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Sotto il cielo di Monterrey

Titolo: Sotto il cielo di Monterrey.
Autrice: Ornella Albanese.
Genere: Romance contemporaneo.
Editore: “Vivi le mie storie” (self publishing).
Prezzo: euro 1,99 (eBook).

La valutazione di Amneris Di Cesare: quattro stelline.

Honey Rabal, avvocato di successo a San Francisco, non si concede tregua fin quando non riesce a raggiungere i suoi obiettivi. Mille cose la uniscono a Dylan Benson, il suo ambizioso compagno, ma la loro vita prende una piega inaspettata. La malattia del padre, che lei odia, costringe Honey a tornare a Monterrey e a riaprire un capitolo della sua vita che credeva chiuso. E proprio a Las Hojas, nella casa della sua infanzia, sotto il cielo di smalto blu di Monterrey, scoprirà il valore delle radici e la forza di un amore imperioso e travolgente.

Honey è un avvocatessa di successo, senza scrupoli né tentennamenti, ormai lanciata nell’Olimpo del Foro di San Francisco, dopo aver vinto un’importante causa contro un potente magnate ed essersi fatta notare come donna di grande ambizione e senza sentimenti. Sta con Dylan, un uomo arrivista che mira a diventare il suo “padrone”, convinto di poterla ingabbiare mettendole una vera al dito. Ma Honey ha un passato segreto: la madre, separatasi dall’amato marito quando lei era poco più che bambina, l’ha strappata a un genitore che nel tempo ha imparato a odiare; quando viene avvertita che l’uomo è  malato e sta per morire, seppur  riluttante corre al suo capezzale. E lì, nella Hacienda di Monterey, dove da bambina era stata felice, ritrova un passato che credeva ormai sepolto da tempo.

Romanzo “rosa” puro, questo di Ornella Albanese, senza sbavature e con una scrittura diretta e tranquilla propria di chi la penna la sa maneggiare e sa dare al proprio testo esattamente il necessario per confezionare una trama che piaccia  a un certo tipo di lettore: coppia romantica canonica, storia d’amore protagonista, lieto fine. Con Sotto il cielo di Monterrey, il romance è servito.

Honey la protagonista sembra anche discostarsi dall’ultima moda  letteraria – che  vuole le eroine tutte goffe e impacciate, diamanti grezzi e vergini fanciulle che solo il “vero uomo” saprà scoprire, sedurre e far brillare – perché è, invece,  una donna incapace di sentimenti, ambiziosa, un cuore misto tra il duro acciaio e il ghiaccio, insofferente alle tenerezze e alle smancerie. Si comporta come un uomo;  infatti, dopo una dura giornata di lavoro – portato a termine più che brillantemente – liquida il fidanzato adorante con un “sono stanca, ci vediamo domani” e lo lascia sulla porta a lambiccarsi, salvo poi riprenderselo il giorno dopo per una galoppata tra le lenzuola svelta, e lasciarlo nuovamente sudato e confuso a chiedersi se non sia stato usato come cavallo da monta. Ecco, queste son cose che ti fanno ben sperare, pensare che il “rosa” non è poi tutto ‘sto fiorire di cliché, che c’è del nuovo, che si è in grado di pensare anche diversamente dai canoni letterari imposti.

Poi però proseguendo nella lettura, Honey cuore-di-ghiaccio, complice una torta al limone e una rimpatriata nella fattoria paterna si scioglie come neve al sole, quello di Monterrey, appunto. Basta prima un abbraccio della vecchia buona tata Asunciòn, e poi subito dopo, un bacio del bel tenebroso Cliff, (a cui, a onor del vero, sulle prime risponde con uno sdegnoso schiaffo), a farle smontare come un soufflé l’odio intenso e forsennato che prova per il padre che per quindici anni non ha visto e non ha avuto nella sua vita e ovviamente una festa paesana a farle scoprire “il vero amore”.  Qualche avvisaglia di un possibile plot conflittuale ci sarebbe stato pure: Sonia, l’amica d’infanzia da sempre innamorata di Cliff, Dylan il fidanzato arrivista che arriva a la hacienda sul più bello a interrompere l’idillio tra i due neo-innamorati; per un attimo mi sarei aspettata di sentire in sottofondo la sigla di Dynasty o anche solo quella di Ciranda de pedra, a dare un po’ di verve novelo-romantica alla storia, a mettere un pizzico di pepe e di conflitto a una trama che invece si dipana e risolve ogni problema con una calma quasi serafica.

