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La presentazione di un libro – la mia esperienza (3), di Amneris Di Cesare

Bene. La libreria della propria città è stata contattata e trovata. E adesso? Si ha una seppur vaga idea di come organizzare una presentazione al meglio? Cosa ci vuole per presentarsi? Se stessi.

Il libro, si dà per scontato, avendolo scritto, si debba saper bene di cosa parli e si è pronti a rispondere a tutte le eventuali domande trabocchetto che il numerosissimo pubblico (di questo non si ha certezza, ma una candela a San Cassiano, protettore degli Scrittori, a San Giovanni Bosco, protettore degli Editori e perché no, anche a San Lorenzo Martire, protettore dei Bibliotecari che in questo caso, magari protegge pure i Librai e la libreria in questione si può sempre accendere e male non fa, hai visto mai?) vorrà sicuramente fare al libro che alcuni avranno già letto e non avranno apprezzato, altri non avranno letto ma vorranno sicuramente saperne di più prima di decidere di investire una decina di euro per comprarlo e soprattutto leggerlo veramente.

Ma chi presenta lo Scrittore-Emergente-Che-Presenta-Il-Suo-Libro-Appena-Uscito? Ci vuole un relatore. Ora, sicuramente lo Scrittore-Emergente avrà amici letterati con cui chatta periodicamente su Facebook e su Twitter, e avrà certamente un amico illuminato che si diletta di poesia e di letteratura di tanto in tanto, così disponibile da sorbirsi l’incombenza: prima di leggere il libro in questione, poi di presentarlo al meglio, nonostante magari non si sia proprio innamorato di trama e personaggi custoditi gelosamente all’interno.

Tutto fa brodo. Diciamo che il relatore è importante, ma non indispensabile. Se poi si può disporre di uno scrittore affermato o in via di brillante carriera come ho avuto io (mitico Stefano Santarsiere!)  in tutte le presentazioni che ho organizzato, tanto meglio. Ma un relatore, secondo la mia pur esigua esperienza ci vuole e deve esser e scelto al meglio, soprattutto in base alla capacità dialettica e al carisma. Non c’è niente di più triste di una platea rada e assonnata, che assiste quasi subendo la prolissità di un relatore che non sa bene di cosa parlare, che si perde in digressioni incomprensibili e uno scrittore indeciso, che non sa come rispondere alle sollecitazioni improvvise del relatore, riavutosi dal delirio onirico delle sue divagazioni e che riprende le redini porgendo domande inaspettate del tipo “Cosa vuoi leggerci del tuo libro adesso?”.

Consiglio lo Scrittore-Emergente-Presentante di farsi una scaletta degli argomenti da trattare, di selezionare brani del proprio libro da leggere e di suggerirli al relatore prima della presentazione. Meglio sarebbe un breve breafing tete-à-tete con il relatore qualche giorno prima per concordare i temi, la tempistica, le pause, gli attacchi e la durata stessa dell’evento.

E soprattutto, se il libro è breve, valutare attentamente la possibilità di non raccontare tutto il libro durante la presentazione, togliendo agli astanti il piacere di scoprirlo attraverso la lettura dello stesso. Il motto è: incuriosire senza svelare. Potrà sembrare scontato, ma non lo è affatto. Ho assistito a molte presentazioni dove tutto il romanzo o quasi veniva raccontato, i colpi di scena svelati, i passi più incisivi letti e ripassati più volte.

Ma la cosa più importante è “incisività”. Mai essere timidi e insicuri. Mai perdere il filo del discorso e svolazzare qua e là con i ricordi, ma restare sempre fermi e diritti al punto: il protagonista in quel momento non siete voi, autore, ma il vostro libro, il personaggio protagonista e la storia che raccontate nel libro. Anche se sono amici e parenti e amici dei parenti, le persone in platea dovranno essere incoraggiati a comprare quel libro che voi state descrivendo e per farlo dovete trovare il modo più giusto e sicuro per incuriosire e convincere all’acquisto.

E infine, buona fortuna. La prima presentazione, concordo, non è una passeggiata di salute. E, sappiatelo, neppure la seconda, la terza, la quarta e la quinta. Forse alla sesta già ci avrete fatto l’abitudine e sarete ormai navigati ed esperti. Ma qualcosa mi dice che non lo si diventa mai del tutto.

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