La sala d’attesa odorava di disinfettante e buone intenzioni.
Baguette sedeva composta — o almeno ci provava — con le orecchie dritte come antenne. Maya, invece, era un gomitolo di dignità ferita dentro al trasportino.
«Non capisco perché siamo qui,» disse Maya, con quel tono da Siberiana che ha già giudicato il mondo.
«Perché ci vogliono bene,» rispose Baguette, ottimista per vocazione. Poi abbassò la voce: «E perché ci sono il biscotto e la polpettina di fegato dopo.»
Maya socchiuse gli occhi. «Non giustificano nulla.»
La porta si aprì. «Maya!»
Il nome rimbalzò nella stanza come una condanna.
Dentro l’ambulatorio, la luce era troppo bianca. Il tavolo troppo freddo. Il veterinario, quel dottor Pietro Vitellozzi che Babette trovava simpatico, troppo sorridente.
«Allora, signorina… vediamo come stai.»
Maya si irrigidì. «Io sto benissimo. È il mondo ad avere dei problemi.»
Baguette osservava tutto con attenzione religiosa. Quando apparve la siringa, fece un passo indietro. Poi un altro. Poi si fermò, per orgoglio.
«È solo un attimo,» disse il veterinario.
Maya lanciò uno sguardo a Baguette. Uno di quelli che significano: se sopravvivo, ne parleremo.
Puntura. Rapida. Precisa.
Maya non fece un suono. Solo un lieve sussulto, e poi quella posa composta da regina offesa.
«Fatto,» disse il veterinario.
«Tutto qui?» chiese Baguette, stupita.
«Tutto qui.»
Baguette si rilassò. Errore.
«Adesso tocca a te.»
Il mondo rallentò.
La siringa tornò. Baguette la fissò come si fissano le cose che non dovrebbero esistere.
«Posso… posso pensarci?»
«No.»
Puntura.
«AH!» fece Baguette, più per principio che per dolore.
Maya, dal tavolo accanto, annuì con severa approvazione. «Era ora.»
Poi arrivò il momento.
Il termometro.
Il veterinario lo prese con la calma di chi non sa cosa sta per scatenare.
Baguette irrigidì tutte le zampe contemporaneamente. «No.»
Maya si ritrasse nel trasportino. «No.»
«È solo un attimo,» disse lui, ancora.
Silenzio.
«NO.»
Fu breve. Inevitabile. Ingiusto.
Baguette guardò nel vuoto, come chi ha visto troppo.
Maya fissò un punto imprecisato sul muro, ricalibrando la fiducia nell’umanità.
«Bravissime,» disse il veterinario, ignaro della tragedia.
Tornarono in sala d’attesa, dove le aspettava Babette. La traditrice.
Si sedettero una accanto all’altra, più vicine del solito.
«È stato…» iniziò Baguette.
«Umiliante,» concluse Maya.
«Sì.»
Pausa.
«Però,» aggiunse Baguette, «c’è il biscotto.»
Maya esitò. Poi sospirò. «Anche la polpettina al fegato.»
Uscirono insieme, Maya nel trasportino e Baguette al guinzaglio. Dignitose e leggermente offese.
Più complici di prima.
Perché, in fondo… mal comune… mezzo gaudio.
Copertina creata con ChatGPT.
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