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QuattroZampe: Volare sul ponte, di Maria Silvia Avanzato

Le più grandi lezioni mi sono state date da mia nonna e dai gatti. Di mia nonna, mia convivente, osservo tutti i giorni l’ultima stagione: la più tenera e la più lenta, a volte malinconica e a volte talmente comica da risultare incredibile. Alcuni mesi fa, la nonna si è aggiudicata una nuova partita di scacchi con l’Oscura Signora e si è trovata per la seconda volta in terapia intensiva alle prese con un infarto scambiato per una banale indigestione. Nei momenti tragici e febbrili che ho trascorso seduta su una sedia accanto al suo letto (scongiurandola perché vincesse un’altra volta una certa partita a scacchi) ho avuto modo di seguire il filo sempre logico per quanto bizzarro dei suoi pensieri.

Mia nonna, reduce da un infarto e circondata dalle pessime previsioni dei medici, si preoccupava per il Natale. Continuava a ripetere che sarebbe stato bene mettere in ordine la casa e prepararsi al meglio per il cenone: elencava con precisione sbalorditiva tutte le mansioni domestiche da sbrigare prima delle feste, si preoccupava per l’assetto generale della casa e gli impegni presi.

Guardava il futuro, lo soppesava, prevedeva ciò che sarebbe successo nei mesi, pur sapendo di essere stata giudicata dai medici “una persona che difficilmente sarebbe campata altri due giorni”.

In quell’occasione, per la prima volta, mi sono trovata a ragionare su quanto sia di fondamentale importanza per chi è sul punto di andarsene lasciare tutto in ordine. Una sorta di rituale istintivo che porta gli esseri viventi “dell’ultima stagione” a esercitare un rincuorante controllo su ciò che sanno di dover abbandonare. Tolto il fatto che mia nonna ha vinto un’altra partita a scacchi (e ha trascorso il Natale a casa, svolgendo le mansioni che si era prefissata di portare a termine), mi è recentemente capitato di pensare la stessa cosa osservando una situazione diversa. E forse identica.

Tutta colpa di Kunda, magnifico tigrato dal cuore di cristallo, un po’ come mia nonna. Kunda ha conosciuto i piaceri di una vita spassosa e confortevole circondato da due allegre signorine: la mia amica Francesca che guarda il mondo con curiosità e ne ama i disegni, che annota piccoli pensieri prodigiosi e crede nella poesia dei dettagli; e l’affascinante Lola che è una signorina di quelle che fanno girare le teste per strada. E dovreste vedere come scodinzola felice quando qualcuno si ferma a farle una carezza e lei risponde “Bau”.

Così Kunda è stato per lungo tempo beato fra le donne e fragile guardiano della casa, ha avvicinato il suo cuore malconcio al grande cuore di una ragazza e a quello di una cagnolina. Non gli sono mai mancati squisiti pranzetti, molte coccole e tante confessioni, discorsi che lui ha raccolto uno per uno per tenerli stretti. In un cuore un po’ sbadato, un po’ in ritardo.

Sono stati fantastici e intensi, questi anni di Kunda e di amore. Sono stati gli anni dei rientri a casa sapendo che qualcuno ti ha aspettata e non solo: si farà trovare seccato sulla porta se sarai in ritardo, ti sembrerà di vederlo mentre batte il piede a terra e indica minaccioso l’orologio. “Ti rendi conto? Sei stata fuori quindici minuti!”: è questo che sembrano dire i gatti quando manchiamo per brevi, eterni periodi alle loro coccole. Tanto che a volte mi domando se siano loro a cercare le nostre attenzioni o se siano piuttosto volonterosi di averci accanto per darcene.

Kunda si è preso cura di Francesca mentre Francesca credeva di prendersi cura di lui. Pur non avendolo mai incontrato, sono certa che le avrà fatto trovare nella stanza la giusta atmosfera per leggere un buon libro, quel tepore che rende confortevole una coperta, quella vicinanza che dissipa gli incubi. Al cuore di Kunda non è mancato nulla e al cuore di Francesca e Lola è stato dato molto.

Chi accoglie nella propria casa un piccolo insegnante di vita sa perfettamente quanto sia penoso affrontare il discorso di un ponte che, per quanto ci venga descritto come l’arcobaleno, rimane il posto al quale non vorremmo mai cedere i nostri amici. Per Kunda era stato fissato un appuntamento col ponte, non era mai stato un mistero: il suo cuore si affannava per comportarsi al meglio e fintanto che ha avuto qualcosa da sistemare è rimasto presente sul posto con il suo battito debole. Non è stato possibile addormentare Kunda addolcendo le sue sofferenze perché lui non era d’accordo: si è ribellato e ha scelto di restare con Francesca e Lola ancora un po’, per calmarle e rassicurarle, per farsi osservare e carezzare, per istanti preziosi. Gli ultimi, questo si sa. Ma anche Kunda, a quanto pare, aspettava il suo Natale ben organizzato. Voleva essere certo di lasciare in quella casa due ragazze forti, due cuori solidi più del suo, due lezioni imparate, tanti ricordi perfetti.

