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Recensione: La Drag Queen e il Re degli Homo Pomp, di TJ Klune

 

Credete nell’amore a prima vista?

Sanford Stewart proprio no. Anzi, crede nel suo esatto contrario, grazie al re degli Homo pomp, Sua Frociosità Pompato I. Sembra infatti che Darren Mayne non abbia altro scopo nella vita se non far piombare nel caos l’esistenza tranquilla e ordinata di Sandy, per il solo gusto di infastidirlo. Sandy lo odia e niente potrà mai fargli cambiare idea.

O almeno così vuol credere.

Ma quando il proprietario del Jack It – il club nel quale Sandy si esibisce nei panni della drag queen Helena Handbasket – gli si presenta con una proposta disperata, Sandy si rende conto che potrebbe essere giunto il momento di mettere da parte i suoi sentimenti per Darren; il gay bar dovrà infatti chiudere se qualcuno non convincerà Andrew Taylor, il sindaco di Tucson, a tenerlo aperto.

Qualcuno come Darren, il figlio illegittimo dell’uomo.

L’infallibile piano è il seguente: sedurre Darren e spingerlo a convincere il padre a rinnovare il contratto tra il club e l’amministrazione cittadina.

Semplice, no?

Sbagliato.


Titolo: La Drag Queen e il Re degli Homo Pomp.
Autore: TJ Klune.
Traduzione: Claudia Milani.
Genere: Romance M/M.
Editore: Dreamspinner Press Italia.
Prezzo: euro 4,29 (eBook).

Ho letto questo romanzo, sequel di Dimmi che è vero di TJ Klune, quest’estate, nella sua versione originale. Approfittando di una calura insostenibile fuori, della famiglia tutta al completo al mare mentre io mi rilassavo in una casa totalmente deserta, con l’aria condizionata a palla, ho potuto leggere e ridere a crepapelle a ogni battuta senza preoccuparmi di essere presa per pazza. E bisogna dirlo, è uno dei romanzi più esilaranti io abbia mai letto. Sicuramente con molte battute spinte, alcune volgarità che farebbero arrossire i più sgamati, ma con uscite così geniali da lasciare esterrefatti il più delle volte.

Mentre leggevo, mi sono ritrovata a riflettere su due cose: la prima, che ero “sola” a leggere e che non potevo condividere questa mia ilarità praticamente con nessuno; il romanzo non era stato ancora tradotto in italiano e pertanto non avrei potuto commentare i passaggi più divertenti con nessuna delle lettrici di questo autore  e  che frequentano gli stessi gruppi di lettura che frequento io. E ammetto che era triste il non poter esprimere le mie sensazioni a nessuno. La seconda, conseguente, era che chiunque avesse dovuto tradurre questo romanzo avrebbe avuto delle belle gatte da pelare: la presenza di battute –  giri di parole, doppi sensi, gag,  slang a fiumi – non avrebbero reso facile l’impresa. E, cosa assai più difficoltosa, rendere lo spirito ironico-malinconico che in genere è presente in ogni testo di TJ Klune non sarebbe stato affatto facile. Molto semplice sarebbe stato infatti scivolare nel retorico. C’è anche da sottolineare che spesso un testo tradotto dall’inglese all’italiano può risultare volgare e untuoso e qui il risultato avrebbe potuto essere tale se non peggiore. Perciò mi sono accostata al testo tradotto con una certa circospezione, ben consapevole però che con il traduttore avrei dovuto essere indulgente. E invece la sorpresa. Non solo il testo è ottimo, ma addirittura migliore. Toglie quella patina di untuoso che si poteva percepire dal testo in originale. Si legge tutto d’un fiato, le battute sono centratissime, neppure quelle più “toste” nel senso di “hot” risultano così volgari come mi sarei aspettata e si ride, a crepapelle senza esitazioni, senza fermarsi a chiedersi cosa quel passaggio o quell’altro avessero in realtà voluto significare. E’ vero che in una recensione non si dovrebbe mai – o quasi mai – criticare nel bene o nel male  la traduzione, ma è pur vero che il traduttore non viene mai preso in considerazione, ed è, secondo me, una grossa pecca. Quando un testo è ben reso, il merito del traduttore è fondamentale, e pertanto come tale va celebrato. Quindi, poiché io non sono una che segue troppo le regole, ci ho tenuto a fare questo grande preambolo e citare la  traduttrice di questo romanzo perché ha fatto davvero un lavoro magnifico, curato e acuto. Pertanto una hola di riconoscenza: grazie per averlo tradotto – da oggi non sarò più così sola e potrò citare i passaggi più esilaranti con altre compagne di avventura – e grazie per averlo tradotto così bene.

Sul romanzo di TJ Klune si può dire ben poco: Klune è un genio e qui lo dimostra appieno. Genio non tanto perché riesce a tenere incollato il lettore al testo con battute da soffocamento istantaneo, ma perché dipinge con tinte coloratissime un mondo, una realtà e soprattutto costruisce attorno a personaggi straordinari un affresco di gioiosa contemporaneità. Non c’è un personaggio, principale o minore che non sia a fuoco, che non abbia la sua speciale ribalta. La storia potrebbe anche non esserci, sarebbe comunque una divertentissima sit-comedy sulle drag queen e sulla vita di tutti i giorni al di fuori del palcoscenico, ma invece c’è, e c’è anche una strepitosa storia d’amore – che a dire il vero io aspettavo da parecchi libri e anni addietro – ovviamente travagliata ma con il dovuto lieto fine. Consiglio pertanto a tutti di leggere prima Dimmi che è vero, se si vuole conoscere bene Sandy e Darren, ma dopo averli conosciuti consiglio anche incursioni in La nostra identità e soprattutto L’arte di respirare romanzi che appartengono alla quadrilogia Un insolito triangolo, sempre di TJ Klune  e dove questa “banda” di scalmanati, sconclusionati, pazzi e adorabili personaggi compare in piccoli cameo e già in quei testi promettevano di fare faville.

A TJ Klune non si possono dare meno di 5 stelline, a prescindere. Cinque in più, in ogni caso, alla traduttrice di questo testo così particolare.

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2 Commenti

  1. Lidia Calvano
    11 Gennaio 2018 at 16:58 — Rispondi

    Ho iniziato da poco a leggerlo e concordo con la recensione: un vero spasso! 🙂 Avevo proprio bisogno di un libro così divertente!

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