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San Valentino, Antonella Sacco

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San Valentino è la Festa degli Innamorati. Nora è single, con il bagaglio di una vecchia cotta per un compagno di Liceo. Guarda caso, lo incontra a una festa…
Lasciatevi raccontare questa bella storia da Antonella Sacco.

Il suono dei tasti premuti dalle sue dita veloci era la colonna sonora delle sue giornate. Anche se quel sabato era San Valentino, Nora scriveva.
Del resto non aveva nessuno con cui trascorrere la Festa degli Innamorati e lavorare alla tesi era un buon modo per non pensarci e per impiegare il tempo in modo proficuo. E poi non le costava sacrificio, si trattava di un argomento che l’appassionava, nonostante la sua inesperienza in merito: Shakespeare e l’amore nelle sue commedie. Aveva scelto le opere con un lieto fine perché le pareva fossero più adatte a rappresentare l’Amore. O, almeno, l’idea che lei ne aveva.
Dopo una cotta non ricambiata per Lorenzo, un compagno del liceo che adesso frequentava un’altra facoltà, aveva tentato di cancellare l’idea romantica che aveva di lui uscendo con un paio di ragazzi, ma non le era servito a molto. A volte si sentiva stupida perché continuava a provare attrazione, e anche qualcosa di più profondo, per qualcuno che non vedeva più e che l’aveva sempre considerata a malapena. Non è che, ormai, pensasse tanto spesso a lui, però sentiva, o meglio, sapeva che la cotta era latente, addormentata: se solo lo avesse rivisto, sarebbe scoppiata di nuovo. Meglio non capitasse di rivederlo, quindi.

Erano quasi le otto quando salvò il file sulla chiavetta USB e spense il computer per farsi una doccia e vestirsi. Anna, una compagna di corso, aveva insistito perché almeno la sera uscisse con lei e un gruppo dei suoi amici e Nora alla fine aveva acconsentito; sarebbero andati in un locale dove era stata organizzata una festa di San Valentino a cui avrebbe partecipato molta gente.
Appena entrata nel grande salone, in cui erano allestiti i tavoli con il buffet da un lato e una serie di tavolini dall’altro, lo vide. Era proprio lui, Lorenzo. Impossibile sbagliare. Nora sentì il cuore accelerare i battiti e il sangue colorarle le guance.  Con una scusa, sgattaiolò nella toilette.
Forse incontrarlo proprio in quel giorno era un segno del destino? Sarebbe stato troppo bello, la coincidenza non significava niente. Era solo una sciocca, come sempre: non aveva senso turbarsi così, dopo tutto il tempo trascorso e per un sentimento che era stato solo suo.
«Non è giusto» mormorò alla sua immagine riflessa nello specchio. Poi, fissandola con maggiore intensità affermò con decisione: «Non me ne importa niente.» Lo ripeté tre volte, quasi fosse un mantra, perché il tre è un numero magico. Forse.
Ferma nella sua decisione di tenersi lontana da Lorenzo, tornò in sala; la confusione era aumentata, c’erano davvero molte persone e questo era un bene, ciò l’avrebbe aiutata a mantenersi salda nei suoi propositi.

Ritrovò Anna, che la presentò ad alcuni amici. Mangiucchiò in loro compagnia qualche tartina, chiacchierò, commentò le canzoni che il DJ proponeva. Si stava divertendo ed era quasi riuscita a dimenticarsi di Lorenzo quando alle sue spalle qualcuno pronunciò il suo nome.
L’avrebbe riconosciuta fra milioni, era la sua voce. Quella sera Lorenzo l’aveva vista nonostante la folla, quando, ai tempi di scuola, non si era mai neppure accorto della sua presenza in classe. Si voltò lentamente: indossava quel sorriso perfetto e lo sguardo di chi vuol fare colpo;  non si era mai degnato di rivolgerglielo prima di allora.
«Ciao Lorenzo» rispose lei, mantenendo un tono indifferente, impegnandosi con tutte le forze a mostrarsi spontanea, ma distaccata. Lui non vi fece caso o di proposito ignorò la sua freddezza, perché la prese sottobraccio con disinvoltura dicendo: «Dobbiamo brindare al nostro esserci ritrovati.»
Nora si lasciò trascinare, tenere a bada l’emozione e la sorpresa per il comportamento di Lorenzo sarebbe stato troppo complicato, soprattutto nell’avvertire il calore del tocco del ragazzo contro il suo braccio. Di sicuro, si rimproverò, quel gesto e quegli sguardi non significavano un bel niente, doveva evitare di abbandonarsi alle illusioni. E poi, non si era ripetuta che non le importava più niente di lui, soltanto pochi minuti prima?
Prese comunque il calice che Lorenzo le porgeva e brindò; nonostante la musica riusciva a percepire solo il silenzio eloquente fra loro, incantata dagli occhi di lui che ora brillavano di una luce abbagliante. Sarebbe stato meglio allontanarsi, ma non ne era capace.
«Eri così bella anche a scuola? Come ho fatto a non accorgermene?» disse a un tratto lui, come se quelle parole fossero la conclusione di un esame.
Nora alzò le spalle, confusa. Altri, in passato, le avevano confessato di trovarla bella, ma lui non glielo aveva detto mai. Eppure Lorenzo doveva essere a conoscenza dei sentimenti che lei provava per lui fin dai tempi del liceo: lo sapevano tutti. E non capiva se, di quel complimento, era rimasta contenta o delusa dal fatto che fosse tardivo; inoltre quel riferimento al periodo scolastico lo trovava quasi di cattivo gusto.

