Li riconosci subito, quelli che amano l’autunno.
Mentre gli altri contemplano con malinconia i sandali da riporre e protestano perché alle sette di sera è già buio, loro osservano il cielo grigio con aria soddisfatta. Alla prima foglia caduta annunciano felici: «Finalmente!». Alla seconda hanno già tirato fuori il plaid. Alla terza stanno preparando una tisana alla cannella, anche se fuori ci sono ancora ventisette gradi.
Per loro l’autunno non è una stagione: è uno stato d’animo. È il ritorno alla normalità dopo gli eccessi dell’estate, quando si pretende che tutti siano allegri, abbronzati e desiderosi di uscire. In autunno, invece, si può restare a casa senza dover fornire spiegazioni. Piove. Fa fresco. C’è vento. Il divano diventa una destinazione perfettamente legittima.
Gli amanti dell’autunno aspettano per mesi il momento in cui potranno pronunciare parole come castagne, zucca, bosco e cioccolata calda. Fotografano alberi color rame, tappeti di foglie e tazze fumanti. Possiedono almeno una coperta morbida, una scorta di tè sufficiente ad affrontare un assedio e una candela profumata che promette “Sera nel bosco”, ma odora soprattutto di dolci appena sfornati.
Amano la pioggia, purché possano guardarla dalla finestra. Apprezzano la nebbia, se non devono guidare. Trovano romantico il vento, finché non rovescia l’ombrello e non deposita sulla loro testa metà delle foglie del quartiere.
E poi ci sono i libri.
L’autunno sembra inventato apposta per leggere: il silenzio della casa, la luce più morbida, il rumore dell’acqua sui vetri. Un romanzo, una poltrona, qualcosa di caldo da bere e magari un cane acciambellato accanto. Il gatto, naturalmente, si sistemerà proprio sul libro o sullo stomaco del lettore: anche lui ama l’autunno, ma soprattutto ama rendersi indispensabile.
Chi ama questa stagione non è necessariamente malinconico. Forse ha soltanto scoperto che esiste una felicità quieta, fatta di piccoli riti e giornate senza clamore. L’autunno non chiede di correre, di mostrarsi, di approfittare del bel tempo. Invita a rallentare, a rientrare, a scegliere ciò che scalda davvero.
Certo, gli innamorati dell’autunno tendono a dimenticare qualche dettaglio: i panni che non si asciugano, le scarpe bagnate, il raffreddore, il riscaldamento ancora spento e quella pioggia “così poetica” che dura da quattro giorni.
Ma lasciamoli sognare.
In fondo, ogni stagione ha bisogno dei suoi entusiasti. E quelli dell’autunno sono già lì, con il plaid sulle ginocchia e una tazza fra le mani, pronti a perdonargli tutto in cambio di una foglia rossa, del profumo delle caldarroste e di una buona ragione per non uscire.
Testo e copertina creati con l’assistenza di ChatGPT.
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