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Parliamo di traduttori e traduzioni

Vi avevo promesso che avrei ripescato una chiacchierata su Facebook relativa alle traduzioni che penalizzano il testo originale. Insieme a me, c’erano semplici lettrici, traduttrici, Emanuela Piasentini in rappresentanza della Casa editrice Dreamspinner Press e la prof.ssa d’italiano Maria Teresa Siciliano (che recensisce con il nome di Matesi). I pareri che sono stati espressi sono, ovviamente, personali.

BABETTE BROWN Dico la mia. Ho avuto talvolta l’impressione che le case editrici (all’insegna del risparmio?) affidino le traduzioni a “principianti”, invece di rivolgersi a esperti. Alcune traduttrici nostrane hanno confermato questa mia impressione, sostenendo che loro hanno un costo decisamente superiore a quello di chi non ha i loro titoli o la loro esperienza. Non so se tutto questo corrisponda alla realtà. Cosa ne dite?
ORESTE PATRONE Non so quale sia il motivo, ma ne sono capitate parecchie anche a me di traduzioni orribili.
BABETTE BROWN Faccio il nome di due autrici: OMISSIS. I loro romanzi sembrano tradotti con Google.
FRANCESCA BONTEMPI Sono d’accordo con te Babette.
BABETTE BROWN Tutti gli amici in grado di leggere correntemente in inglese si sono rivolti agli originali, disdegnando l’edizione italiana.
LEM MAC LEM Sì, ho anch’io fortissima la sensazione che vadano al risparmio, ma c’è anche di peggio. Ho recentemente scoperto che in fase di traduzione tagliano senza farsi problemi interi paragrafi dai romanzi, un po’ qua e un po’ là, per condensarli e risparmiare anche sulla stampa. Ho sempre preferito leggere in italiano, ma temo di non poter resistere ancora molto a lungo. Ci sono traduzioni che sembrano inventate di sana pianta!
FRANCESCA BONTEMPI E le case editrici non si rendono nemmeno conto che con queste pessime traduzioni, la gente preferisce non acquistare i libri… Se sapessi abbastanza l’inglese, lo farei anche io…
CLAUDIA MILANI Spezzo una lancia a favore dei traduttori principianti: per diventare professionisti si deve lavorare, non lo si nasce in questo settore, così come in nessun altro. Poi è vero che le case editrici dovrebbero avere un sistema di controllo tale da evitare che escano cose illeggibili, quindi non sono esenti dal biasimo. Però dare tutta la colpa ai traduttori non mi sembra giusto, a meno che non si voglia far lavorare solo la casta. Sembra un po’ uno di quegli annunci che si vedono ogni tanto nelle vetrine e che tanto ci indignano: cercasi apprendista con esperienza.
LEM MAC LEM Giusto, ma se un traduttore è un principiante non gli si affida la traduzione di opere letterarie, per le quali serve una conoscenza della lingua più che perfetta, come non si fa fare un intervento delicatissimo di neurochirurgia a un medico appena laureato. E poi non credo neanche che sia un problema di traduzione, ma proprio di voler lavorare bene: la questione del cervo che è diventato un unicorno nella saga di Martin, solo perché il traduttore aveva pensato che l’unicorno facesse più “fantasy” (distruggendo completamente il simbolismo voluto dall’autore), è passata alla storia.
CLAUDIA MILANI Scusa Lem Mac Lem, senza voler essere polemica, ma il paragone tra traduttore e neurochirurgo è assolutamente fuori luogo. Siamo tutte lettrici accanite e ci piace leggere libri scritti bene, ma una brutta traduzione al massimo può farti rimpiangere i soldi spesi (guadagnati con il sudore della fronte ecc. ecc., su questo non ci piove), non mette in pericolo la vita di nessuno.
LEM MAC LEM Okay, diciamo che non si fa mettere un web designer che ha appena finito il corso a progettare il sito della Coca Cola? Meglio?
BABETTE BROWN Claudia, nessuna intenzione di buttare la croce addosso ai traduttori principianti, ma al lettore non piace sprecare i propri soldi per un libro tradotto male. Che costa quanto un libro tradotto bene. Senza ricorrere alla neurochirurgia, parlo semplicemente di rispetto per il lettore. I soldi sono buoni, debbono esserlo anche i libri.
