Ci sono libri che piacciono. Libri che non piacciono. E poi ci sono quei libri: quelli che trasformano una tranquilla discussione tra lettori in una riunione di condominio, ma con più aggettivi.

Da una parte: «Un capolavoro assoluto. Mi ha cambiato la vita». Dall’altra: «A me ha cambiato soltanto l’umore. In peggio». Nel mezzo, qualcuno prova a dire «A me è piaciuto abbastanza» e viene guardato con sospetto da entrambe le fazioni.
Le recensioni si moltiplicano. I blog si scaldano. C’è chi difende il romanzo come se l’avesse scritto personalmente e chi ne denuncia ogni difetto con la precisione di un perito chiamato sul luogo del delitto. Anche il finale diventa materia di scontro: per alcuni è geniale, per altri è la prova che all’autore fosse scaduta la consegna.

A quel punto sorge la domanda: da che parte stiamo?

La tentazione di scegliere una squadra esiste. È comodo, dà un senso di appartenenza e permette di usare espressioni come «Noi che abbiamo capito il libro». Ma leggere dovrebbe essere un’attività meno impegnativa dell’arruolamento.
Possiamo ascoltare le opinioni altrui, certo. Una recensione entusiasta può incuriosirci; una stroncatura può metterci in guardia. Poi, però, tocca a noi aprire il libro. Magari, scopriremo che il presunto capolavoro ci fa sbadigliare a pagina 40. Oppure che il romanzo giudicato «illeggibile» ci tiene svegli fino alle tre, con il segnalibro abbandonato perché tanto manca poco.

I gusti personali hanno questa fastidiosa abitudine: sono personali. Possiamo discuterne, perfino accalorarci, senza trasformare chi non è d’accordo in un nemico della letteratura.
Perciò leggiamo, ragioniamo con la nostra testa e, se ci va, raccontiamo che cosa abbiamo trovato tra quelle pagine. Anche un «Mi è piaciuto, ma…» o un «Non fa per me, però…» può aprire una conversazione interessante.
E se qualcuno pretende una sentenza definitiva, possiamo sempre rispondere: «Aspetta che finisca il libro». È una frase ragionevole. Nei commenti, quasi rivoluzionaria.

Hanno partecipato alla discussione: Fernanda Romani, Eward C. Bröwa, Sabrina Tezzele, Rosy Martorana, Aurora R. Corsini, Giovanna Barbieri, Anna Gargiulo, Barbara & Claudia Peruggine, Babette Brown, Flavia Pellegrino.

Testo e copertina creati con l’assistenza di ChatGPT.