Nei romanzi e nei film l’insegnante è una figura memorabile.
Entra in aula con passo deciso, guarda gli studenti negli occhi e pronuncia una frase destinata a cambiare il loro destino.
Gli studenti, fino a un attimo prima distratti e rumorosi, improvvisamente si illuminano.
Qualcuno scopre la poesia.
Qualcuno scopre la libertà di pensiero.
Qualcuno scopre addirittura il senso della vita.
A quel punto la classe si alza in piedi sui banchi e grida, commossa:
«Oh, capitano! Mio capitano!»
Sipario.

Nella realtà scolastica la scena è leggermente diversa.
Entro in aula con una cartella che pesa come una valigia da stiva (23 chili).
Dentro ci sono:
-compiti da correggere,
-verifiche da preparare,
-il registro (no, ai miei tempi non c’è in registro elettronico. Non c’è nemmeno la chat di classe. Tempi eroici signora mia!),
-un panino e una bottiglietta di acqua, perché finisco in classe alle 13:30 e la riunione sul progetto comincia alle 14:00,
-la circolare numero 47 bis.
La classe mi guarda con attenzione… per circa sette secondi.
Poi Diodato Emma chiede: «Prof, oggi interroga?»
Angelini Giulio chiede: «Prof, ma la pagina 28 entra nella verifica?»
E infine arriva la domanda che nessun insegnante dimentica mai, pronunciata con voce straziata da Sinibaldi Ulisse: «Prof, ma a cosa serve studiare questa roba?»
E io devo decidere se trascorrere un’ora a parlare dell’importanza della cultura nella vita di ognuno, oppure far finta di niente e andare avanti con quella bestia nera che si chiama “programma”.
Altro che Robin Williams.
A volte mi sento molto più vicino a un professor Fantozzi, eroe silenzioso di giornate interminabili tra interrogazioni, compiti e riunioni.

Eppure, nonostante tutto, ogni tanto succede qualcosa.
Uno studente capisce davvero.
Un altro scopre che leggere non è una tortura medievale.
Qualcuno si appassiona.
E in quei momenti — rarissimi ma preziosi — il mio lavoro e quello di ogni insegnante torna a somigliare un po’ alla leggenda.

Domanda per i lettori: Tra gli insegnanti che avete incontrato nella vostra vita, ne ricordate uno davvero speciale? Quello che non vi ha fatto salire sui banchi… ma che vi ha insegnato qualcosa che non avete più dimenticato?
(I miei ex alunni sono esclusi, ovviamente).

Copertina creata con ChatGPT.