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The Wolfpack: recensione di Vittoria Corella

RECENSIONE FILM D’AUTORE per RASSEGNA “Ciclo d’Autore” Multisala di Riccione

“The Wolfpack”
2015
Film di Crystal Moselle
Genere: Documentario (90 minuti), vincitore nella categoria documentari al SUNDANCE FILM FESTIVAL e trionfatore anche al FESTIVAL DI TORONTO.

Quando Crystal li incontra per le strade di New York non può non mettersi a seguirli: sono sette ragazzi, sei maschi e una femmina, tutti identici, esili, lunghissimi capelli neri lisci come quelli di certe bambole cinesi, tratti del viso andini, vestiti come le Iene di Tarantino. Si aggirano per le strade timorosi ma curiosi, impacciati e ardimentosi. Un branco di giovani lupi. Non passano inosservati. Sono i fratelli Angulo e sono appena fuggiti da quattordici anni di segregazione in casa da parte del padre. Nella loro breve vita sono usciti di casa si è no una decina di volte, un giro dell’isolato, del palazzo, monitorati dal padre. La madre gli ha fatto anche da insegnante, non vanno a scuola, non hanno amici, hanno solo loro stessi.
E i film.
L’unico contatto col malvagio mondo di fuori, come lo dipinge il padre padrone, sono i film. VHS prima, poi DVD. I Classici. I cult. Casablanca, Psyco, Non aprite quella porta, Pulp Fiction. Le Iene.
La loro vita di eterni prigionieri è fatta delle storie dei film. I sette fratelli Angulo ricreano in casa Batman di Nolan o  i film di Tarantino, intagliando cartone, plastica e procurandosi materiali con cui riprodurre scene e attrezzature. Hanno una loro piccola telecamera e riprendono le scene, ricostruite con povertà di mezzi e ricchezza di intenti. Ecco Batman, ecco il Joker, ecco Mr White e Mr Pink, Vincent Vega, Mr Wolf che risolve problemi.

The Wolfpack narra la vita vera di sette ragazzi che hanno conosciuto il mondo solo attraverso i film. Crystal Moselle conquista la loro fiducia di bestioline schive come farebbe una documentarista nella savana, s’infila nel loro habitat e li studia, mentre il più grande, che ha ormai 18 anni, racconta della sua prima evasione per le strade della Grande Mela travestito da Mike Myers di “Non aprite quella porta”. Inutile dirlo, lo hanno arrestato, portato a casa, hanno chiamato i servizi sociali. Ora il branco vede un terapeuta. Ora raccontano di un padre troppo spaventato dal Mondo, che non vuole vedere intaccata la purezza dei suoi sette meravigliosi figli dallo schifo delle strade di New York. Ma si può vivere per 14 anni interi chiusi in casa guardando solo film?
NO.
Il primo è fuggito, è uscito in strada, ora tocca agli altri e, oh, cavolo, il mondo è come nei film! Guarda la baia di New York, l’Empire State Building! È come in un film. La realtà è bella e grande, perché è un film il termine di paragone.

Un film documentario che lascerà un impatto molto forte in chi lo vede. La famiglia Angulo non è sbagliata (i figli sono stati cresciuti, istruiti, protetti, amati e curati) e non è giusta (i fratelli sono reclusi non per loro volontà, trasformati in eterni outsiders).
Splendido documentario di difficile reperibilità, ma voi cercatelo sul web: The Wolfpack di Crystal Moselle.

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