CLAUDIA MILANI Su questo Babette siamo perfettamente d’accordo, così come siamo d’accordo sul fatto che le case editrici hanno le loro (enormi) responsabilità. Quello che contesto è il discorso che l’errore di base stia nell’affidare le traduzioni a principianti anziché professionisti. Se affidi la traduzione a un principiante e lo paghi meno, però gli affianchi un editor capace. Il libro uscirà comunque decente, il traduttore impara e la prossima volta lavorerà meglio. Quello che invece fanno le case editrici, secondo me, è cercare il risparmio in tutte le fasi, coi risultati che tutti sappiamo.
SUSAN MORETTO Vorrei dire la mia da “traduttrice amatoriale” (nel senso che non lavoro per nessuna casa editrice come traduttrice, ma ho dato una mano ad alcune ragazze per traduzioni amatoriali senza scopo di lucro di testi non ancora pubblicati in Italia).
1-le traduzioni che io trovo pessime (una su tutte OMISSIS) lo sono non perchè “sembrano fatte con Google traduttore” ma perché SONO DAVVERO FATTE CON GOOGLE TRADUTTORE! E si scoprono subito perché, quando ci sono modi di dire, traducono parola per parola, come fa appunto Google traduttore, e non il senso generale della frase. Ora, questo lavoro non credo lo farebbe un traduttore, neppure uno inesperto e alle prime armi. perché un traduttore ha comunque una laurea in lingue e, per quanto sia inesperto, non commette errori così banali. Solo chi è completamente digiuno della lingua (sia quella inglese, sia quella italiana!) può affrontare una traduzione lavorando parola per parola, invece che con il senso generale.
2-Si può affidare una traduzione a un principiante, purché la sua traduzione venga poi controllata da un editor o da un traduttore più esperto. il problema è che chi controlla va pagato, ORRORE! Meglio risparmiare, giusto???
3-L’eliminazione di alcuni paragrafi non credo che sia un’idea del traduttore che pensa “mi risparmio un po’ di lavoro”. Credo che sia farina del sacco dell’editore, che risparmia sulla stampa. Almeno questa è una mia idea, dovuta al fatto che se non sbaglio il traduttore viene pagato a cartella, e si tirerebbe la zappa sui piedi da solo a tagliare parti.
4-Parliamo di termini “tecnici” di ogni singolo genere: quante si sono trovate davanti a traduzioni di erotici che facevano sbellicare, invece di arrapare? Mi raccontava Maria (che mi piacerebbe raccontasse la sua in quanto “esperta del settore”) che ci sono dei corsi da seguire per le traduzioni di generi particolari. Non ne so molto, ma credo che già un romance storico abbia bisogno di una preparazione diversa rispetto a un romance contemporaneo.
BABETTE BROWN Senza arrivare ai peli delle ascelle definiti “capelli”, ahahah, ricordo le deliziose traduzioni delle sorelle Zazo (Georgette Heyer ne usciva alla grande, perché le ragazze erano specializzate in rosa storici e, quindi, il loro linguaggio era perfetto). Ho letto storici ambientati nel Sette/Ottocento in cui la gente si dà del TU a tutto spiano, tanto per fare un esempio, e mi sono arrabbiata.
EMANUELA PIASENTINI Se posso fare un’osservazione, credo che per un traduttore agli inizi sia quasi più facile tradurre un classico che un contemporaneo. Noto spesso che si fa fatica a cogliere il significato delle espressioni idiomatiche e i riferimenti di cultura popolare. Il linguaggio è in continua evoluzione e se non si sono letti tanti libri contemporanei e di un genere specifico, si rischiano cantonate (come il famoso “going commando” di cui mi lamentavo nel mio stato qualche sera fa). Nessuno è esente da sviste, purtroppo, perché chi fa, sbaglia. A volte leggendo un libro a distanza di mesi, a mente fredda, mi accorgo di errori o imprecisioni. Purtroppo quando ci assegnano un libro di cui controllare la traduzione, abbiamo una settimana di tempo (durante la quale andrebbe pure riletta).
SUSAN MORETTO Emanuela hanno sbagliato COMMANDO??? Dove, come e soprattutto cosa hanno tradotto??? Scusa la mia agitazione, ma è uno scherzo delle ragazze del gruppo OMISSIS.