Così ha lottato e abbiamo lottato con lui sperando che l’arcobaleno – nella sua paurosa bellezza – fosse lontano il più possibile. “Noi stiamo sdraiati sul pavimento a guardarci” mi ha scritto Francesca prima che iniziasse l’ultima notte di Kunda e io l’ho immaginata in un battito di ciglia avvolta in un pigiama mentre stava vicina e stretta al suo grande amico acciaccato, confortandolo e bisbigliandogli qualcosa. Oggi credo che in quel momento fosse Kunda a confortare lei e a bisbigliare, a dirle “Mi sono fermato un altro po’ per accertarmi che tutto fosse in ordine e adesso posso andare perché il mio corpo è stanco. Resterò da queste parti e tu saprai dove cercarmi. Lo sai, vero?”.

Arsenico è uno dei miei gatti, in agosto avrà due anni. Io ho passato l’ultimo giorno di Kunda piangendo sul pelo puzzolente di Arsenico e pregandolo di non andarsene mai: lui mi ha guardata con manifesto disprezzo, come a dire “Dormire in pace non rientra per caso fra i miei diritti?” e infine deve avermi vista così agitata che si è persuaso a regalarmi un paio di svogliatissime fusa. Non dovrei pensarci, nessuno di noi dovrebbe mai, gli animali ci insegnano che godere degli attimi è importante. Sono delle ineccepibili massaie che tengono in ordine la casa, dei maggiordomi esperti che ricevono sulla porta, degli idraulici quando si mettono in testa di riparare i bidet, degli stilisti eccentrici quando fanno un po’ di pulizia nel nostro armadio, dei critici cinematografici quando si uniscono a noi nella visione di un film.

Ma sono anche degli angeli custodi quando il nostro sonno è agitato, dei confidenti quando nessuno è in grado di capirci, dei compagni di cella quando ci sentiamo in gabbia, dei complici quando tramiamo qualcosa e “la nostra famiglia” quando si acciambellano molto vicini e respirano nel nostro stesso respiro. Io li ritengo così intelligenti e saggi da pensare che anche in quel momento, al quale non vorremmo pensare mai, siano attenti e lungimiranti. Non possono andarsene all’improvviso senza lasciare un ordine delle cose. Sono come una vecchia signora che è attaccata alla casa, alla nipote, alle feste. E formula a mente l’elenco delle cose che vuole lasciare perfette.

Kunda ha lasciato tutto in ordine, ha scavato un grande vuoto e l’ha fatto perché Lola e Francesca possano riempirlo di ricordi, di nuovi inizi, di amore. Ha portato il suo cuore stanco a spasso sull’arcobaleno per rifiatare e fare una pennichella: è stato lui a scegliere il momento, nessuno ha scelto al posto suo. Ora Francesca e Lola si guardano attorno. Avvertono il bisogno forte che a torto alcuni potrebbero definire “bisogno di ricominciare” e invece è soltanto “bisogno di proseguire”. Continuare a vivere l’amore di Kunda rimasto nella stanza, avere consapevolezza del regalo che il passaggio sulla terra di questa magnifica creatura ha significato. Kunda ha vissuto da combattente, da guardiano, ha avuto una possibilità a differenza di altri gatti come lui con la sua stessa malattia, condannati alla solitudine. Ma Kunda è stato fortunato a trovare Lola e Francesca e queste due oggi hanno la fortuna di poterlo tenere vivo dentro una casa, di poterne ricordare le abitudini, di sapere. Lo sai, vero?

Si legge spesso “un gatto è volato sul ponte”.

Io preferisco pensare che ogni gatto voli nel cuore di coloro che l’hanno amato e lo faccia senza paura, con dignità, scivolando con eleganza come ogni gatto sa fare, con la certezza di aver lasciato ogni cosa a suo posto e di poter finalmente andare, riposare, farsi da parte con amore.

Vivere per sempre, tenerci d’occhio.

OoO

FRANK E ZAPPA

Si chiamano Frank e Zappa, cuccioli “psichedelici”. Sono fratello e sorella, hanno 4 mesi, sono baffuti, vivaci, sani e… hanno un indubbio talento canoro.

Future taglie medie, obbligo di sterilizzazione, si affidano a dinamici rockettari sia assieme che separati (ma assieme ci si diverte di più) dopo i controlli preaffido.

Si trovano presso Slega il cane (https://www.facebook.com/slegailcane/), a Sasso Marconi (Bo), e per saperne di più potete contattare Chiara al numero 3409469090

OoO

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

4 Commenti

  1. Stefano
    2 marzo 2016 at 12:12 — Rispondi

    Che piccolo, meraviglioso brano. Grande Maria Silvia!

  2. Macrina
    2 marzo 2016 at 14:25 — Rispondi

    Mi sono commossa. Sofia, Pippo, Patrick, Attila e Pompeo sono volati sul ponte. Qualcuno tanti anni fa, qualcuno da poco tempo. Qualcuno così vecchio da essere venerabile, qualcuno, come Patrick, giovane e malato. Il 2015 è stato un anno nefasto. Sono partiti quattro gatti della colonia che curo. Mucchino aveva solo un anno e mezzo. Ho fatto di tutto per salvargli la vita, ma ci sono riuscita. Spero di rivederlo, insieme a tutti coloro che ho amato, gatti, cani, umani, quando anche io volerò sul ponte. Prima o poi tocca a tutti.

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