Interviste

Valentina G. Bazzani: a cuore aperto

Grazie Valentina per essere qui con noi, nel salotto di Babette legge per voi, a farti tartassare di domande. La curiosità è tanta quindi bando ai convenevoli e partiamo con le domande.

1)     Il tuo primo ricordo legato alla scrittura qual è?

Non ti so dire quale sia il mio primissimo ricordo legato alla scrittura, perché scrivo da quando ne ho memoria. La scrittura e il disegno mi hanno accompagnata nell’arco di tutta la mia vita, da quando imbrattavo i quaderni e i libri di scuola con disegnini e vignette che facevano infuriare mia nonna, a quando alle medie io e la migliore amica ci scambiavamo i diari e scrivevamo lettere piene di scarabocchi, fino ai veri tentativi di scrivere delle storie. Ho sempre avuto tante idee e la necessità di canalizzarle e metterle in ordine sul foglio bianco, che per me è sempre stato un giacimento di possibilità inesauribili.

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2)     Il libro che ha lasciato dentro di te un’impronta indelebile?

Sicuramente “Sei il mio respiro”. È stata la prima vera sfida letteraria e un’esperienza di scrittura indimenticabile che mi ha insegnato molto.

3)     Sei il mio respiro. Romanzo incentrato sul bipolarismo, un argomento che in Italia è poco toccato. Secondo te come mai?

Perché questa malattia riguarda l’immagine stessa che una persona ha di sé. Ricevere questa diagnosi, specialmente in età avanzata, è come svegliarsi una mattina, guardarsi allo specchio e vedere un’altra persona, che non possiamo essere noi. Ma è proprio così. È molto difficile da accettare e spesso i pazienti stessi tendono a nascondersi e a non parlare della loro sofferenza. Che tuttavia non può far altro che emergere, perché questa non è una malattia che si possa affrontare da soli. Tutto questo genera insicurezza e timore vero questo argomento e alimenta i pregiudizi.

4)     Cosa vuol dire essere bipolare, oggi e in Italia?

Essere bipolari in Italia vuol dire riboccarsi le maniche. Vuol dire combattere contro i pregiudizi e le diagnosi a volte un po’ frettolose. Vuol dire non arrendersi e cercare da soli informazioni, medici e specialisti che ci possano seguire concordando con loro la terapia migliore da seguire.

In Italia le strutture sanitarie adibite alla cura di questa e altre patologie psichiatriche esistono, ma spesso non sono sufficienti a coprire le richieste di tutti i pazienti. Questo, aggiunto a volte a una scarsa preparazione dei medici in materia di disturbo bipolare e utilizzo dei farmaci, può portare a visite frettolose, diagnosi errate, ricoveri forzati e soprattutto quasi nessuna spiegazione. Perché il vero problema in Italia è proprio l’informazione.

5)     Racconti una storia non convenzionale che tocca oltre al bipolarismo anche un argomento scottante come la droga. Perché intrecciare due storie, due personaggi così drammatici?

Il disturbo bipolare e la droga possono sembrare due argomenti lontani, ma in realtà sono strettamente correlati. Perché l’abuso di sostanze stupefacenti favorisce l’insorgere della malattia che, al contrario di qualche anno fa, colpisce sempre di più i giovani.

Per questo ho scelto di rivolgermi ai ragazzi e l’ho fatto attraverso l’amore tormentato di Lilli e Diego, perché non conta quanti ostacoli la vita ci pone di fronte, ma come li affrontiamo. Come cresciamo e cosa impariamo da essi. È questo che fa veramente la differenza, secondo me.

6)     Cosa ha ispirato il personaggio di Lilli?

Il personaggio di Lilli è in parte autobiografico. Rappresenta la parte più fragile e insicura di me e la sua voglia di emergere. Lilli trova la forza di affrontare la vita e l’amore esattamente come ho dovuto fare io. Volevo mettere in luce la crescita di questo personaggio.

7)     E il personaggio di Diego?

Diego è frutto delle mie inquietudini. Delle mie frustrazioni e del mio lato fortemente autodistruttivo, che devo costantemente mettere a tacere. Ma è anche poesia e sacrificio. Tormento e speranza di riscatto. È un personaggio ombroso, ma che nasconde una luce intrinseca.

8)     In Sei il mio respiro si avverte in ogni pagina il connubio con la musica. Quanto ti ha influenzato la musica nella stesura del romanzo?

Tantissimo. La musica mi ha accompagnato durante tutta la stesura di questo libro ed è diventata parte integrante della mia scrittura. Perché di fatto scrivere è come comporre un brano musicale. Le parole hanno un suono e raccontano una storia, esattamente come una canzone. Quindi per me queste due cose sono strettamente legate. Non potrei mai immaginare di scrivere senza musica.

9)     C’è una canzone in particolare che consiglieresti di ascoltare durante la lettura?

La canzone che secondo me rappresenta di più questo libro è “Words” di Skylar Grey. Appena l’ho ascoltata ho capito che era perfetta per il mio libro e ne incarnava l’essenza.

10)  Un pregio e un difetto di “Sei il mio respiro”.

Un pregio, la forza dei personaggi. Non so se sarà così anche per voi (lo spero), ma per me Lilli e Diego sono reali e mi accompagnano tutti i giorni.

Un difetto (uno solo?) … la scrittura un po’ immatura, forse. Credo che ogni libro sia un’occasione per migliorare e imparare dai propri errori. Questo libro non è di certo perfetto. Ma se anche potessi tornare indietro e scriverlo in modo migliore o più accurato, non lo farei. Perché fa parte del mio percorso di crescita come autrice e rappresenta la parte più vera di me.

11) Hai tre scatole su ognuna c’è scritto: Fama, Amore, Sogni. Tu cosa scegli?

Sicuramente l’amore.

12) Hai queste righe per dire qualunque cosa tu voglia.

Ci sono milioni di cose che potrei dire, ma solo una mi sta a cuore: non rinunciate mai ai vostri sogni. Qualunque cosa accada, lottate per essi. Coltivateli, fateli crescere e vedrete che prima o poi, essi sbocceranno. Questo significa essere vivi.

OoO

 

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Maddalena Cafaro

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