EMANUELA PIASENTINI Un paio li ho beccati prima che uscissero, ma uno è là fuori a far danni
MARIA ANTONIETTA PARRA Visto che sono stata “nominata”, dico la mia sulla questione… Per prima cosa sono a -1 esame dalla laurea in traduzione, non sono un’esperta ovviamente, ma facendo dei corsi specifici come traduttore editoriale e sulla traduzione dei romanzi rosa ho imparato molto. La prima cosa che insegnano all’università è la tecnica di traduzione. Il traduttore deve analizzare ogni volta il testo che ha davanti, deve materialmente chiedersi: in che tempo è stato scritto, a chi è rivolto, che tipo di linguaggio viene usato… Questo è necessario per fare una traduzione quantomeno decente… cosa che ovviamente non fanno nella maggior parte dei casi, perché (è sempre il mio parere)
1. non sono traduttori veri e propri e sono sottopagati (motivo per cui i traduttori non sono dei professionisti)
2. perché l’editore forse pensa che il genere (o il lettore che compra quel genere) non sia così importante da fargli spendere più del necessario. Per quanto riguarda i romanzi rosa, OMISSIS, l’editore chiede al traduttore un certo numero di pagine, quindi è stabilito a priori che bisogna tagliare delle parti. Le parti da tagliare le “sceglie” il traduttore che ne parla con il proprio editor.
3. Essendo quella del traduttore una categoria non protetta (solo negli ultimi anni hanno creato un sindacato e stanno cercando di avere delle leggi che tutelino i diritti dei traduttori), gli editori vanno da quello che si “accontenta”, cioè da uno senza esperienza e che non capisce nemmeno l’italiano (ma questa è sempre una mia opinione personale).
Per il linguaggio, hai ragione Babette, ma in questo caso non ci vuole un genio della traduzione per capire quando dare del “lei” e quando dare del “tu”… ma è lo stesso discorso che vale per il “padrino divino” fatto dire ad Acheron nel libro di Valerius. Il fatto è che “in teoria” prima di andare in stampa il testo “dovrebbe” essere riletto da un revisore, perché spesso un traduttore non si accorge dei propri errori..
BABETTE BROWN Vi ringrazio tutte per questi commenti. Li ho trovati utilissimi e credo proprio che li riporterò sul blog, se siete d’accordo (magari tagliando le parti polemiche? Ahahah). Emanuela, tu vivi con l’acqua alla gola, lo sappiamo. Una settimana di tempo è un termine troppo breve. Gli errori scappano, in buona fede. E’ quando diventano “sistema”, se mi si passa la parola, che i lettori si arrabbiano.
MARIA ANTONIETTA PARRA Emanuela, un classico non è sicuramente una traduzione adatta a uno alle prime armi, e posso confermarlo per esperienza personale avendo tradotto un romanzo del 1907 che, a parte lo stile arcaico, conteneva una terminologia nautica che non avevo mai sentito in italiano. Soprattutto, non si può usare un linguaggio “moderno” per un classico. Immagina “Orgoglio e Pregiudizio” tradotto con un linguaggio contemporaneo… sarebbe da brivido e non in modo positivo.
EMANUELA PIASENTINI Maria Antonietta, concordo, ma il target della formazione è spesso alto e vengono forniti tutti gli strumenti per affrontare certi testi. Vedo persone sulla carta molto preparate che producono buoni testi finché è tutto piuttosto “normale”, ma non riescono a beccare una frase in slang che sia una, con risultati surreali (per esempio nell’usare in maniera sconsiderata l’Urban Dictionary). Forse è l’approccio mentale, per cui uno sa che quando ha davanti un classico lo tratta con reverenza, mentre un romance viene trattato con più rilassatezza, con il risultato che vengono travisate le situazioni più comuni. Non intendevo certo che bisogna tradurre un classico come un contemporaneo, non mi permetterei, ma che ci sono insidie nel contemporaneo che riesci a risolvere se hai una frequentazione continua con generi, forum, persone, pubblicità, vivendo un po’ quella che è la lingua di partenza, perché nel contemporaneo questa appunto cambia ogni giorno.
SUSAN MORETTO Credo che dipenda anche da quanto “storico” è un romanzo storico: si parla di 50 anni fa o 150? Fa un’enorme differenza.
