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Recensione: Una mala jurnata per Portanova. Siracusa 1964

Una recensione di Macrina Mirti.

Titolo: Una mala jurnata per Portanova. Siracusa 1964
Autore: Alberto Minnella.
Genere: Romanzo giallo.
Editore: Fratelli Frilli Editori.
Prezzo: euro 4,99 (ebook); euro 8,42 (copertina flessibile).

http://www.ibs.it/code/9788869430749/minnella-alberto/una-mala-jurnata.html

Ḕ giugno del 1964 e l’estate è appena arrivata a Siracusa, trasformando la città in una pozzanghera di sudore. Il commissario Paolo Portanova, che si trova al Teatro Greco per assistere a una rappresentazione della Medea di Euripide, viene prelevato da un’auto di servizio perché dalle acque del porto è appena stato ripescato il cadavere di un ragazzo. Si tratta di Sebastiano Spicuglia, figlio di un cordaro della città. Ha la gola squarciata e un ematoma sullo zigomo e, come se non bastasse, suo padre è scomparso. Così, Paolo Portanova, catanese di stanza a Siracusa, inizia la sua indagine tra le banchine del porto dove, due giorni prima del delitto, è arrivata l’Esperia, un grande battello da carico. Le indagini del commissario partono proprio da lì, da quella nave che pare una sensuale donna d’acciaio e che nasconde nei suoi labirinti merci e misteri.

Chi ha ucciso Sebastiano Spicuglia e perché? Che fine ha fatto il cordaro? Ḕ fuggito o il suo cadavere giace sepolto in qualche anfratto segreto? E l’arrivo dell’Esperia è collegato in qualche modo al delitto?

Sono queste le domande alle quali Portanova deve dare una risposta. E non è semplice, perché la sua indagine si scontra contro un muro di omertà. Immerso nell’afa dell’estate siciliana, con la camicia zuppa di sudore e l’inseparabile Toscano sempre stretto tra le labbra, il commissario si aggira tra le banchine, cerca informazioni tra i portuali reticenti, esplora i labirinti dell’Esperia, interroga i familiari delle vittime e i sospetti, scavando in un passato lontano nel tempo e nello spazio, fino a giungere alla scoperta del colpevole.

Un bel giallo, asciutto e teso, che nulla lascia alle divagazioni e ai voli della fantasia, dai dialoghi scarni e serrati, consigliato agli amanti del genere. Come ci dice lo stesso autore in un avviso al lettore, “La lingua utilizzata per raccontare questa storia è una sintesi dei dialetti siciliani che ho ascoltato, parlato e assorbito nel corso della mia vita.”

Ecco, vorrei dire che l’uso del dialetto per me costituisce un problema di non poco conto. So bene che da Verga in poi, passando per Gadda, il neorealismo e Camilleri, i dialoghi che contengono un gran numero di espressioni dialettali sono quasi considerati un dovere da chi scrive. Nel giallo, poi, costituiscono un autentico must. Ho appena scoperto che uno dei maggiori autori italiani del genere ne usa almeno cinque. Un dialetto per ognuna delle diverse provenienze regionali dei suoi personaggi. A me, personalmente, l’uso del dialetto non entusiasma. Qualche espressione mi sfugge e ho spesso l’impressione di essermi persa qualcosa di importante. Forse ci sarebbe bisogno di un glossario che aiuti il lettore nella traduzione di alcune espressioni non sempre comprensibili. Che ne pensa l’autore?

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Macrina Mirti

Macrina Mirti

La passione per i romanzi Horror le deriva dalla professione che svolge: è insegnante in una scuola secondaria di secondo grado.
Nei (rari) momenti liberi, scrive come se non ci fosse un domani.

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