La tragedia ebbe inizio alle otto e dodici minuti di un martedì mattina.
Babette aprì il barattolo dei biscotti, che contrariamente al solito si trovava sul lavello della cucina.
Vuoto.
Lo capovolse.
Niente.
Lo scosse.
Niente.
Ci guardò dentro, come se i biscotti potessero essersi nascosti sul fondo per farle uno scherzo.
Niente.
Baguette, che aveva riconosciuto il rumore del barattolo da una distanza di circa tre chilometri, arrivò di corsa.
Si sedette.
Guardò Babette.
Guardò il barattolo.
Guardò di nuovo Babette.
Babette disse la frase che nessun cane dovrebbe mai sentire.
«Sono finiti.»
Baguette rimase immobile.
Un orecchio dritto.
L’altro ancora più dritto.
«Finiti?»
«Finiti.»
«Tutti?»
«Tutti.»
Baguette si alzò lentamente.
«Chiudi le porte.»
«Cosa?»
«Nessuno esce da questa casa.»
Sul divano, Maya aprì un occhio.
Poi lo richiuse.
«Abbiamo un ladro» annunciò Baguette.
Maya riaprì l’occhio.
«Abbiamo una persona che si è dimenticata di comprare i biscotti.»
«Il barattolo ieri sera era pieno.»
Maya aprì anche l’altro occhio.
Questo cambiava le cose.
Scese dal divano con molta calma, si stiracchiò prima con le zampe anteriori e poi con quelle posteriori e raggiunse la scena del crimine.
Annusò il barattolo.
Guardò Babette.
Guardò Baguette.
«Nessuno tocchi niente.»
Baguette spalancò gli occhi.
«Lo sapevo! È un’indagine!»
«No. Voglio soltanto evitare che tu lecchi le prove.»
Baguette richiuse la bocca.
L’ispezione della cucina cominciò immediatamente.
Maya procedeva lentamente, con la coda sollevata.
Baguette la seguiva con il naso incollato al pavimento.
«Qui!»
Maya si voltò.
Sul pavimento c’era una briciola.
Una sola.
Baguette la fissò.
«Una prova.»
«Sì.»
«Posso assaggiarla?»
«No.»
«Per capire che biscotto era.»
«No.»
«Per la scienza.»
«Baguette.»
«Va bene.»
Maya si chinò ad annusare.
«Biscotto.»
Baguette la guardò ammirata.
«Come hai fatto?»
Maya sollevò lentamente la testa.
«Sono un gatto.»
«E quindi?»
«Lascia stare.»
La briciola si trovava vicino alla porta del balcone.
Le due investigatrici si guardarono.
Poi sentirono:
TUMP.
Baguette fece un salto.
Maya no.
Maya non faceva salti per un semplice tump.
Al massimo sobbalzava impercettibilmente e poi negava.
TUMP.
Baguette si avvicinò alla porta.
Sul balcone c’era un piccione.
Un piccione enorme.
Rotondo.
Grigio.
Con il collo gonfio e l’espressione di chi si trovava lì per puro caso e non aveva assolutamente niente da nascondere.
Baguette partì.
«TU!»
Il piccione fece un passo indietro.
«Io cosa?»
«Dove sono i biscotti?»
«Quali biscotti?»
«Aha!»
Maya arrivò alle spalle di Baguette.
«Perché “aha”?»
«Ha detto quali biscotti.»
«Perché gli hai chiesto dei biscotti.»
Baguette ci pensò.
«Giusto.»
Il piccione gonfiò ancora di più il petto.
«Mi chiamo Orazio e pretendo di essere trattato con rispetto.»
Maya lo osservò.
«Sei seduto dentro un sottovaso.»
Orazio guardò in basso.
Si spostò di tre centimetri.
«Adesso non più.»
Baguette gli si avvicinò.
«Dove ti trovavi ieri sera tra le nove e le undici?»
Maya la guardò.
«Dove hai sentito questa frase?»
«Televisione.»
«Immaginavo.»
Orazio rifletté.
«Alle nove ero sul tetto del numero 315. Alle nove e venti ero sul cornicione della signora del terzo piano. Alle dieci…»
Esitò.
Baguette avanzò.
«Alle dieci?»
«Avevo un impegno.»
«Che genere di impegno?»
Orazio abbassò la voce.
«Patatine.»
Silenzio.
Baguette drizzò entrambe le orecchie.
«Patatine?»
«Un sacchetto quasi intero. Vicino ai cassonetti.»
Baguette lo fissò.
«Quasi intero?»
«Quasi.»
«E te lo sei mangiato tutto tu?»
«Signorina, io sono un piccione.»
Baguette rimase in silenzio per qualche secondo.
«Maya?»
«Sì?»
«Possiamo accusarlo lo stesso?»
«Per quale reato?»
«Aver trovato le patatine prima di me.»
Maya intervenne.
«Hai visto qualcuno entrare o uscire dal balcone?»
Orazio scosse la testa.
«No. Ma ho sentito un rumore.»
Baguette trattenne il fiato.
«Quale rumore?»
Orazio guardò verso il soggiorno.
«Veniva da lì.»
Il soggiorno fu perquisito centimetro per centimetro.
Dietro le tende: niente.
Sotto il tavolo: niente.
Dietro la poltrona: una pallina che Baguette cercava da aprile.
L’indagine fu sospesa per diciassette secondi per festeggiare il ritrovamento.
Poi Maya individuò qualcosa.