EMANUELA PIASENTINI Per non dire poi delle delizie dell’inglese britannico, americano o australiano. Non si capiscono tra di loro!
MARIA ANTONIETTA PARRA Sai, Emanuela, qual è la prima cosa che hanno detto a noi i miei professori (traduttori e interpreti di professione) alla prima lezione? Che prima di conoscere una lingua straniera bisogna conoscere l’italiano… e con il senno di poi non posso che dar loro ragione… perché a quanto pare il problema di fondo è la mancanza di conoscenza della propria lingua madre… dei modi di dire… non tutto può essere tradotto o adattato… fare una buona traduzione è un lavoro lungo e faticoso, perché è un lavoro di ricerca… si deve conoscere un italiano standard, che vada bene per tutti da nord a sud senza cadere nel regionalismo… il lavoro del traduttore (quello vero) non è un lavoro facile… Ti dico solo che un singolo termine nautico mi ha fatta impazzire, perché non riuscivo a trovarlo in italiano. Non capivo a cosa corrispondesse. Poi ho trovato un forum italiano di modellisti navali e ho avuto un aiuto prezioso sulla terminologia. Non volevo fare una figuraccia con chi leggeva quello che avevo tradotto; si vede che alla maggior parte dei “traduttori” moderni invece non interessa.
TERESA SICILIANO (MATESI) Questo dibattito è interessantissimo. Essendo una professoressa di italiano, sia pure in pensione, capirete quanto spesso mi senta male leggendo le traduzioni dei rosa. E segnalo sempre nelle mie recensioni gli errori più eclatanti.
Mi chiedo cosa possiamo fare noi lettrici per aiutare i traduttori a ottenere buone condizioni di lavoro.
BABETTE BROWN Me lo chiedo anch’io. Nelle recensioni, segnalo una buona traduzione. Con la speranza che la casa editrice continui ad utilizzare quella persona. Altro da fare? Non mi viene in mente nulla.
SUSAN MORETTO Magari, quando si trova un romanzo particolarmente maltrattato, si potrebbe fare una lista di errori e inoltrarla sulla pagina Facebook e Twitter della casa editrice, specificando il nome del traduttore. Mi rendo conto però che è proprio una bastardata, quindi la trovo eccessiva per romanzi di mille pagine con tre errori.
BABETTE BROWN Concordo, Susan. Potremmo farlo per una sequela di errori fastidiosi, non certo per un numero limitato di essi.
SUSAN MORETTO Esatto, Babette. Magari “aggregandoci” come blogger e lettrici, o pagine ufficiali e quant’altro. Insomma, non come singole persone, ma come gruppo.
EMANUELA PIASENTINI La traduzione è un processo che coinvolge, parlo per noi, almeno tre (o quattro) persone, quindi non si può dare la responsabilità solo al traduttore. Se c’è un errore e in fase di revisione non me ne accorgo, è anche una mia responsabilità. Recentemente abbiamo avuto una segnalazione su un libro un po’ vecchio, attraverso la segnalazione qualità di Amazon, di un errore ricorrente e altri due o tre refusi su un libro. L’abbiamo rivisto e con il tempo che ci vuole verrà riformattato e ricaricato sulle piattaforme di vendita. In un altro caso, dove erano stati segnalati una ripetizione e un refuso, abbiamo preferito non modificarlo perché il ricaricare e riformattare è costoso. Valutiamo caso per caso e se possiamo, rimediamo. La caccia pubblica alle streghe sinceramente mi infastidisce un po’, crea solo malintesi e frustrazioni e non ci aiuta certo a lavorare più serenamente.
BABETTE BROWN Emanuela, qui stiamo parlando soprattutto di libri particolarmente maltrattati, come li ha definiti Susan. Due o tre refusi non riguardano la traduzione, ma l’editing.
EMANUELA PIASENTINI Il mio era un esempio di come far sapere alla casa editrice in via ufficiale senza fare nomi e cognomi.
