Della mostra sulla Belle Époque al Palazzo Blu di Pisa con mia sorella se ne parlava da ottobre scorso: oltre novanta opere provenienti da prestigiosi musei italiani e internazionali con un focus privilegiato su grandi nomi come Boldini, De Nittis, Corcos, Zandomeneghi che seppero inserirsi nel fermento artistico della Parigi di fine secolo XIX. Una “bella epoca”, quella compresa tra il 1880 e il 1900, soprattutto se si considera cosa è successo nel XX. Volendo fare un parallelismo, viene da pensare che anche tra il 1980 e il 2000 pensavamo che potesse andare tutto bene e sappiamo com’è andata dal 2001 in poi.

Quadro di Boldini (la passeggiata): una giovane donna splendidamente abbigliata esce da un portone e scende i gradini che portano alla strada.

BOLDINI: LA PASSEGGIATA

Comunque: una bella mostra pittorica e Pisa meritavano un viaggetto. Ed ecco che io e mia sorella ci mettiamo in macchina e raggiungiamo la ex repubblica marinara distesa sull’Arno. Meta primaria? Il Royal Victoria Hotel. Pregi? Antico, ben posizionato, dirimpetto al Palazzo Blu sede della mostra. Dalle foto sul sito sembrava che da un momento all’altro, in quei salottini, potessero mostrarsi dame e gentiluomini. Magari perfino i miei Kiran e Robert, chissà? Intanto la curiosità ci spinge a cercare l’origine del nome, visto che la regina Vittoria qualche capatina in Italia se l’è concessa. Hai visto mai?

Due giovani donne, vestite sobriamente di nero. Sono due istitutrici di famiglie fascoltose (gli abiti sono decisamente eleganti). Accanto a loro, una bambina con una grande cuffia bianca, gioca. Sulla sedia accanto alle due, molti fiori recisi.

CORCOS: LE ISTITUTRICI

Recita il sito dell’hotel: “Era il lontano 1837 quando Pasquale Piegaja, imprenditore lucchese con esperienza nel settore alberghiero, acquista l’edificio. Dopo aver trascorso diversi anni in Inghilterra, torna in Italia e rileva l’antica locanda, insieme a diversi edifici vicini, trasformandoli nell’Hôtel Royal de la Victoire, il più moderno del suo tempo. Nel 1838, in onore dell’incoronazione della Regina Vittoria d’Inghilterra, l’Hotel viene ribattezzato Royal Victoria Hotel. Questa scelta, mira ad attirare viaggiatori britannici e del Grand Tour, attratti dal clima mite e dalle bellezze della Toscana […] Col passare degli anni, il Royal Victoria Hotel diventa un punto di riferimento per la nobiltà e i viaggiatori provenienti da tutta Europa e dalle Americhe. Con l’avvento del fascismo, l’Hotel è costretto a cambiare nome in Albergo Reale Victoria. La guerra mette a dura prova Pisa, ma l’albergo continua la sua attività, nonostante i bombardamenti che colpiscono parte della struttura. Oggi, i fratelli Maurizio e Nicola Piegaja, insieme al loro insostituibile staff, portano avanti la tradizione di ospitalità della famiglia, mantenendo viva l’anima autentica dell’Hotel più antico d’Italia.

Una tavola in giardino, apparecchiata con una tovaglia bianca e suppellettili eleganti. Al desco, un bambino e una giovane donna, probabilmente la madre. Un'oca e altri animali da cortile circondano il tavolo.

DE NITTIS: COLAZIONE IN GIARDINO

Insomma, una mossa – azzeccata – di bieco marketing ante-litteram. Però… l’albergo ha i suoi 189 anni e li dimostra tutti. Suggestivo quanto volete, ma fatisciente. E un tantino inquietante perché nella stanza assegnata a me e mia sorella Elisa… l’armadio si lamenta. Ogni volta che ci muoviamo, complice un pavimento disconnesso e imbarcato, scricchiola e geme. E vogliamo parlare della porta d’ingresso? Basterebbe una spintarella ad abbatterla e, in più, trema quando si chiude la porta del bagno che, invece si incastra nella cornice. Durante la notte i radiatori del riscaldamento – vittoriani originali – cantano, ticchettano, mugugnano. In compenso il letto è comodo, la colazione è decente e basta sedersi in modo di non incontrare lo sguardo corrucciato del ritratto di un’inquietante bambina che Elisa battezza subito Mirtilla Malcontenta.

Lungarno pisano. Una schiera di palazzetti. Fra loro spicca una costruzione blu.

PALAZZO BLU SUL LUNGARNO (PISA)

Ma veniamo alla mostra. Il percorso si snoda raccontando la nascita della Belle Époque dagli sconvolgimenti politici del 1870 (e riecco il parallelismo con i nostri anni ’70) alla nascita della Parigi moderna, spumeggiante, mondana che accoglie artisti da tutto il mondo e li affascina, avviluppa, istruisce ed esalta. Impossibile mostrare tutto lo splendore delle tele esposte. Mi hanno colpito la gioiosa nudità delle tre ninfe di Giorgio Kienerk nella tela “Giovinezza”; il fascino della “Passeggiata” di Giovanni Boldini; l’eleganza delle “istitutrici ai Campi Elisi” di Vittorio Matteo Corcos; lo struggente “Colazione in giardino”, ultima tela di Giuseppe De Nittis morto a soli trentotto anni. Alla bellezza delle opere esposte si è aggiunta la gioia di vedere le sale gremite di visitatori attenti ed entusiasti, tra cui molti giovani. Per una mostra che si avvia a conclusione dopo più di cinque mesi dall’apertura, scalda il cuore cogliere un simile interesse. Quindi, io ed Elisa abbiamo festeggiato con un bombolone caldo da sbocconcellare sul lungarno.