A modo mioIntervisteRubricheSelfHelp

La presentazione di un libro: il relatore, di Amneris Di Cesare (prima parte)

Negli ultimi anni ho assistito a svariate presentazioni librarie e ho notato una diminuzione della partecipazione dei lettori a questi eventi. A meno di non essere l’ultimo rapper di grido, il talent appena uscito da Xfactor o Amici o una star del firmamento letterario consolidato, gli autori esordienti che abbiano pubblicato con piccole case editrici incontrano enormi difficoltà a far intervenire il pubblico alle proprie presentazioni. E quando riescono, alla fine, a vendere tre, quattro copie, esultano come se avessero vinto un cinquantino a un gratta e vinci.

L’autore emergente, poi, arrivato al secondo o terzo libro in uscita, deve fare i conti con la defezione degli amici e dei parenti (e dei vecchi compagni di scuola), che alla prima presentazione hanno presenziato in tanti perché, si sa, la novità attira sempre la massa, ma poi… l’influenza, la nonna che sta male, la macchina da portare dal meccanico, l’appuntamento dal dentista proprio in concomitanza di quell’evento (magari alle 21:00 di un sabato sera) impediranno a tanti di intervenire alle presentazioni successive.

Che cosa può inventarsi un autore per rendere più interessante il proprio evento e attirare spettatori?

Ho spesso notato che i relatori chiamati a presentare un libro non hanno le idee chiare in merito: molti rivelano tutta la trama del libro, altri si prendono tutta la scena togliendo visibilità all’autore e al libro che dovrebbe essere, invece, il solo e unico protagonista dell’evento. Altri, infine, mostrano di non aver neppure letto il libro che stanno per presentare.

Allora, come dovrebbe essere un relatore ideale per una presentazione?

Siccome a me piace molto fare domande agli scrittori soprattutto su ciò che gravita attorno ai libri, sono andata a chiederlo a un relatore che mi ha seguito in una delle presentazioni più belle e di successo che abbia mai avuto (nell’articolo che seguirà, intervisterò in proposito tre autori che con le presentazioni ci sanno fare e fanno sempre il pienone). Il primo relatore, anzi relatrice è Bruna Mozzi.

Carissima Bruna, grazie per aver accettato di rispondere ad alcune mie domande. Iniziamo con la prima:

Come si sceglie un relatore?

Consiglierei di rivolgersi alle associazioni, o a biblioteche che hanno un appuntamento fisso con le presentazioni, quelle librerie che organizzano eventi e che dispongono di nomi ricorrenti. In genere, possono fornire di una rosa di quattro o cinque nomi di persone esperte di letteratura e consigliare il relatore più adatto. Poi si può fare una breve ricerca per conoscere meglio queste persone e scegliere quella più congeniale.

Come deve essere il relatore?

Innanzitutto deve essere una persona appassionata e che si intende di letteratura. Non necessariamente uno scrittore, ma di sicuro uno che ama l’argomento. Ma può capitare – come è capitato a me, di dover  presentare un libro che parlava di bit-coin e io non so molto di economia – che si debba introdurre un libro di cui si sa poco o nulla. A quel punto, si devono svolgere alcune ricerche per conoscere l’argomento in modo da poter sottoporre domande adeguate a cui l’autore deve poter rispondere con agio. Ovviamente, se il presentatore è a conoscenza dell’argomento, potrà illustrarlo al meglio e parlarne più profusamente.

Inoltre, siccome la presentazione è pur sempre un’occasione per vendere un libro, per poter intrigare il pubblico e stimolarlo, vedrei bene un relatore uomo se l’autore è una donna e viceversa: questo offre alla presentazione non solo uno spunto di riflessione, partendo dal punto di vista e dall’esperienza opposti, ma permette anche di bilanciare e provocare attenzione sul pubblico: uno spettatore si sentirà più coinvolto se a porre domande sarà qualcuno in cui si identifica, lo stesso avverrà per una donna, se il libro è stato scritto da un uomo e la presentatrice porrà domande che partono dal punto di vista femminile. Il pubblico per non annoiarsi e farsi coinvolgere ha bisogno di identificarsi nel presentatore e di riflesso nel libro, che poi passerà ad acquistare.

Forse questo discorso può non valere per i romanzi rosa: se il presentatore è una donna, potrà comprendere forse meglio il messaggio all’interno del romanzo e trasmetterlo al pubblico.

Come non deve essere il relatore?

Di sicuro non deve essere egocentrico e ingerente. Può essere anche un personaggio famoso nell’ambito del mondo editoriale, ma deve sempre tenere presente che non è lui il protagonista dell’evento. A meno che non si tratti di una tavola rotonda o un dibattito, allora in quel caso potrà intervenire fornendo la propria opinione sull’argomento. Se si tratta semplicemente della presentazione di un libro scritto da un/una collega, allora dovrà essere capace di stimolare interesse focalizzando l’attenzione sul libro e sull’autore e non su se stesso.

Se si è preparato alcune domande in precedenza, deve saperle comunque calibrare. Può capitare infatti di avere a disposizione una decina di domande, ma di poterne utilizzare solo cinque. Chi deve parlare è l’autore. E il relatore deve cercare di non essere neppure troppo insistente su un determinato argomento, che l’autore magari non vuole approfondire. Insomma, deve essere capace di restare in ombra, eclissarsi se necessario.

