La bizzarra storia del visconte Medardo di Terralba che, colpito al petto da una cannonata turca, torna a casa diviso in due metà (una cattiva, malvagia, prepotente, ma dotata di inaspettate doti di umorismo e realismo, l’altra gentile, altruista, buona, o meglio “buonista”). “Tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti” disse Calvino in un’intervista “tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra.” Età di lettura: da 11 anni.

Titolo: Il visconte dimezzato.
Autore: Italo Calvino.
Genere: fantastico.
Trilogia: I nostri antenati.
Editore: Mondadori.
Prezzo: euro 7,99 (eBook); euro 20,89 (copertina rigida); euro 11,40 (copertina flessibile).
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Questo romanzo breve di Calvino è il primo della Trilogia dei Nostri Antenati, partorito dall’autore, non a caso, in piena guerra fredda, periodo in cui l’Europa stessa era divisa in due, a partire dal suo cuore pulsante che pareva averla tradita.
Leggiamo la celebre storia di Medardo di Terralba, visconte che ritorna alla sua terra dalla guerra, “dimezzato” dal colpo di un cannone. Il rientro è del tutto peculiare, e in pieno stile Calviniano, perché le due metà di Medardo arrivano i due momenti successivi. E se prima tocca alla metà cattiva, in grado solo di perpetrare una quantità inverosimile di malefatte verso familiari, sudditi e poveri animali, in seguito, è il turno di quella buona, che si comporta in maniera diametralmente opposta. E, così, con le sue azioni così estreme e prive di mezze misure, il visconte induce tutti gli abitanti del suo contado a dividersi intimamente, un po’ come fosse il portatore di una strana epidemia di divisioni dell’animo.
Da ciò, con uno stile volutamente favolistico e un tono fanciullesco, l’autore affronta il tema de “l’uomo mutilato”, simbolo per lui dell’uomo contemporaneo, dilaniato tanto esternamente quanto internamente dall’orrore delle due grandi guerre. Ma non solo. Più universalmente, forse (ma questa non è che una mia interpretazione), Calvino intesse anche un’allegoria sulla duplice possibilità di risposta dell’essere umano al male occorsogli durante la vita: può incattivirsi, poiché decide di rispondere al male con altrettanto male o, al contrario, rabbonirsi fin troppo, rischiando al contempo un’eccessiva fragilità. Ovviamente, entrambe le scelte non sono che estremi al quale solo una giusta crescita e maturazione personale possono dare un cambio di direzione verso un centro più equilibrato. E, dunque, mi pare cosa buona e giusta chiudere la recensione citando lo stesso: “Alle volte, uno si sente incompleto, ed è soltanto giovane.”

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