SUSAN MORETTO Però, Emanuela, voi siete intervenuti. Ok, lo ammetto, io in realtà sto parlando solo di OMISSIS: nell’ultimo romanzo OMISSIS, sono arrivata a 30 errori prima di fermarmi, ed ero a metà romanzo. Errori non di battitura, ovviamente, ma veri e propri errori di traduzione. In più di un’occasione è stato fatto presente alla casa editrice che le traduzioni di quella saga avevano problemi (e guarda caso solo quelli tradotti da una certa persona) e non solo non sono stati sistemati gli errori, ma non c’è neppure stata una risposta dalla casa editrice. OMISSIS. Se le case editrici almeno dessero una risposta ai lettori, o si preoccupassero dei lettori come mi pare facciate voi… Non solo ci sono gli errori, che già sono gravi, ma c’è pure il menefreghismo. Emanuela, è per questo che io sono esasperata dalle traduzioni pessime. Ecco, Emanuela, potresti darci un’idea di come si potrebbe intervenire, senza far partire una caccia alle streghe, ma comunque facendo sentire la nostra voce.
BABETTE BROWN Ne ho parlato con OMISSIS, al Salone di Torino. Mi ha detto che, a suo avviso, la situazione stava migliorando. Ho espresso la mia perplessità in merito all’affermazione. Poi, mi hanno offerto di fare editing. Gratis.
MARIA ANTONIETTA PARRA come dice Emanuela Piasentini, il traduttore, anche se è quello che fa il lavoro principale e quello che ci mette nome e reputazione, è solo la prima fase della pubblicazione di un libro… io non do la colpa solo al traduttore, ma soprattutto all’editore che non controlla il lavoro prima di mandarlo in stampa.
EMANUELA PIASENTINI Non so se è l’approccio della casa editrice che è americana, ma le segnalazione fatte tramite il servizio di qualità del kindle arrivano all’amministratore delegato della DSP (come se le lamentele su Amazon arrivassero direttamente a Bezos, o su Fiat a Marchionne) e lei le gira alla responsabile della divisione che le gira a me per fare le verifiche e decidere se intervenire. Con la prima versione di Cut&Run, che è stata ritirata e ritradotta, il servizio clienti aveva ricevuto l’email di lamentela e da lì sono partite le verifiche (che vengono sempre riportate a chi autorizza i pagamenti dei compensi). Monitoriamo costantemente tutte le recensioni (di cui mi viene chiesto di rendere conto), quindi se compaiono critiche alla traduzione vengono verificate. Prendo seriamente tutti i commenti che vedo su blog o gruppi. Se ne viene parlato solo privatamente, la cosa non ci aiuta di certo. Sbagliamo perché sarebbe bello potersi permettere un round in più di correzioni indipendenti, che con i nostri volumi di vendita non ci sta, ma non esiste che una lamentela costante su punti fondamentali della traduzione venga ignorata. Non so se Amazon, in caso di continue lamentele sulla qualità, possa decidere di ritirare il prodotto autonomamente (per questo quando arriva qualcosa da loro, devo mollare tutto per rispondere). Se qualcuno non ascolta, non c’è niente da fare, nemmeno se mettete gli annunci sul giornale.
OMISSIS (si scherza, fra Susan Moretto e Babette Brown).
TERESA SICILIANO (MATESI) Tempo fa in due avevamo criticato errori e refusi innumerevoli nel OMISSIS: in particolare avevamo segnalato l’uso del termine giacobino al posto di giacobita. Sapete se nella nuova edizione il termine è stato corretto?
BABETTE BROWN Teresa, non lo so, ho la vecchia edizione.
MISSING MONICA ALTOBELLI SUN La storia delle pessime traduzioni italiane dei romance e urban fantasy che, nonostante facciano incassare parecchi soldoni alla case editrici, vengono sempre e comunque considerati di serie B, va avanti da tantissimi anni… Parecchi anni fa sul sito OMISSIS, le admin inserivano l’una accanto all’altra le loro traduzioni amatoriali di OMISSIS e la traduzione ufficiale dei libri pubblicati… Un vero scempio, pagine e pagine tagliate, scene “edulcorate”, interi capitoli mancanti o completamente riscritti. Poi, arrivarono le stupidate a gogo nei libri OMISSIS. Oserei dire la saga degli orrori!!! Io ormai leggo le mie saghe preferite solo in lingua originale. Mi spiace ma io mi sento una lettrice di serie A e merito di meglio!!!
BABETTE BROWN Purtroppo, Monica, non tutti (pochi) hanno la tua padronanza dell’anglo-americano e si debbono accontentare di quello che passa il convento. Salvo, poi, disamorarsi di quelle saghe che, invece, potrebbero (dovrebbero) essere amate.Per questioni legali, sono stata costretta agli OMISSIS.

