RubricheTaffetà, darling

Vittoria Corella e The Lobster

The Lobster, un film di Yorgos Lanthimos.
Con Colin Farrell, Rachel Weisz, Jessica Barden, Olivia Colman, Ashley Jensen. Fantascienza, Ratings: Kids+13, durata 118 min.
Grecia, Gran Bretagna, Irlanda Paesi Bassi, Francia 2015.
Good Films uscita giovedì 15 ottobre 2015

Si accendono le luci dopo il film al cinema.
Niente, non succede niente.
La gente non si alza come fa di solito, non frusciano sciarpe e cappotti. Non si scambiano commenti. Un attimo, un istante rarissimo di immobilità e silenzio generale.
Saremo forse 100 in sala. 150. Si accendono le luci sul nostro mondo, luci che dovrebbero cancellare quello finto e inventato della pellicola proiettata.
Ma noi 100 abbiamo visto The Lobster (L’Aragosta) di Yorgos Lathimos e chiediamo un attimo di pietà per rientrare nei nostri gusci umani. Non è così facile come sembra, pochi film hanno questo effetto shockante sulla gente.
Perché abbiamo assistito ad una storia che non rispetta le regole, che non si può classificare: è una commedia nera, è un film surrealista, è un distopico? Ma che diavolo ci avete propinato?

In un futuro prossimo venturo, in un paese che s’intuisce essere l’Inghilterra dalla guida a destra dei veicoli, ma forse non lo è, tutti i celibi e i nubili oltre una certa età vengono portati in un hotel a cinque stelle, impersonale come tutti gli hotel di gran categoria. Hanno 45 giorni per innamorasi oppure verranno trasformati in un animale a loro scelta. La camera della Trasformazione li attende: il protagonista ha già avuto il fratello trasformato in cane e descrive minuzioso come ti amputeranno e modificheranno e non sprecheranno nemmeno il sangue che perderai, perché andrà agli ospedali. L’Hotel per trovare l’anima gemella è una fotografia livida di vecchie vacanze, l’imitazione cadaverica di un villaggio-vacanze per single. Ci si veste tutti uguali, si mangia seduti soli, si fanno attività tristi insieme, per conoscersi, per accoppiarsi.

E la notte, armati di fucile con dardo anestetizzante, si va a caccia di “Solitari”, coloro che rifiutano di doversi accoppiare per forza e non vogliono diventare animali, per riportarli indietro e trasformarli.
Il protagonista annaspa, come i comprimari, pur di iniziare una relazione. Sceglierà la miglior cacciatrice di solitari, con un record di catturati di oltre cento “single per scelta”. E’ chiaro, tutto è mosso dalla paura, dal non rientrare nelle caselle imposte dalla società, che ti rifiuterà persino l’umanità se non ti conformerai. Per aiutare le nuove coppie (spesso formate da persone insieme solo spinte dal terrore) si assegnano persino bambini/figli in prestito ‘per aiutare il rapporto”.
Terrificanti i racconti degli ospiti-vittima, che hanno visto genitori o fratelli trasformati in animali e perduti per sempre. C’è chi ha avuto la madre trasformata in lupo, e nel tentativo di riabbracciarla, ha perso l’uso di una gamba aggredito dalle bestie.
Intorno, nel bosco, non meno terrificanti, ci sono i Solitari, i “Single per scelta”. Vivono come una tribù e non esitano a punire e mutilare chiunque abbandoni lo status di singles per innamorarsi.
In questo mondo freddo e grigio o sei in coppia o sei un single, la transizione non è contemplata.

Favola nera con humour perfido, parabola surrealista sui mali della solitudine, satira delle crociere per single che non fa affatto ridere, eccolo diventare tragedia romantica, quando il protagonista, l’uomo-aragosta, fuggito dall’hotel per coppie, si unisce ai solitari capeggiati da una leader non meno spietata della direttrice d’albergo. Lì ha la sventura di innamorarsi, ma non si torna indietro: o l’hotel per coppie forzate o i solitari. L’amore spontaneo non ha una collocazione in questo mondo raggelante. A volte crudele, a volte comico, a volte apertamente iper-violento, un film che ti leva le parole per almeno 30 secondi, quando si riaccendono le luci in sala.

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