorso è complesso e quando tutto sembra perduto, Nathan cade nella disperazione: non ci sono fama o soldi che valgano un vero affetto. Così torna a cercare Eva. Riuscirà a convincerla che il loro amore ha un senso che possono scoprire soltanto insieme? Dopo “Il senso interno del tempo”, il seguito della storia di Nathan ed Eva.

Vivo a Livorno, città di mare e mutamenti, ma sogno di viaggiare “come una volta”, con tempi lenti e parecchie fermate nel mezzo.
Sono cresciuta con gli occhi sgranati e la mente aperta: giocavo tra castelli di sabbia e installazioni artistiche, e i libri mi seguivano ovunque andassi. Ho studiato informatica, fatto volontariato e lavorato come EDP manager, ma dopo un po’ la vita mi ha portato verso altri lidi e ora sono una libera professionista.
In attesa di scoprire com’è fare una traversata atlantica vecchio stile, ballo le antiche danze gitane – da dove attingo molta della mia ispirazione per scrivere – e mi perdo nelle storie che prendono vita sullo schermo del mio computer. Solo da qualche anno, però, si sono trasferite sulla carta e hanno trovato qualcuno disposto a leggerle.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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