«Un rondone è tutta un’altra faccenda», ho pensato appena visto quel piccoletto senza piume sul terreno davanti ai miei piedi.

Per chi come me abita in montagna incontrare un uccellino caduto dal nido non è raro. Con un po’ di pazienza e attenzione, si impara anche a crescerli, e negli anni ho svezzato con successo un tordo bottaccio e un merlo.
Le temperature calde di quest’estate hanno purtroppo reso più frequenti le cadute dal nido, perché i piccoli si sporgevano alla ricerca di un po’ di fresco, precipitando a terra. Appena qualche giorno prima, un passero ormai cresciutello era rimasto brevemente ospite sul balcone, rifocillato finché era stato in grado di spiccare il volo.

Un piccolo di rondone tenuto fra le mani.Fotografia di Eward C. Bröwa.

Per il piccolo rondone, che intanto avevo raccolto e stavo portando in casa, il vero problema era l’alimentazione: insetti. I rondoni sono infatti uccelli particolari, molto interessanti: con un corpicino che negli adulti raggiunge a malapena i 20 cm di lunghezza e un’apertura alare più che doppia, trascorrono in aria quasi tutta la loro vita, nutrendosi degli insetti che riescono a catturare durante il volo. I soliti integratori e le fonti proteiche alternative non sarebbero stati adatti al piccolo rondone; bisognava procurargli mosche e insetti vari, dall’alba all’imbrunire, per rispettare i ritmi con cui viene alimentato in natura. Tutta la famiglia è stata mobilitata; ogni poche ore qualcuno riusciva a procurarsi un quantitativo sufficiente di insetti e nutriva il piccoletto, che per parte sua, ha subito risposto benissimo: senza interrogarsi troppo su quei genitori adottivi di strana forma e grandi dimensioni, semplicemente mangiava come un lupo.

Lo abbiamo sistemato in un angolo di casa tranquillo e silenzioso, non in pieno sole, che assomigliasse il più possibile al sottotetto in cui sicuramente stava prima di precipitare o agli anfratti rocciosi in cui questa specie anche nidifica.
Il suo “nido alternativo” è stato una cassetta abbastanza ampia da permettere all’aria di circolare ma non troppo per dare senso di sicurezza. Pareti alte, così da evitare nuove cadute. Sul fondo un asciugamano in spugna confortevole e anche facile da cambiare per mantenere un po’ d’igiene. Quest’ultimo aspetto non è stato però un problema, perché gli escrementi vengono espulsi avvolti in una specie di sacchetto, in modo che i genitori naturali possano asportarli tenendoli nel becco. La natura si è organizzata e noi ne abbiamo beneficiato.

La casetta temporanea del piccolo di rondone: una scatola di cartone con i bordi alti e un morbido asciugamano. L'immagine è una elaborazione ChatGPT di una fotografia di Ewarc C. Bröwa.

Per qualche settimana, la vita di famiglia è stata regolata in funzione del piccolo ospite; non solo ci ha impegnati nella caccia agli insetti, ma ci ha vincolati pure nelle uscite, stante l’impossibilità di abbandonare il nido tutti insieme: qualcuno doveva sempre restare a presidiare il pulcino. Questo ci ha anche fatto pensare al gran lavoro cui sono sottoposti i genitori veri di questi animali, un’attività intensa per riuscire ad allevare la nidiata.

Tutto stava procedendo a gonfie vele, l’impegno stava dando le sperate soddisfazioni e il rondoncino cresceva, trasformandosi a vista d’occhio da esserino un po’ sbilenco e implume in una vera anticipazione di uccello, con penne sulle ali, un abbozzo di coda, il capino eretto. Ormai mancava poco al momento farlo volare libero.
Poi le condizioni alimentari in zona devono essere cambiate e lo stormo cui il pulcino sicuramente apparteneva se n’è andato. I rondoni sono animali gregari; non avrei potuto rilasciarlo da solo, non sarebbe stato in grado di vivere, tanto meno di intraprendere la lunga migrazione che lo aspettava in autunno, così, mio malgrado e con non poco dispiacere, ho dovuto portarlo in un apposito centro in pianura per gli ultimi giorni del suo svezzamento. Da lì, ha potuto unirsi agli altri della sua specie e iniziare la sua vita libera.

Crescere il piccolo è stata senza dubbio una bella esperienza ma anche totalizzante. La sconsiglio a chi non abbia a disposizione un gruppo di volontari come è stata la mia famiglia, dove ciascuno dedicava un po’ del suo tempo all’affamato. Una persona sola, o ha molto tempo a disposizione, o è meglio che rinunci in partenza.

Presto lo stormo cui il giovane rondone ora appartiene farà ritorno in Africa e anche il “mio” piccolo dovrà partire per la sua prima traversata sul mare.
Non spero in una cartolina di ringraziamento dal Marocco o dintorni ma sono comunque felice di essere riuscito a salvare questo animaletto.
I rondoni sono animali abitudinari e se, con le sue giovani ali robuste e un po’ di buona sorte, se la caverà, mi piace pensare che lo vedrò svolazzare l’estate prossima dalle mie parti.

E.C. Bröwa vive in montagna, nel paese dove da generazioni è radicata la sua famiglia. Scrive romanzi che raccontano natura e persone delle sue terre, le montagne da cui l’autore trae idee, ispirazione e storie, sia quelle più realistiche sia quelle frutto dell’immaginazione. Le vite degli alberi, i ricordi degli uomini, mondi sconosciuti ma forse non tanto lontani sono tutti accomunati dalla sfolgorante bellezza e dalla forza vitale che contraddistinguono le Terre Alte. Ha iniziato a pubblicare nel 2019. Tutti i suoi romanzi li trovate qui.