Hai parlato di domande da preparare in precedenza. È bene che il relatore si prepari una scaletta?

Dipende. Quando ho presentato il libro “Le tre del mattino” di Carofiglio non avevo il suo contatto. Mi sono andata a studiare su YouTube tutto ciò che lo riguardava: dalle presentazioni alle interviste e dibattiti a cui aveva presenziato, per conoscerlo meglio e poi, sì, preparai una quindicina di domande, ma ne utilizzai solo cinque. Dovevo lasciare andare avanti lui, perché era lui il protagonista.

Daverio, che ho presentato al Festival Biblico di Vicenza, si è solo informato prima sul tipo di domande che avrei fatto, ma non ha avuto nulla da eccepire sulla natura delle stesse.

Certo, forse con autori non Vip è più facile, anche se non sempre. Alcuni sono spesso reticenti a parlare, sia del libro che di sé, e allora devi calibrare tra insistenza e discrezione, ma devi comunque presentare il libro in modo che piaccia e venga acquistato.

Cosa può fare, inventarsi un autore per rendere più originale una presentazione? Perché secondo te c’è questa “stanca” da parte delle persone ad andare alle presentazioni librarie?

È vero, è sempre meno allettante andare alle presentazioni, le persone quasi fuggono quando vedono che in libreria se ne sta organizzando una. Le ragioni sono molteplici: la prima è che alla gente non piace stare così tanto tempo ad ascoltare altri che parlano di un libro che non conoscono. La seconda è che adesso funzionano molto le presentazioni dei Vip. Un rapper, un cantante, una star di YouTube che faccia dei firma-copie attira tantissimo. Perché il richiamo è verso ciò che è noto al grande pubblico, in special luogo sfondano coloro che si fanno vedere in televisione.

Le librerie sono piene di eventi del genere e spesso non sprecano energie per organizzarne altre. Addirittura molte non inviano neppure i comunicati stampa ai giornali locali o agli uffici stampa, né inviano più le newsletter informative alle mail dei propri clienti. Non è facile, lo riconosco.

Secondo me, funziona meglio organizzare le presentazioni presso associazioni culturali, circoli di lettura, biblioteche comunali. Usare i metodi audiovisivi quali slide e Power Point funziona altrettanto bene: le persone amano vedere fotografie e materiale audiovisivo. Inoltre, in quelle strutture c’è più partecipazione perché il pubblico è fidelizzato – nelle associazioni, gli iscritti pagano la tessera per questo motivo, quindi la partecipazione è assicurata. Si ottiene quasi sempre il pienone. Come qualche settimana fa, a una presentazione che ho fatto al Circolo Ufficiali. Era davvero affollata. Senza contare che l’autore porta i suoi libri e l’Associazione percepisce una cifra che concorda preventivamente su ogni copia venduta: guadagna qualcosa e ciò la invoglia a organizzare più eventi.

Grazie, Bruna per questa interessantissima chiacchierata.

Chi è Bruna Mozzi?

Padovana, laurea in lettere antiche e in scienze politiche ha insegnato presso vari istituti superiori ad adulti ed adolescenti e oggi è docente di latino e greco presso il liceo classico Tito Livio di Padova. Collabora con la facoltà di Scienze Politiche di Padova con interventi sulla letteratura contemporanea e la memorialistica di guerra.

Da anni presenta libri ed autori, in librerie e in manifestazioni quali Fiera delle Parole (Padova), Comodamente (Vittorio Veneto), Pordenonelegge (PN), Festival Biblico (Vicenza), Festival di Caorle, Salone del Libro (Torino), Comodamente (Vittorio Veneto) con particolare attenzione alla produzione letteraria del Triveneto. Sono usciti due volumi di storia: “Venezia e i Turchi” e “Dalla romanizzazione alla Serenissima” per la casa editrice Biblioteca dei Leoni.

Si è sempre interessata di cinema e teatro (di cui è referente per il proprio liceo); ha partecipato a tre edizioni nella giuria del Premio OFF, presso il teatro Verdi di Padova.

È autrice teatrale di “Italina: la Grande Guerra e la sua vedova” più volte replicato tra Padova e provincia. Presiede una giuria di premi letterari.

Come giornalista, scrive su numerosi quotidiani.

Ha presenziato come relatore a numerose presentazioni librarie: tra le altre, Mauro Corona, Katia Ricciarelli, Philippe D’Averio, Gianrico Carofiglio, Arrigo Cipriani, Valerio Massimo Manfredi, Ferdinando Camon, Romolo Bugaro, Antonia Arslan.

La Pagina-Autore di Amneris Di Cesare su Amazon

Post precedente

Gli occhi del desiderio, Fan-Fiction di Sarah Bernardinello, seconda puntata

Post successivo

Recensione: El Diablo, di M. Robinson

Amneris Di Cesare

Amneris Di Cesare

1 Commento

  1. VeloNero
    16 marzo 2018 at 9:45 — Rispondi

    Mooolto interessante. Grazie

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *