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Una Storia per Natale: Snowflakes, di Maddalena Cafaro

Con “Snowflakes”, di Maddalena Cafaro, si conclude la presentazione dei racconti che si sono classificati al secondo posto, ex aequo, nel concorso “Una Storia per Natale”. Domani, 25 dicembre, arriverà la storia che ha vinto: “Attorno all’albero”, di Catherine BC.

«Siete pronti?» urla Greta la nostra caposquadra. «Quest’anno dobbiamo fare del nostro meglio, e questo vuol dire una bellissima coreografia aerea.» Il suo sguardo glaciale ci passa in rassegna uno per uno, sento un brivido freddo corrermi lungo la schiena, ma lei si ferma e fissa Ingrid accanto a me.
«Ingrid? Riusciremo a eseguire la coreografia che abbiamo provato e riprovato in ben tre mesi di preparativi? Non andremo in giro distraendoci e finendo imprigionati nei rami degli abeti, vero?» Il suo sguardo è qualcosa che farebbe raggelare anche il raggio di sole più impertinente, figuriamoci noi che siamo dei semplici fiocchi di neve.
«Sì, caposquadra!» urla la poveretta, diventando di una tonalità azzurro ghiaccio che stona in mezzo a noialtri.
«Molto bene» continua Greta, muovendosi lungo la nuvola che ci sta portando sul luogo del lancio. «Questa sera abbiamo un cielo limpido, la luna è piena e sarà alle nostre spalle. Questa è una sera ideale, di cui i poeti parleranno, in cui gli uomini apriranno i loro cuori e sentiranno la magia. Noi porteremo la magia! Perché questa è la notte del Santo Natale!»
Un brivido, Natale! Il mormorio si spande tra di noi come un’onda si infrange sulla riva, non che io ne abbia mai visto una, ma me ne hanno parlato.

«Natale» sussurra Ingrid a nessuno in particolare, ma la sua eccitazione è comune a tutti; erano decenni che non succedeva. Settimane prima o dopo ricoprivamo ogni superficie di soffice e candida neve, «Non lo facevamo da anni» ora Ingrid si rivolge a me, e io guardo nervosamente gli altri e la caposquadra, «Non da quando… » continua, abbassando ancora la voce, «la squadra 23 non è impazzita ricoprendo tutta Milano per giorni e giorni.»

«Gli ordini sono» la voce di Greta ci riporta all’ordine «di una leggera nevicata. Imbianchiamo alberi e prati, grondaie e tettucci delle auto, nulla di più. Il nostro compito è esaudire un desiderio.»
«Ohhh!» Questo è un grande onore, e la nostra squadra deve dare il meglio di sé. È molto raro che il Grande Capo esaudisca questo genere di desideri,  ma a volte capita che la voce di qualcuno arrivi fino a Lui: un cuore così puro, con una volontà così forte, da oltrepassare le nuvole, salire fin sulle stelle e sussurrargli il proprio sogno.

«Izzy» la voce di Grace mi strappa dai miei voli pindarici. In effetti, questo è il mio maggior difetto, mi perdo sempre nei sogni. Mi faccio strada tra i compagni, stando attenta che i veli del mio vestito non si impiglino, non sarebbe la prima volta che rimango mezza nuda davanti a tutti. Sono di fronte a lei e mi sento piccola piccola «Tu avrai un compito speciale: sarai il primo fiocco.»
La notizia mi coglie di sorpresa; non sono la più brava, non sono la più aggraziata, non sono la più bella, sono un semplice fiocco di neve.
«Sì signora,» la guardo negli occhi e per un attimo scorgo un sentimento particolare, forse dolcezza?

Ci dirigiamo sul terrazzo, uno alla volta, nei nostri vestiti candidi e brillanti, con i veli che svolazzano in una danza immaginaria, in ordine come tanti piccoli soldati di zucchero. Siamo concentrati, ma anche eccitati. Grace mi ferma mentre mi sporgo per guardare giù. «Izzy tu hai un gran dono, sai far sognare. Quando arriverai lì, quando vedrai le case, i giardini, gli alberi, due aliti di vento ti scorteranno alla tua destinazione.»
La sua voce si fa più dolce. «Si chiama Sofia, il suo tempo sulla Terra è quasi terminato, sta lottando contro una malattia molto aggressiva da quando era poco più di una neonata. Ora è arrivato il momento che lei dica addio alla sua famiglia. Questo sarà il suo ultimo Natale, tutte le sere lei siede fuori sul terrazzo, e guarda il cielo in attesa di noi.  Vorrei che tu danzassi per lei, che tu le donassi tutti i tuoi sogni. Credi di poterlo fare?»

Annuisco, non so cosa voglia dire vivere o morire, io sono un fiocco di neve ed esisto e continuo a esistere, ma intendo essere il più bel fiocco di neve che Sofia abbia mai visto. Così salto nel vuoto, la notte si apre sotto di me, le stelle guidano la mia caduta e io sono felice di sentire la brezza avvolgermi. La luna è così grande da abbagliarmi, ma a me non interessa.
Due brezze delicate mi afferrano e mi portano verso una casa e io inizio a danzare come non ho mai fatto prima. Il freddo e il vento sostengono i mie passi e la vedo, con il viso pallido rivolto al cielo, la maschera dell’ossigeno e le lunghe trecce nere, capisco il momento esatto in cui mi vede, in cui mi riconosce. Mi spingo verso di lei e lei allunga la mano, volteggio, mi allungo finché non mi appoggio sul suo dito proteso, la pelle calda è così strana, non capisco cosa dice, ma i suoi occhi mi parlano e io sento qualcosa di grande scaldare il centro del mio essere. Scivolo lungo la pelle arrivando nel palmo, la mano si stringe su di me, sono stanca ma felice, ora che il mio compito è finito posso finalmente dormire.
Mentre mi addormento, sento una voce flebile sussurrare un piccolo e tenero «Grazie».

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