Una seconda briciola.
Vicino al divano.
«Il ladro è passato di qui» disse Baguette.
Maya osservò lo spazio sotto il mobile.
«Bisogna controllare.»
Baguette infilò la testa sotto il divano.
Poi le spalle.
Poi metà del corpo.
Poi si fermò.
«Maya?»
«Sì?»
«C’è un problema.»
«Quale?»
«Non vado più avanti.»
«Torna indietro.»
Silenzio.
«Non vado neanche indietro.»
Maya contemplò la scena.
Dal divano spuntava soltanto il sedere di Baguette, con due zampe posteriori che scalciavano nell’aria.
In quel momento Babette entrò nella stanza.
Guardò Baguette.
Guardò Maya.
«Che sta facendo?»
Maya si sedette e avvolse elegantemente la coda intorno alle zampe.
«Non la conosco.»
«MAYA!»
Liberare Baguette richiese tre minuti, un cuscino spostato e qualche parola di Babette che non è necessario riferire in un racconto destinato ai bambini.
Ma l’operazione diede un risultato.
Sotto il divano c’erano altre due briciole.
Baguette le indicò trionfante.
«Il ladro si è nascosto qui!»
Maya esaminò la distanza fra il pavimento e il divano.
Poi guardò Orazio, che nel frattempo si era affacciato dalla porta del balcone per seguire l’indagine.
Guardò di nuovo lo spazio.
«Orazio non ci passa.»
Il piccione si offese.
«Vorresti insinuare qualcosa?»
«Sei grasso.»
«Ho una costituzione importante.»
«Sei grasso.»
«Ho le piume.»
«Sei grasso.»
«Posso tornare alle mie patatine?»
Baguette era confusa.
«Allora non è stato lui.»
«Sembrerebbe di no.»
«Abbiamo perso il nostro sospettato.»
Maya cominciò a camminare.
Una volta avanti.
Una volta indietro.
Poi si fermò.
«No.»
Baguette la raggiunse.
«Hai capito?»
«Forse.»
«Chi è stato?»
Maya guardò verso la cucina.
«Qualcuno che poteva aprire il barattolo.»
Baguette impallidì.
Per quanto possa impallidire un cane prevalentemente bianco.
«Qualcuno… con le mani.»
Entrambe si voltarono lentamente.
Babette era seduta al tavolo e beveva il tè.
Si accorse di essere osservata.
«Che c’è?»
Maya avanzò.
«Dove sono i biscotti?»
«Ve l’ho detto. Sono finiti.»
Baguette si mise accanto a Maya.
«Dove eri ieri sera tra le nove e le undici?»
Babette abbassò la tazza.
«A casa.»
Baguette guardò Maya.
«Confessa di essere stata sulla scena del crimine.»
«Baguette, lei abita sulla scena del crimine.»
«Ah.»
Maya continuava a fissare Babette.
Poi guardò il lavello.
Sul lavello c’era il barattolo.
Lavato.
Maya socchiuse gli occhi.
«Lavato. Interessante.»
Babette seguì il suo sguardo.
Guardò il barattolo.
Poi si batté una mano sulla fronte.
«Oh, santo cielo!»
Baguette si irrigidì.
«Cosa?»
Babette aprì un’anta.
Prese una scatola.
La aprì.
Dentro c’erano tutti i biscotti.
Tutti.
Interi.
Bellissimi.
Profumati.
Baguette emise un suono che probabilmente fu udito anche da Orazio, nonostante nel frattempo fosse tornato sul tetto del numero 315. O vicino al cassonetto.
«I BISCOTTI!»
«Ieri sera ho lavato il barattolo e li ho messi qui» spiegò Babette. «Poi me ne sono completamente dimenticata.»
Baguette guardò Maya.
Maya guardò Baguette.
Entrambe guardarono Babette.
«Quindi» disse Baguette lentamente, «abbiamo passato tutta la mattina a indagare perché lei si era dimenticata dove aveva messo i biscotti.»
«Esatto» disse Maya.
«Sono rimasta incastrata sotto il divano.»
«Esatto.»
«Abbiamo interrogato un piccione.»
«Esatto.»
«Grasso.»
Dalla finestra arrivò una voce.
«VI SENTO!»
Il caso era chiuso.
Baguette ricevette un biscotto come risarcimento per i danni morali, investigativi e per l’incidente sotto il divano.
Poi ne ottenne un secondo sostenendo che il primo era una prova e quindi non contava.
Babette tornò al suo tè.
Orazio partì alla ricerca di patatine.
Maya si allontanò verso il soggiorno.
«Aspetta» disse Baguette.
Maya continuò a camminare.
«Maya.»
Nessuna risposta.
«Maya!»
La gatta si fermò.
Molto lentamente si voltò.
Baguette la fissava.
Qualcosa era appena caduto dalla bocca di Maya.
Una cosa minuscola.
Rotonda.
Marroncina.
Sul pavimento, tra loro, c’era… una briciola di biscotto.
Baguette spalancò gli occhi.
Maya guardò la briciola.
Poi guardò Baguette.
«Non significa niente.»
«MAYA!»
La gatta partì di corsa.
Baguette dietro.
Dal balcone Orazio gridò: «LO SAPEVO!»
E Babette, dalla cucina: «NON ROMPETE NIENTE!»
Il caso, evidentemente, non era affatto chiuso.
Testo e copertina creati con l’assistenza di ChatGPT.
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