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Casa D’Ascani: Un e-reader è per sempre… ma costa meno del solitario

Sì, è sempre lei, Federica D’Ascani. Dopo aver gustato Il Taccuino di Matesi di stamattina (E-book, sì e no), ha pensato bene di scrivere questo…

“Mi sposerai, amore?” chiese l’uomo, colmo di speranza e sentimento.
“Dipende… Ce l’hai Calibre?” replicò lei, guardandolo sospettosa.

«Che stai a scrive, amo’?»
Ecco, e fu così che l’incanto svanì. Uff, non se po’ mai sta in pace dentro a sta casa! Per carità, belli i rapporti umani, bella la famiglia, fantastico tutto. Ma quanno sto a scrive anche no!
«Inventavo» rispondo, lo sguardo incollato al pc per non perdere l’ultimo attimo di ispirazione. Cioè, n’è che stia a scrive “le mie prigioni” e nun me chiamo Pellico, però era divertente. No? NO?
«Che t’ho disturbato?»
«Naaaa» rispondo io con un sorriso mieloso che arriva da orecchio a orecchio. “Ti uccideròòòò… Harry Potter, Sangueeeee” la voce di Voldemort dalla camera dei segreti…
No, è Attila dalla sua che sta a spaccà tipo tre quarti de muro e la batteria del Natale prima.
«No perché te volevo chiede na cosa» riprende il dolce maritino, mettendomi una mano sulla spalla. Io lo so, so diventata asociale, so na stronza ed è mejo stamme lontani quando compongo, però santiddio, dopo tipo dieci anni LUI lo dovrebbe sapè, no? NO?
Senza scompormi, lasciando la sua mano là ndo sta, lo guardo e sbatto le ciglia da triglia. Secondo me assomiglio de più alla bambola assassina, però lui sorride a sua volta, quindi o c’ha il gusto dell’orrido, o c’ha bisogno degli occhiali. O me sopravvaluto. Po’ esse.

«No, è che stavo a guarda’ il kindle tuo» inizia, e io adesso sorrido davvero. Cacchio, non me di’ che a forza de lascià libri in giro l’ho convertito davero! Come se fa coi pupi!
«E?» incalzo io, girandomi del tutto.
«Volevo sape’ come funziona. Cioè, me so un po’ stufato de sta a letto co quei mallopponi in mano che non te poi move e te se chiudono. Te vedo a te che te contorci come una del circo e leggi na cifra. Magari…»
«Eh, so talenti» sorrido, sollevando le sopracciglia, poi mi riprendo e torno seria. «Comunque sì, non troverai al mondo essere più entusiasta de me del libro digitale» riprendo. «Te faccio vede come funziona? Potemo fa a metà, no?»
Il marito già tentenna. «Intendo di’ che ce scaricamo i libri tua e mia e famo un po’ per uno» continuo. Lo so, non so’ cose da proporre, queste. La robba mia è mia, la sua pure, però so così fiera der fatto che me sta a chiede de legge che devo fa in modo de tene’ viva la fiamma dell’interesse. Tipo se stessimo pe’ divorzià. Ao, era un problema er fatto che non se potesse parla’ de libri senza vede’ dall’artra parte interesse vivo, eh? Uno fa finta de niente, se dice che po’ convive co la botta, ma n’è così. Te rode, te corrode, te smangiucchia la pazienza. Nsomma, devo fa in modo che nun je passi la voja.

«Ma te intanto famme vede’ come funziona» me dice. E io capisco: lo vole pe sé. Ecco che vole. E mo t’aggiusto io!
«Ok, allora famo così: io te faccio vede’ come funziona, te spiego pure come condivide le frasi su facebook…»
«Se po fa?» me interrompe lui, il luccichio negli occhi.
«Oh, sì!» rispondo io, come IT da sotto ar tombino. «Galleggiamo tutti qui… Ehm… cioè, sì, se po’ fa. Cioè, calcola che prendi, linki, sottolinei e condividi, e ce commenti pure, tutto co na botta. Na figata!»
«Da paura» annuisce lui, interessato.
«Quindi, te faccio na proposta. Venerdì è stato il Black Friday, sabato il giorno dopo il Black Friday, domenica il giorno dopo ancora, e lunedì il Cyber Monday…»
«Se le inventano tutte pe fatte spenne quarcosa o sbajo?»
«Pe fa spenne te, io non c’ho na lira» ribatto, poi sorrido. Robba tua: mia. Robba mia: mia. Chiaro? «Vabbe’, dicevo, ecco la proposta: visto che ce stanno ancora le offerte, te me fai er paperwhite, e te te prendi questo» dico, e je sventolo sotto er naso il lettore.
«Uhm…»
«Tesò, è stato er compleanno mio, tra mpo’ ce sta Natale. Cioè, n’è che ce devi sta a pensa’. Te sto dà pure na via d’uscita… Che poi, dico, voi mette? Cartaceo: taaaanto peso. Digitale: na mazza. Eh? Eh? Eh?» incalzo, saltellando a ogni punto interrogativo. Lo vedo che sta a cercà un modo pe di’ de sì senza fa vede’ che non vede l’ora. Perché ce sta a guadagna’ pure lui, e er compleanno è er mio. Cioè, se non so na santa io…
«E dentro a sti cosi ce posso mette tutti i libri che me pare?»
«Che te compri.»
«Che me scarico?»
«Nun se scarica» replico io, lapidaria.
«Uhm.»
«Uhm.»
Attila nel frattempo ha preso “Teodora e la zia Petronilla e me sta a stressa’ pe’ andà a letto a legge de Draghetto e la strega. Cucciolo, orgoglio de mamma sua!
«Vabbe’, te pensace» je dico al marito, seguendo il piccoletto in camera.
«Ma posso comincia’ da stasera?
«L’unica robba che c’ho sul lettore, adesso, so mm. Vedi te…» replico io, salendo sul letto. Della serie: tu compra, io regalo. Ah bello!
«Uhm.»
«Uhm.»
Io guardo lui, lui guarda me, Attila in mezzo a noi, cor ciuccio in mano e il dinosauro dall’altra a guardasse certi cani infernali che vanno in giro al parco. Il marito prende il saggio sugli alieni abbandonato sul comodino, io Teodora e la zia Petronilla.

«Domani te ricarico la postepay e te prendi quer coso White. Ma insomma» riprende lui «posso davero sottolineà, condivide, commentà…»
«Oh, sì, Georgie… E zucchero filato, noccioline, palloncini… Taaanti palloncini, Georgie…»
«Tesò, te lo posso di’ che sei inquietante?» me fa. Io tossicchio, giro pagina e quando sto pe’ legge pe Attila, scopro che s’è acchioppato. Prendo, lo metto dentro al lettino suo e mi appropinquo col kindle base che ormai c’ha le ore contate. E intanto er sorrisetto me se allarga sulle labbra.
Kindle retroilluminato! Mejo de n’orgasmo…
A proposito…

diapositiva1

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