Il tema ha scatenato ricordi, passioni e qualche piccola nostalgia.
Eward C. Bröwa ha scelto Tiger Jack, figura nata come spalla di Tex ma capace di rompere gli stereotipi del “selvaggio cattivo” e diventare simbolo di umanità e rispetto.
Federica Soprani ha confessato un amore antico per i comprimari, forse nato da una naturale empatia verso chi resta nell’ombra. Da Goemon di Lupin III fino al tormentato Raistlin Majere delle Cronache di Dragonlance, passando per Michele Corella, sicario umanista del suo primo romanzo, Federica ha mostrato come i personaggi secondari possano diventare protagonisti di mondi interiori.
Grazia Maria Francese ha elencato una piccola galleria di figure memorabili: da Desgrez della saga di Angelique al barista del Varietà di Bulgakov, dalla governante di Rebecca al raffinato Stein di Conrad. A renderli indimenticabili, dice, sono i dettagli: un gesto, un accessorio, una frase che li scolpisce nella memoria del lettore.
Antonella Sacco ha ricordato Spider de La prima notte di quiete, simbolo di un’amicizia intensa e poetica, e poi Yanez e Athos, le spalle perfette che diventano cuore dell’avventura.
Roberta Martinetti ha sottolineato come i personaggi secondari diano profondità e ritmo alla storia: senza di loro, le scene perderebbero mordente. E quando sono troppo affascinanti, finiscono per meritarsi un sequel.
Fernanda Romani ha citato Eowyn del Signore degli Anelli, gli ispettori di Maigret, il cuoco Fritz di Nero Wolfe, Tremal Naik e perfino la figlia di Castle: figure nate per stare ai margini, ma capaci di rubare la scena.
Infine, Ilaria Carioti ha ricordato antagonisti carismatici come Tarabas di Fantaghirò e l’affascinante Edo del suo romanzo Cuore in tempesta, al punto che le lettrici chiedono per lui una nuova storia.
✍️ Il mio parere?
Ho sempre creduto che i personaggi secondari siano il vero banco di prova per chi scrive.
Il protagonista ha dalla sua la luce della ribalta; ma è nel comprimario — nella sua voce più sottile, nei suoi silenzi — che si misura la profondità di un racconto.
Mi affascinano quelli che non reclamano nulla, eppure restano impressi come un’eco: il dr. Watson che racconta Holmes, Sam che regge Frodo, o il vecchio innamorato in un angolo d’osteria che dice una sola frase, ma la ricordi per anni.
Forse perché la vita stessa è fatta di “secondari”: e in fondo, quasi tutti noi lo siamo, ma con un bagliore di scena tutto nostro.
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L’immagine nel testo è una creazione di ChatGPT.
Copertina: rielaborazione Canva di due immagini free (il gruppo di ragazzi: immagine Canva); Sherlock Holmes e il dottor Watson: immagine creata da ChatGPT).

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