Ho scoperto che c’è una piccola crudeltà nel tempo, ed è questa: non è cambiata la sua velocità, ma è cambiato il mio modo di sentirlo.

A vent’anni il tempo mi sembrava infinito. Le giornate si dilatavano, i mesi non finivano mai, l’attesa era quasi fisica. Ogni cosa era nuova: i primi amori, i primi lavori, le prime scelte davvero mie. E ogni novità lasciava un segno, riempiva lo spazio, rallentava la mia percezione del tempo: tutto era importante, tutto era degno di essere ricordato.
Poi, senza che me ne accorgessi, qualcosa è cambiato.
A cinquant’anni  — ma anche prima, a dire il vero — il tempo ha cominciato a correre. I giorni scorrevano ordinati, uno dopo l’altro, spesso simili. Le settimane si accorciavano, i mesi si accavallavano. E all’improvviso mi ritrovavo a dire: «Ma è già passato un anno?»

Perché succede?
La spiegazione più semplice che mi sono data è questa: la novità rallenta il tempo, la routine lo accelera.
Quando viviamo esperienze nuove, il cervello lavora di più, registra, cataloga, costruisce memoria. E più memoria significa più “spessore” del tempo. Al contrario, quando le giornate si somigliano, il cervello risparmia energia: archivia in blocco, salta passaggi, semplifica. E il tempo, così, sembra scivolare via.

Ma non è solo questo.
C’è anche una questione di proporzione. A vent’anni, un anno è un ventesimo della vita: enorme. A settant’anni (e abbondanti spiccioli: la mia età), è solo un settantesimo: molto più piccolo. Il tempo non cambia, ma il suo peso sì.
E allora?
Allora forse la domanda giusta che devo farmi non è «perché il tempo vola?», ma «come posso rallentarlo di nuovo?».

La risposta, guarda caso, è venuta fuori da una lunga chiacchierata con le amiche di sempre. Una risposta che è semplice e complicata insieme: cercare la novità. Non necessariamente grandi avventure — non serve scalare montagne! Io, poi, soffro di vertigini — ma piccoli scarti dalla routine. Un libro diverso rispetto ai generi letti abitualmente, una strada nuova per andare in luoghi conosciuti, un interesse che non avevamo mai coltivato.
Prima scelta collettiva: andiamo in palestra. Ci fa bene e ci divertiamo. E poi, lo shopping al negozio di sport è già un’avventura!
Seconda scelta, questa volta individuale: passeggiata in libreria a caccia di generi che di solito non “pascoliamo”.
Terza scelta (mia e di Paola): corso di inglese, così non faremo scena muta al prossimo viaggio all’estero.

Il tempo non si può fermare. Ma si può rendere più “denso”.
E forse è questo il segreto: non aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni (questa l’ho rubata, ma non so a chi).