Portato avanti con sapiente capacità narrativa, si avanza nella lettura senza troppa suspense e sicuramente senza angoscia o trepidazione: si capisce già in partenza che Honey-la-dura diventerà un agnellino di fronte alla forza e all’orgoglio di Cliff, che il fidanzato-opportunista metterà loro i bastoni fra le ruote (ma si limita a sbattere forte la portiera dell’auto e andarsene infuriato una volta che viene scaricato), che però l’amore vincerà su tutto perché così vuole il lettore di questo tipo di genere letterario. Quello che manca in questo romanzo è la passione, la capacità di intrigare, acchiappare il lettore fino alla fine, la trepidazione e il dubbio che attanaglia il cuore di lettore e che lo fa sperare e macinare pagine su pagine. Probabilmente un problema personale della sottoscritta, quello di mal sopportare le bionde bellissime dai corpi slanciatissimi e dalla carriera folgorante, brave in tutto, dal mettere metaforicamente al tappeto un magnate in tribunale con un’arringa ferale al galoppare su un cavallo indomito nella pampa sconfinata del Messico, dal catturare il cuore di un arrivista al cedere a quello del tenebroso dal cuore d’oro e desiderato da tutte. Ma anche l’incapacità di appassionarsi a trame troppo lineari che scivolano serene su binari di sicuro ben pianificati, su testi ben costruiti e ben impostati ma che poco trasmettono in quanto a emozioni.

Valutazione: quattro per qualità di testo anche se mezzo punto lo avrei trattenuto per questioni di “fremiti negati”.

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Dopo aver pubblicato quattordici romance storici per I Romanzi Mondadori, due thriller storici per Fanucci Leggereditore, e un contemporaneo brillante (Sotto la stessa luna), Ornella Albanese ha deciso di procedere personalmente, nella collana Vivi le mie storie, alla seconda edizione dei suoi romanzi contemporanei, editi anni fa dalla casa editrice Le Onde.

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Amneris Di Cesare

2 Commenti

  1. 5 luglio 2016 at 7:53 — Rispondi

    Wow, Amneris che onore! E proprio il giorno del mio complex 🙂 Bene, sono d’accordo con quanto scrivi sul mio romanzo breve, ma la riflessione che mi piace di più è che la mia prot “si discosta dall’ultima moda letteraria”… Considera che Monterrey è stato pubblicato una ventina di anni fa (quando ero quasi una bambina dal punto di vista narrativo ) e da allora ho sempre cercato di superare i cliché di cui parli. Mi piace moltissimo superare cliché anche nell’ambito del rosa puro (ai tempi la collana per cui pubblicavo era proprio “rosa”). Grazie di cuore e un abbraccio.

  2. Annamaria Carbone
    6 luglio 2016 at 16:35 — Rispondi

    Ecco, queste son cose che ti fanno ben sperare, pensare che il “rosa” non è poi tutto ‘sto fiorire di cliché

    Mah, a leggerne qui si direbbe proprio il contrario: una donna che, essendo professionalmente abile e realizzata, è per ciò stesso descritta come una vera stronza; e che riacquista parvenza d’umanita solo dopo il bacio di un principe azzurro. Cito testualmente dalla tua rece: «Basta (…) un bacio del bel tenebroso Cliff (…) a farle smontare come un soufflé l’odio intenso e forsennato che prova per il padre che per quindici anni non ha visto».

    Cioè, un odio “intenso e forsennato” che le ha occupato quindici anni di vita, viene nullificato dal bacio di un bellimbusto…? Accidenti, che tempra di donna 😀

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