Per la seconda volta lui non le lasciò il tempo di ribattere, le prese la mano e la condusse in giardino; l’aria primaverile era tiepida e intrisa dei profumi di alberi e cespugli.
«Dobbiamo recuperare il tempo perduto» mormorò Lorenzo. L’attirò a sé e la baciò. Un lungo bacio, un po’ prepotente, dal sapore di spumante. Appena le loro labbra si staccarono, Nora si ritrasse e, senza una parola, corse dentro, di nuovo verso quella toilette che sembrava essere diventato il suo rifugio.
Troppe emozioni, e contrastanti. Lorenzo l’aveva baciata, un desiderio custodito per anni. Un sogno  diventato realtà? Significava l’inizio di qualcosa o si trattava solo di un gesto occasionale, dovuto al caso che li aveva fatti incontrare? A quella domanda, inevitabile, se ne aggiunse un’altra, un po’ meno scontata: il comportamento di Lorenzo l’aveva sorpresa piacevolmente, sì, ma non quanto avrebbe immaginato. Perché? Solo perché era passato troppo tempo? O riteneva invece che ormai non avesse più alcun senso? E, allora, lo aveva assecondato solo passivamente?
Non riusciva a darsi delle risposte e c’era una sola cosa che poteva fare: uscì da lì intenzionata a tornarsene a casa. Mentre cercava Anna per avvisarla, incrociò di nuovo Lorenzo, ora circondato da un gruppo di persone a lei sconosciute. Appena la vide le si avvicinò.

«Va tutto bene?» le chiese piano.
Nora annuì. «Vado a casa», si sentì in dovere di spiegare.
«Ti accompagno.»
«Non importa, grazie. Sono in macchina.»
«Allora sarò la tua scorta.»
Nora scosse il capo, di nuovo stupita di se stessa. Era chiaro cosa intendesse Lorenzo con quella frase, e lei lo aveva rifiutato.
«Ti telefono, lasciami il tuo numero di cellulare» disse allora lui.
Lei scivolò via in silenzio e con la coda dell’occhio lo vide allargare le braccia in segno di resa.

Camminò spedita, guardandosi intorno alla ricerca di Anna. Urtò qualcuno che teneva un bicchiere in mano. Subito sentì un freddo umido bagnarla dalla scollatura all’ombelico, e una voce maschile imprecare «Accidenti!»
Nora contemplò la larga macchia scura sul suo abito blu e quella marrone sulla camicia bianca del tipo che le stava davanti, un giovanotto che brandiva un bicchiere ormai vuoto.
«Non potevi stare più attenta?» disse lui, con tono di accusa.
«Mi dispiace» mormorò Nora; avrebbe voluto fargli notare che forse si sarebbe potuto scansare, ma era sempre più impaziente di uscire da quella sala e preferiva non discutere. Era sul punto di piantarlo in asso con la sua macchia, quando lui cambiò inaspettatamente atteggiamento: «Non importa, tanto il Cuba Libre non mi piace, non so perché l’avevo preso. E questa camicia non è fra le mie preferite.»
Lei, allora, non poté evitare di sorridere e quando lui ricambiò, si accorse che aveva dei caldi occhi scuri e lo sguardo divertito.
«Invece io ci tenevo al mio vestito, ma forse acqua e sapone lo salveranno.»
Nonostante la sensazione di fresco appiccicoso dovuta al tessuto bagnato, Nora aveva meno fretta di allontanarsi.
«Adesso che so cosa pensi del tuo vestito vorrei sapere il tuo nome. Io sono Tommaso e mi fa piacere conoscerti, anche se avrei preferito una presentazione più tradizionale.»
«Mi chiamo Nora.»
Dopo una pausa aggiunse: «Stavo andando a casa.»
«Così presto?» Poi abbassò lo sguardo e una smorfia un po’ comica gli increspò le labbra. «Credo che anch’io farò altrettanto. Hai bisogno di un passaggio?»
«No, grazie. Ho la mia macchina.»
«Meno male, perché io sono a piedi. Sono venuto con un amico e avrei dovuto chiedergli di prestarmi l’auto. Potresti accompagnarmi tu, allora…»
Nora avrebbe potuto chiedersi se la regola “non salire in macchina con uno sconosciuto” avesse lo stesso valore applicata al contrario “non far salire sulla tua auto uno sconosciuto”, ma non lo fece.  Si limitò a domandare: «Dove abiti?»
«Vicino, ti farò perdere meno di cinque minuti.»

