Ci sono domande che dividono l’umanità in fazioni inconciliabili: mare o montagna? Dolce o salato? Aria condizionata o morte per liquefazione? E, naturalmente: in vacanza, e-reader o libro cartaceo?
Per anni ho affrontato la questione con la sicurezza di chi non ha ancora ricevuto il conto.
Partivo portandomi dietro un numero di libri perfettamente ragionevole. Uno per ogni giorno di vacanza, più un paio di riserva nel caso uno non mi piacesse, uno più impegnativo per sentirmi intellettuale, un giallo per rilassarmi, un romance per consolarmi, un classico perché non si sa mai e almeno due volumi scelti all’ultimo momento, quando la valigia era già chiusa.
«Questo è piccolo», dicevo.
“Piccolo”, nel vocabolario di una lettrice, significa: pesa soltanto quattrocento grammi.
Il momento della verità arrivò all’aeroporto di Fiumicino. Prima vacanza con l’aereo come mezzo di trasporto invece dell’automobile o del treno. Posai il bagaglio sulla bilancia con l’aria innocente di chi non ha nulla da nascondere. L’addetta guardò il display. Poi guardò me. Poi tornò a guardare il display, forse sperando che nel frattempo il peso fosse diminuito per intervento divino.
Non diminuì.
Avevo superato il limite consentito e dovetti pagare un supplemento per il bagaglio eccedente. In pratica, avevo acquistato un biglietto aereo anche per i libri. Almeno loro viaggiavano comodi, ben sistemati tra camicette e biancheria, mentre io cercavo di non pensare a quanti romanzi avrei potuto comprare con la cifra appena versata.
Da quel giorno, nello zaino, c’è sempre l’e-reader.
Piccolo, leggero, discreto. Contiene centinaia di libri senza alterare il proprio peso e senza obbligarmi a scegliere in anticipo quale sarà il mio umore letterario del giovedì pomeriggio. Posso partire convinta di voler leggere un romanzo storico e, dopo tre ore, decidere che ho bisogno di un delitto particolarmente complicato, possibilmente commesso in una villa isolata durante un temporale. L’e-reader non giudica. Apre la sua biblioteca e collabora.
Per chi legge molto, in viaggio è una meraviglia. Entra nello zaino, nella borsa e persino in certi marsupi ottimisti. Non teme i viaggi lunghi, permette di ingrandire i caratteri e si legge senza problemi anche quando l’illuminazione dell’albergo sembra progettata per interrogare prigionieri, non per accompagnare una serata di lettura.
Naturalmente, il libro cartaceo conserva il suo fascino.
Ha il profumo della carta, il piacere delle pagine da sfogliare, la copertina da accarezzare e il segnalibro da perdere entro il terzo capitolo. Si può lasciare sul comodino e guardarlo con soddisfazione. Si può portare sotto l’ombrellone senza preoccuparsi troppo di sabbia, creme solari e gocce d’acqua. Se cade, al massimo si ammacca. Se cade l’e-reader, invece, per qualche secondo il cuore smette di battere.
Il cartaceo ha anche un vantaggio sociale: rende immediatamente visibile ciò che stiamo leggendo. Può attirare un commento, una domanda o lo sguardo complice di un’altra lettrice (o di un altro lettore. Ebbene, sì, con il cartaceo “si acchiappa”). Con l’e-reader, invece, potremmo essere immerse in Guerra e pace oppure in Il miliardario, la governante e il segreto dello sceicco e nessuno lo saprà mai. Il che, a pensarci bene, può essere considerato un ulteriore vantaggio.
Il vero problema del libro cartaceo in vacanza non è tanto portarlo, quanto prevedere quanti ne serviranno.
Un libro solo? Troppo rischioso. Se non piace, la vacanza è compromessa.
Due? Appena sufficienti per un fine settimana.
Tre? Una base ragionevole, ma priva di lungimiranza.
Cinque? Cominciamo a ragionare.
Otto? Ecco che ricompare, in lontananza, la bilancia di Fiumicino.
Inoltre, durante una vacanza si tende a comprare altri libri. Si entra in una libreria “soltanto per dare un’occhiata” e se ne esce con due romanzi, un giallo ambientato nella località che stiamo visitando e un volume illustrato grande quanto un tavolino da salotto. A quel punto il viaggio di ritorno diventa una complicata operazione logistica: calzini infilati nelle scarpe, abiti arrotolati, cosmetici sacrificati e libri sistemati in modo che l’addetto al check-in non si accorga che stiamo tentando di rimpatriare una biblioteca clandestina.
Dunque, e-reader o cartaceo?
La mia risposta è: e-reader nello zaino e, se proprio non riesco a resistere, un solo libro cartaceo.
Uno.
Scelto con cura, preferibilmente non un’edizione integrale di ottocento pagine con copertina rigida e apparato critico. Sarà il libro da tenere tra le mani in albergo, da fotografare vicino a una tazza di tè o davanti al panorama e da lasciare sul comodino per sentirmi ancora una lettrice tradizionale.
Tutti gli altri viaggeranno nell’e-reader: leggeri, silenziosi e numerosissimi.
Perché amo i libri di carta, questo è certo. Ma amo anche arrivare al banco del check-in senza che la bilancia emetta un gemito e l’addetta mi chieda se, per caso, nel bagaglio ho nascosto un’altra passeggera.
“No, signora. Soltanto i soliti libri.”
Copertina creata con CHATGPT.
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