 

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E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

4 Commenti

  1. 16 settembre 2015 at 9:46 — Rispondi

    Ciao! Un articolo molto bello e interessante. Io ho un’amica traduttrice professionista, lei traduce da inglese a italiano, non lavora nell’editoria ma nel campo dei videogame e anche lei mi conferma che il problema è lo stesso.
    Alcuni le chiedono un preventivo, quando lei dice la cifra scappano a gambe levate e affidano il lavoro a persone che chiedono, in confronto, una cifra esigua.
    Oppure le fanno delle proposte economiche ridicole che lei rifiuta.
    Io avevo pensato di far tradurre il mio libro dall’italiano all’inglese, in quel caso cercherei un madrelingua inglese che parla italiano, ma ho preferito lasciare stare poiché, se le CE fanno certi disastri non oso immaginare in cosa e chi potrei incappare io.
    Oltretutto l’inglese lo so, ma non così bene da rendermi conto se il mio libro è tradotto alla perfezione o se presenta errori grammaticali, per cui il rischio di fare una figura pietosa internazionale esiste e preferisco evitare.

    • Babette Brown
      16 settembre 2015 at 10:27 — Rispondi

      Il lavoro ben fatto costa. Conosco autrici che -forti di una laurea in lingue straniere- traducono da sole il proprio romanzo. Dopo, però, lo affidano a una beta reader madrelingua, per “aggiustare il tiro”.

  2. Gea
    16 ottobre 2015 at 11:22 — Rispondi

    Babette,mi collego al tuo commento “Gli errori scappano, in buona fede. E’ quando diventano “sistema”, se mi si passa la parola, che i lettori si arrabbiano.” Hai fatto l’esempio delle traduzioni della Heyer <3 che lasciamelo dire sono sublime,una vera arte! Io sinceramente mi chiedo dove sono finite le brave traduttrici,e non mi riferisco ai semplici errori di traduzione,ma anche di sintassi.Un'altra cosa che io proprio non riesco a capire essendo un'esperienza abbastanza recente,ma si rendono conto che tradurre storico (medievale o georgiano),contemporaneo o erotico è una cosa diversa? E' strano che tutti questi errori e traduzioni scadenti sono venute fuori,guarda caso, con un genere "nuovo" ,(la pubblicazione delle sfumature).Mai,e dico mai mi era successo prima di leggere certe castronerie leggendo io solo vintage o comunque pubblicazioni prima del duemila.

  3. Elisa
    24 gennaio 2016 at 9:02 — Rispondi

    Da circa un anno ho iniziato a comprare i romanzi inglesi o americani in lingua originale sia per migliorare il mio studio di questa lingua, sia perché la maggior parte delle attuali traduzioni italiane mi fanno venire il nervoso. Non sapendo parlare la lingua tedesca ho dovuto comprare l’edizione italiana della trilogia ”Silver” di Kerstin Gier…che dire…non posso, per ovvi motivi, recensire la traduzione, posso dire che i primi due libri li ho letti con piacere mentre nel terzo ed ultimo della serie è stata aggiunta una seconda traduttrice ed il disgusto mi sta rovinando la lettura del libro, i congiuntivi sono sbagliati, il verbo essere non esiste più, sostituito dal verbo stare, il condizionale è sbagliato, mi sto domandando seriamente se le traduzioni siano giuste o inventate di sana pianta.
    Prima di leggere questo articolo mi sono chiesta se la traduzione sia così pessima perché la nuova traduttrice viene pagata poco, ma questa non è una scusante. Io non ho una laurea in lingue, ho studiato l’inglese da autodidatta eppure potrei lavorare come traduttrice, e non ci sono scuse per il pessimo italiano, io lo sapevo scrivere correttamente già alla fine della terza media, se una persona può lavorare come traduttrice significa che ha almeno un diploma….

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