Si incamminarono verso l’uscita e Nora si ricordò di Anna solo quando furono in giardino; decise che le avrebbe mandato un messaggio.
Dopo pochi passi, Tommaso le cinse le spalle con un braccio e a lei sembrò così naturale quel gesto che non provò l’impulso di scansarsi, come aveva fatto con Lorenzo. Una folata di vento la fece rabbrividire e lui la strinse a sé, protettivo, poi abbassò il capo per incontrare le sue labbra. Un bacio dolce, con un vago gusto di Coca Cola. Attraverso gli abiti bagnati i loro corpi si scambiavano calore.
Saliti in macchina, Tommaso spiegò a Nora dov’era la sua casa e il primo pensiero di lei fu che era davvero troppo vicina. Infatti pochi minuti dopo erano arrivati. Nora fermò l’auto davanti a un passo carrabile, unico punto in cui poteva accostarsi al marciapiede.
«Visto dove hai parcheggiato, credo che non accetterai di salire a vedere la mia collezione di francobolli» commentò Tommaso.
«Temo di no» rispose Nora, con un’ombra di rammarico nella voce.
«Meglio così, perché non ne posseggo una.»
«Tu proponi sempre cose che non puoi fare?» domandò lei.
Lui rise: «Cercavo solo un modo per stare un altro po’ con te e non mi sono venute idee migliori.»
Le prese la mano e l’attirò a sé, guardandola negli occhi e avvicinando il volto a quello di lei fino a incontrare le sue labbra. Si baciarono ancora, prima quasi con timidezza, poi abbandonandosi, ma non troppo. Dopo qualche istante di silenzio, lui prese il cellulare dalla tasca: «Ti chiamo domattina. Dammi il tuo numero.»
Nora gli dettò le dieci cifre e lui le compose immediatamente. Un trillo gioioso irruppe nell’abitacolo e lei si affrettò a interromperlo.
«Buonanotte» sussurrò lui.
«Buonanotte.»

Ripartì, senza aspettare che Tommaso aprisse il portone; all’improvviso aveva fretta di rimanere sola. L’orologio del cruscotto indicava che non era nemmeno mezzanotte, ma quante cose le erano successe in così poche ore. Di certo mai le era capitato di baciare due ragazzi nello stesso giorno e nemmeno avrebbe immaginato di rifiutare la corte di Lorenzo, accettando invece quella di uno sconosciuto. Guidò nella notte continuando a ripensare alla serata trascorsa, un San Valentino davvero memorabile. La Nora di un tempo aveva avuto, almeno in parte, ciò che aveva sempre desiderato, scoprendo che ormai non le importava più. La Nora nuova aveva incontrato qualcuno di cui forse, anzi quasi certamente, avrebbe potuto innamorarsi, se le avesse davvero telefonato il giorno dopo, ma lei avrebbe scommesso di sì. Un passaggio di testimone tra il passato e il futuro, come avrebbe potuto raccontare Shakespeare in una delle sue commedie.

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Antonella Sacco è nata a Firenze, dove vive e lavora. Laureata in Matematica ha sempre amato leggere e scrivere. Ha pubblicato alcuni libri per bambini e ragazzi in cartaceo con editori nazionali (fra cui uno con Piemme) e diversi romanzi e raccolte di racconti in ebook come autrice self.
Sia come lettrice che come autrice spazia in vari generi e stili letterari. Tiene anche un piccolo blog. Potete trovare i suoi libri su Amazon.

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Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

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